• Michele Manigrasso

Monumento Macchina Rete. La città di Marcel Hénaff


Per Marcel Hénaff, antropologo e filosofo francese, la storia della città è la storia della tecnica e della sua evoluzione

Roberto Polillo, Miami Financial District, 2017

Le prime città sono comparse più di dieci millenni fa, nel solco della rivoluzione agricola. Perché le società umane hanno scelto questo modo d’abitare denso, “tecnicamente complesso”, gerarchizzato, che richiede una tale mole di lavoro? E che ruolo e significato ha avuto la tecnica rispetto all’evoluzione delle città? A queste domande prova a rispondere Marcel Hénaff, antropologo e filosofo francese, che in particolare nel suo ultimo libro “La città che viene”, racconta la città come monumento, macchina e rete, ovvero come tutte le città si formino combinando architettura, tecnica e comunicazione, riconoscendo alla tecnica un ruolo fondamentale nella realizzazione della complessità e della dimensione del fenomeno, nel passaggio da rurale a urbano. L’80% della popolazione dei paesi industrializzati vive oggi nelle città. [...] Bisogna domandarsi se fenomeni come l’espansione incontrollata delle megalopoli, l’inglobamento delle campagne, la perdita di identità architettonica, la rivoluzione delle reti informatiche e di comunicazione in generale, abbiano messo in crisi il concetto di città come totalità organica, oppure se, al contrario, dobbiamo abituarci a un modello ibrido che avvolge l’intero pianeta, un mondo entrato in una fase di urbanizzazione liquida e onnicomprensiva.

[...] Punto di congiunzione e di riunione, di terra e cielo, di uomini e divinità, la città “si presenta come un riassunto dell’universo”. E non è soltanto il luogo dei monumenti: è essa stessa il monumento per eccellenza. È l’opera che racchiude tutte le opere, quella che fa proprio il progetto e ne stabilisce il percorso, perché è in essa che, alla fine, si esprime e si rispecchia l’origine (archè) con il costruito (tekton). Microcosmo, compendium mundi, quindi, in cui convergono il sacro e il profano, il culto e il potere politico, il commercio e la santità. Ma c’è un momento, appunto, in cui tutto viene messo in discussione, l’idea stessa di città come monumento cambia radicalmente. «La vecchia Parigi non c’è più. La forma di una città ahimè, cambia più rapidamente del cuore di un mortale». Così, Baudelaire (Il Cigno in I fiori del male) commentava lo sventramento di Parigi da parte di Haussmann.

La rivoluzione industriale, infatti, fece “esplodere” la città tradizionale, come si vede bene in Europa, anche se il fenomeno fu mondiale. Questa rivoluzione viene spesso presentata come una storia esterna alla stessa città, come l’insorgere di una potenza malefica incontrollabile, alzatasi da un’altra ragione della nostra civiltà, che si sarebbe abbattuta sulle nostre città devastandone per sempre l’unità organica, la cinta tranquilla dove si rifletteva il cielo, dove si riassumeva il mondo, dove si iscriveva la cifra della natura e l’ordine della ragione. Questo momento della storia, essenziale alla stessa apparizione del “fenomeno urbano”, permette di vedere la città come “macchina”, forse anche come una “megamacchina”, secondo l’espressione di Lewis Mumford, ma questo “dispositivo” gira e produce soltanto per effetto di un impianto amministrativo in grado di garantire l’organizzazione della popolazione, di assicurare i servizi e di permetterne la stabilità del funzionamento. [...]

“Tecnico”, innanzitutto perché costruire presuppone una modificazione dello stato delle cose, attraverso mezzi materiali, professionalità, manodopera abbondante: tutte cose che in termini di organizzazione e di specializzazione, sono in rottura con l’esistenza rurale. “Sociale”, perché la città, concentrando in un solo luogo le persone, non può sussistere se non attraverso la divisione e la complementarietà dei compiti e la loro organizzazione regolata. La città è il crogiolo tecnico-sociale in cui il mondo si trasforma; è il luogo in cui si moltiplicano le tecniche; è il “centro delle innovazioni”, lo spazio dell’inventiva intellettuale e tecnica. E la continua mescolanza, l’intreccio culturale che la città garantisce permanentemente è anche l’offerta del nuovo, il piacere della sorpresa, una libertà tutta diversa da quella dei villaggi dei clan. È già “la libertà dei moderni”. E poi la rete, il modello contemporaneo capillare, che sollecita una diffusione molto più ampia tendente a produrre un “arcipelago di luoghi urbani”.

[...] «Questa evoluzione verso l’indifferenziazione - scrive Hénaff - appare con evidenza dalla scomparsa delle recinzioni murarie. La città ormai non ha più confini. Strettamente parlando la città è scomparsa». La storia della città è la storia della tecnica e della sua evoluzione, il suo relazionarsi alla natura per provare a comprenderne i funzionamenti e adattarli alle necessità umane. In realtà, è la storia dell’allontanamento dal naturale comportamento delle cose, distanza che ha costruito artifici per abitare la modernità, innescando e alimentando una cultura oggi rivelatasi insostenibile: “spirito del tempo” da combattere per “risarcire il futuro”, riconfermando in maniera inedita una più cosciente e profonda sensibilità alla lettura dei fenomeni naturali e ambientali, per ritornare a dare forma allo spazio e alle relazioni “nella città che viene”. Luogo di vita partecipata, la città per Marcel Hénaff custodisce un seme di fierezza, lo stare-insieme degli uomini e delle donne, anche in un’epoca di connessioni virtuali. Natura e rapporti sociali rappresentano l’utopia possibile. «Mai un’immagine sintetica abolirà un corpo di carne». Laboratorio politico, dunque, dentro il quale si agita la scommessa della convivenza verificata nei comportamenti, nelle scelte, la possibilità di un’abitabilità, reale e simbolica, dello spazio pubblico del XXI secolo.

Estratto dall'articolo pubblicato su ArtApp 21| LA TECNICA

Chi è | Michele Manigrasso

Architetto e Assegnista di Ricerca nel Dipartimento di Architettura di Pescara. Professore a contratto nel Dipartimento di Architettura e Design di Genova. Ha fatto esperienza di ricerca in Canada, Francia e Brasile. Dal 2008 collabora con Legambiente Nazionale con studi sul consumo di suolo e cambiamenti climatici. È autore di numerosi saggi e articoli pubblicati in riviste scientifiche di settore. L'ultimo suo libro, scritto con Edoardo Zanchini, è "Vista mare. La trasformazione dei paesaggi costieri italiani", pubblicato a novembre 2017 da Edizioni Ambiente. Docente nella S.P dCA e co-fondatore di Studio [OPS!] con sede a Pescara e Teramo.

#MicheleManigrasso #MarcelHénaff #LewisMumford #CharlesBaudelaire #Fenomeniurbani

Schermata 2020-01-20 alle 17.09.20.png
Sostieni ArtApp!

Ti è piaciuto ciò che hai appena letto? Vorresti continuare a leggere i nostri contenuti? ArtApp è una rivista indipendente che sopravvive da più di dieci anni grazie a contributi liberi dei nostri scrittori e alle liberalità della Fondazione Bertarelli.

Per supportare il nostro lavoro e permetterci di continuare ad offrirti contenuti sempre migliori Abbonati ad ArtApp. Con un piccolo contributo annuale sosterrai la redazione e riceverai i prossimi numeri della rivista direttamente a casa tua.

Scelti per voi

FB-BANNER-01.gif

© 2020 Edizioni Archos P.IVA 02046250169 - ArtApp | semestrale | Anno XI | Reg. 03/2009 Tribunale di Bergamo

  • Facebook - Bianco Circle
  • Instagram - Bianco Circle