NAKED/CLOTHED, la fotografia giapponese in mostra a Bari

I maestri della fotografia giapponese contemporanea

Daido Moriyama, Hiroshi Sugimoto, Kishin Shinoyama e Keiichi Tahara, espongono le loro opere alla Galleria Misia di Bari

Photo Kishin Shinoyama, courtesy © Angelo Ceglie

Grazie alla disponibilità e alla passione di Angelo Ceglie, noto esperto di cinema e semiologia dell’immagine nonché raffinato collezionista barese, a Bari si apre oggi la mostra NAKED/CLOTHED, che prosegue un percorso già iniziato due anni fa con THESE JAPANESE.

La mostra è una collezione di immagini che interpretano, secondo gli sguardi colti e raffinati artisti giapponesi, Daido Moriyama, Hiroshi Sugimoto, Kishin Shinoyama e Keiichi Tahara.

Le immagini esposte esplorano la relazione dicotomica che si gioca sulle linee e le curve del corpo femminile, non più idealizzato, e quindi costretto e soggiogato nel ruolo di geisha, quel modello di donna assolutamente permeato sull’immagine del piacere e dell’accondiscendere al desiderio dell’uomo, ma un nuovo modello che si smarca in tutta la sua fierezza e nudità per proporre e promuovere nuove pulsioni.

Questo nuovo paesaggio socio-estetico lo si può attraversare con le immagini di Kishin Shinoyama, classe 1940, uno degli artisti giapponesi più controversi e celebrati, uno dei più trasgressivi; famoso per aver scelto tra i suoi set fotografici le tombe di un cimitero di Tokyo per ritrarre nudi femminili, poi pubblicati nel gennaio 2019 nel libro “No Nude by Kishin 20XX”, ed è altrettanto noto per la struggente intimità della nota serie di fotografie che ritrassero Yoko Ono e John Lennon, e che furono scattate su richiesta di Ono per la copertina e la promozione del celebre album del 1980, Double Fantasy.

Liriche e sensuali, le provocanti immagini di Kishin Shinoyama mettono in evidenza quella che è una sua cifra caratteristica: l’autenticità e la vulnerabilità; il corpo femminile si fa dizionario delle infinite forme riscontrabili nello sguardo umano. Un rispecchiarsi dell’arte che si ricostituisce attraverso una serie di domande eterne sulla dimensione femminile, sulla sua alterità e consapevolezza, quesiti che ritornano e si ripetono instaurando discorsi che esulano da una rigidità spazio temporale, per attestarsi in una dimensione esclusivamente concettuale e in continua evoluzione.