• Francesca Palumbo

NAKED/CLOTHED, la fotografia giapponese in mostra a Bari

I maestri della fotografia giapponese contemporanea

Daido Moriyama, Hiroshi Sugimoto, Kishin Shinoyama e Keiichi Tahara, espongono le loro opere alla Galleria Misia di Bari

Photo Kishin Shinoyama, courtesy © Angelo Ceglie

Grazie alla disponibilità e alla passione di Angelo Ceglie, noto esperto di cinema e semiologia dell’immagine nonché raffinato collezionista barese, a Bari si apre oggi la mostra NAKED/CLOTHED, che prosegue un percorso già iniziato due anni fa con THESE JAPANESE.

La mostra è una collezione di immagini che interpretano, secondo gli sguardi colti e raffinati artisti giapponesi, Daido Moriyama, Hiroshi Sugimoto, Kishin Shinoyama e Keiichi Tahara.

Le immagini esposte esplorano la relazione dicotomica che si gioca sulle linee e le curve del corpo femminile, non più idealizzato, e quindi costretto e soggiogato nel ruolo di geisha, quel modello di donna assolutamente permeato sull’immagine del piacere e dell’accondiscendere al desiderio dell’uomo, ma un nuovo modello che si smarca in tutta la sua fierezza e nudità per proporre e promuovere nuove pulsioni.

Questo nuovo paesaggio socio-estetico lo si può attraversare con le immagini di Kishin Shinoyama, classe 1940, uno degli artisti giapponesi più controversi e celebrati, uno dei più trasgressivi; famoso per aver scelto tra i suoi set fotografici le tombe di un cimitero di Tokyo per ritrarre nudi femminili, poi pubblicati nel gennaio 2019 nel libro “No Nude by Kishin 20XX”, ed è altrettanto noto per la struggente intimità della nota serie di fotografie che ritrassero Yoko Ono e John Lennon, e che furono scattate su richiesta di Ono per la copertina e la promozione del celebre album del 1980, Double Fantasy.

Liriche e sensuali, le provocanti immagini di Kishin Shinoyama mettono in evidenza quella che è una sua cifra caratteristica: l’autenticità e la vulnerabilità; il corpo femminile si fa dizionario delle infinite forme riscontrabili nello sguardo umano. Un rispecchiarsi dell’arte che si ricostituisce attraverso una serie di domande eterne sulla dimensione femminile, sulla sua alterità e consapevolezza, quesiti che ritornano e si ripetono instaurando discorsi che esulano da una rigidità spazio temporale, per attestarsi in una dimensione esclusivamente concettuale e in continua evoluzione.

Photo Kishin Shinoyama, courtesy © Angelo Ceglie

Poi ci sono le immagini di Daido Moryama, classe 1938, uno dei maggiori esponenti della fotografia di strada giapponese, famoso per i suoi servizi di moda; molto noto per il suo progetto Eros, pubblicato nel 1969 sulla rivista giapponese "Provoke", che mostra le immagini di una notte trascorsa con una amante in una stanza d'albergo. Angelo Ceglie espone le sue foto di moda, in bianco e nero, scatti sfuggenti in cui è difficile distinguere tra la realtà vissuta e la rappresentazione scenica del set fotografico, ma il risultato finale è una fotografia dove tutto appare parziale e permanente, frammentario e sospeso.

Photo Daido Moryama, courtesy © Angelo Ceglie

Hiroshi Sogimoto, classe 48, le sue immagini respirano l’esistenza temporale, un approccio metafisico, immobile, dove sembra che nulla accada. E ancora Keiichi Tahara, classe 1951, il più giovane tra tutti gli artisti esposti, deceduto due anni fa. Nelle sue foto si ritrovano la luce e il vuoto: quello stesso vuoto della filosofia zen, che riporta alle origini e che in qualche modo sembra collegare le differenze tra le culture, piccole tessere di un mosaico culturale universale. La luce e l’oscurità: bianca è la luce delle sensazioni e nera è quella dell’interiorità, come lui stesso definisce i colori fondamentali della sua tavolozza. La luce è l’elemento principale che emerge dai suoi scatti dove lui continua ad esplorare la forma stessa piuttosto che la luce emanata dall’oggetto. La luce delle sue foto è materica, trasparente, oscura. È lo scarto così fortemente voluto e ricercato, così decisamente diverso dalla Parigi in cui è vissuto a partire dal 1973.

Photo Daido Moryama, courtesy © Angelo Ceglie

Per un mese la Galleria Misia Arte, Cellule Creative Studio e l’Associazione Culturale Daido offrono ai visitatori una mostra variegata e complessa, densa e generosa di spunti creativi e nuove suggestioni. Nello stile di ognuno di questi quattro grandi della fotografia giapponese contemporanea si evidenzia, oltre che la sensibilità e il talento, il personalissimo approccio di ognuno col mondo e la possibilità allo stesso tempo di una lucida visione sulle trasformazioni che hanno segnato la storia giapponese.

Concludo con una mia personalissima suggestione: La Géante di Baudelaire, testo in cui il poeta immaginava, agli albori del mondo, l'esistenza di una figura femminile straripante, per “contemplare il suo corpo fiorire con la sua anima e crescere liberamente in terribili giochi”. Gli stessi giochi immaginifici e grandiosi posti in essere dalla fotografia, che forse proprio soltanto quando si affranca dai dogmi di una rappresentazione umana convenzionale e rassicurante, riesce a partorire nuovi, imperscrutabili mondi paralleli a quello finora abitato dalla cultura nipponica, e non solo.

Chi è | Francesca Palumbo

Nata a Bari, dove vive e lavora come docente di Lingua e Letteratura Inglese. Ha pubblicato “Volevo dirtelo” (2008); “La vita è un colpo secco” (2014); “In fondo” (2014). Per Besa Editrice “Il tempo che ci vuole” (2010), che ha ricevuto il riconoscimento massimo delle ‘tre penne’ di Billy, e “Le parole interrotte” (2015), vincitore del Premio Letterario Nazionale Bari Città Aperta. Il suo ultimo romanzo è “La tua pelle che non c’è”, Edizioni Besa (maggio 2018)

Schermata 2020-01-20 alle 17.09.20.png
Sostieni ArtApp!

Ti è piaciuto ciò che hai appena letto? Vorresti continuare a leggere i nostri contenuti? ArtApp è una rivista indipendente che sopravvive da più di dieci anni grazie a contributi liberi dei nostri scrittori e alle liberalità della Fondazione Bertarelli.

Per supportare il nostro lavoro e permetterci di continuare ad offrirti contenuti sempre migliori Abbonati ad ArtApp. Con un piccolo contributo annuale sosterrai la redazione e riceverai i prossimi numeri della rivista direttamente a casa tua.

Scelti per voi

FB-BANNER-01.gif

© 2020 Edizioni Archos P.IVA 02046250169 - ArtApp | semestrale | Anno XI | Reg. 03/2009 Tribunale di Bergamo

  • Facebook - Bianco Circle
  • Instagram - Bianco Circle