L’ Utopia del Sé


Il concetto di "Io" e quello di "Sé" nel percorso travagliato della psicologia e della psicoanalisi

Photo © Luigi Angelica

Nella storia del pensiero il concetto di utopia è un tema ricorrente. Dalla poesia alla storia passando per la religione e la sociologia, la politica e la psicologia. Presente nell’antichità classica, dimenticato nel Medioevo, ritorna nel Rinascimento per manifestarsi ancora una volta, anche se timidamente, in epoca moderna. Il significato veicolato dal termine utopia è quello di assenza. In psicologia, il percorso verso il Sé, come punto di arrivo nel processo di individuazione ha delle assonanze con il mito di Sisifo. Condannato da Zeus a spingere fin sulla cima di un monte un macigno che rotola giù per essere nuovamente spinto in alto. Così all’infinito. Sisifo, intelligente e scaltro è cosciente della punizione di un operare affannoso praticamente senza risultati. L’emblema di un obiettivo mancato, di una meta non raggiunta. Il regno dell’assenza dove governa utopia. È il non luogo. La dimensione concettuale tra il sogno e la realtà.

Paradossalmente è proprio la tensione verso un quid a dare senso all’esistenza. Il concetto di Io e quello di Sé nel percorso non lungo, ma travagliato della psicologia e della psicoanalisi considerate nei loro aspetti teorici e clinici sono declinati in modi diversi. Se per Freud l’Io è la sede dei processi psichici di mediazione tra l'Es e la realtà è soprattutto nella seconda metà del XX secolo che si fa largo, con Jakobson e Kohut, Stern, Winnicott e Wolf l’approccio psicodinamico che indica lo sviluppo della personalità coincidere con lo sviluppo di un sé organizzato come base dell’autonomia della persona. L’organizzazione dell’Io e la formazione del Sé si possono definire come un processo architettonico dove la strutturazione si attua in un rapporto dinamico tra elementi diversi. Si svolge tra luoghi, persone, accadimenti, lungo il tempo della vita e vede l’individuo in cammino per costruire se stesso. È l’Utopia del Sé. La meta verso cui muovere. L’organizzazione del Sé è un processo multifattoriale dove entrano in gioco genetica ed epigenetica, ambiente fisico, sociale, economico e culturale.

Ma un fattore su tutti la fa da padrone. La relazione. Il rapporto con gli altri. In particolare quello con la figura di riferimento primaria, nell’infanzia. Se nella prima infanzia non è ottimale la relazione del bambino con la figura di riferimento, per deficit o per eccesso di esposizione, comunque per risposte non sintoniche con i bisogni del bambino, si verifica un arresto nella formazione di un narcisismo sano. Il bambino non sviluppa un senso di sicurezza di sé ma solamente frammenti di sicurezza ed il Sé si fissa in una posizione difensiva di tipo narcisistico caratterizzata dal fallimento della mediazione tra le istanze istintuali e la realtà oggettiva. Una sicurezza caleidoscopica dove i colori dell’umore sono ora tenui, ora vivaci, ora monotoni. Virano dal giallo delle ocre ai toni perlacei, dal viola al nero. Fluttuanti, instabili.