MEMPHIS - Plastic Field, in mostra il colorato e irriverente design degli anni '80


La Fondazione Berengo di Venezia ospita fino al 25 novembre, a Palazzo Franchetti, “MEMPHIS - Plastic Field”, l'esposizione delle opere di design del Collettivo Memphis, organizzata in occasione della 16a Biennale Architettura

Photo © Francesco Allegretto | Courtesy Fondazione Berengo

Proprio come negli anni ’80, quando i progettisti del Collettivo Memphis sfidarono la moda minimalista dell’epoca con un design iconoclasta e variopinto di marcata ispirazione pop art, questa volta il mobilio e l’oggettistica del movimento si staglia in contrasto al fondale storico di Palazzo Franchetti. Cornice della mostra, un sottobosco di piante nere ideato per spegnere ogni tonalità circostante e incanalare l’attenzione dei visitatori sull’audace gamma di colori e forme che permise a Ettore Sottsass e agli altri co-fondatori di marcare un’impronta indelebile nel panorama del design mondiale del tempo, tra cui ricordiamo Martine Bedin, Thomas Bley, Andrea Branzi, Aldo Cibic, Michele de Lucchi, Nathalie Du Pasquier, Michael Graves, Massimo Iosa Ghini, Shiro Kuramata, Javier Mariscal, Alessandro Mendini, Maria Sanchez, Peter Shire, George Sowden, Gerard Taylor, Matteo Thun, Masanori Umeda, Marco Zanini e Marco Zanuso Jr.

Tawaraya with designers 1981 | Photo © Studio Azzurro

L’esposizione, curata da Jean Blanchaert con Adriano Berengo, amici e collaboratori da più di quindici anni, offre al pubblico una selezione delle opere più celebri del collettivo, produzioni contemporanee delle loro forme primigenie ideate nel periodo 1981-1987. Fra i pezzi in mostra, accanto a quelli di Sottsass si possono ammirare i lavori firmati Zanini, De Lucchi, Zanuso Jr, Bley, Bedin, Mendini, Mariscal, Kuramata, Cibic, Graves, Iosa Ghini, Thun, Taylor, Umeda, Sowden, Sanchez, Shire, Branzi e Du Pasquier. L’irriverenza intrinseca di Memphis traspare anche nella struttura della mostra, il cui allestimento a cura di IB Studio (Milano) riplasma la pianta di Palazzo Franchetti attraverso lo scheletro geometrico di Carlton, iconica libreria del 1981 autografata Sottsass e incarnazione dell’anima postmodernista del suo vissuto di designer.