• Stefano Semeria

Nel segno del regista


Un excursus su come i registi di fama mondiale “firmano” in modo inequivocabile le loro opere

Photo © Peter Dunne

I grandi registi, da sempre, hanno cercato di lasciare un segno inconfondibile in ogni loro opera, come la scritta THX-1138 che George Lucas ha inserito in molti film, un richiamo al suo primo lungometraggio così intitolato, che si è trasformato in una targa, un codice, fino a essere il sistema audio messo a punto dalla sua casa di produzione che si ritrova in tantissime pellicole, dvd e

blu-ray; oppure la presenza del regista stesso, vedi le memorabili le brevissime apparizioni di Alfred Hitchcock in molte delle sue pellicole; o di un elemento ricorrente come il corvo Jimmy che Frank Capra volle in tantissimi dei suoi film.

Estetica e stile

Alcuni registi hanno gusti estetici talmente precisi e dettagliati che si possono ritrovare nelle loro opere anche quando sembrano diversissime tra loro. Se si guarda un film nel quale gli elementi principali sono simmetria, uso di giallo e rosso come colori dominanti e ogni tanto si ha la sensazione di sfogliare un libro pop up, la mente riconosce il tratto inequivocabile di Wes Anderson. Per Anderson è importante lavorare all’interno di un team di persone fidate per mantenere questo senso di continuità nelle sue pellicole.

[...] Quando invece si assiste a un montaggio geometrico e perfettamente calibrato, un forte realismo accompagnato da una fotografia fredda, con magenta, verdi e gialli desaturati, si presenta l’inconfondibile firma di David Fincher. [...] L’occhio umano è portato a guardare nella parte illuminata della scena, per questo, il regista sceglie di far accadere la maggior parte dell’azione nella parte meno illuminata dell’inquadratura. Il risultato è un film che porta inconsciamente lo spettatore a dover indagare, a essere sempre attento e all’erta e a stupirsi delle azioni, anche le più semplici.

L'attrice Gloria Stuart in "Titanic" di James Cameron, 1997

Tecnica e camera

Lo strumento del regista è l’inquadratura, una stessa scena può essere raccontata diversamente grazie a inquadrature differenti. Molti registi hanno fatto del gioco di camera il loro marchio di fabbrica: dallo split screen di Brian De Palma all’abuso funzionale di lens flare di J.J. Abrams. Primi piani estremi contrapposti a panoramiche grandangolari caratterizzano lo stile di Sergio Leone. Il regista, prendeva ispirazione per le inquadrature da altri grandi registi, uno su tutti Akira Kurosawa (ben nota è la causa per plagio, che Leone perse, per il film "Per un pugno di dollari"), del grande autore nipponico si ritrovano le scene affollate, l’uso della musica a rimpiazzare alcuni dialoghi e un montaggio lento, che rende il film intriso di una calma quasi epica.

"Blade Runner" di Ridley Scott, 1992

Questi elementi stilistici sono rintracciabili in tutta la sua opera. Se con Sergio Leone è l’inquadratura dell’attore l’elemento fondamentale, con Ridley Scott è la luce a diventare il fattore sostanziale dell’inquadratura. Per il regista americano la luce è importantissima, le sue scenografie sono ricche di elementi e dettagliatissime, le luci sono lo strumento utilizzato per armonizzare ogni scena. Si pensi a come viene ripreso il riflesso sul polline nel film Legend, come gli invadenti cartelloni pubblicitari di Blade Runner riescano a creare delle vere e proprie scenografie di luce [...] Il regista è noto per la sua maniacale precisione, ogni inquadratura è molto studiata e nulla viene lasciato al caso e ama abbondare di dettagli. Gli interni sono generalmente molto illuminati e con molti oggetti, gli esterni hanno inquadrature larghe, con gli attori circondati da una moltitudine di elementi.

Narrazione e contenuto.

Molti film sono riconducibili al regista per l’inconfondibile stile narrativo. Le donne protagoniste del cinema di James Cameron sono un esempio distintivo di un regista che riesce a creare personaggi complessi e completi, l’indimenticabile Ellen Ripley di Aliens o la madre guerriera Sarah Connors di Terminator ne sono due esempi. Cameron è affascinato dalla natura umana e le storie che racconta sono spesso sfide dell’umanità stessa contro elementi ostili, esplorando di volta in volta il rapporto tra uomo, macchina e natura. Una curiosità che accompagna la quasi totalità dei suoi film è la presenza di una transizione di schermo, ovvero, una scena nella quale un personaggio osserva un evento su uno schermo e questo evento diventa la scena stessa. Un esempio eclatante è in Titanic, quando l’anziana Rose osserva le immagini della nave inabissata e, mentre inizia a raccontare, la camera entra nello schermo e il Titanic ritorna magicamente in vita. L’utilizzo di personaggi che osservano avvenimenti che hanno luogo su uno schermo aiutano il regista a rendere partecipe il pubblico creando un collegamento con la storia.

L'attrice Gloria Stuart in "Titanic" di James Cameron, 1997

Con Stanley Kubrick, invece, il pubblico è estraniato, non entra mai realmente nella scena. La passione del regista per la simmetria firma i suoi film con molte inquadrature che pongono la telecamera in modo che ci sia una sorta di linea dell’orizzonte al centro dello schermo ed è proprio in questo centro esatto che è situato il punto della prospettiva, ogni altro elemento della scena gli gira attorno. [...] La firma di Stanley Kubrick è anche nella inconfondibile struttura in tre atti dei suoi film. Ogni sua pellicola è scritta secondo una sequenza imprescindibile, ciascuna delle tre sezioni ha un tono e un ritmo completamente a sé ed è separata da un forte evento di rottura che chiude un atto e fa da incipit al successivo: in "Arancia Meccanica", imprigionamento, liberazione, cambiamento; in "Full Metal Jacket", addestramento, fine addestramento, guerra. Si è di fronte a un regista che cura ogni sezione del suo lavoro in maniera maniacale e l’utilizzo di questa strategia narrativa gli permette di gestire per monoblocchi tutto il procedere del film, così da permettere al suo pubblico di entrare facilmente in narrazioni altrimenti molto complesse. A ogni visione, si noteranno particolari nuovi poiché il regista ha potuto curare ogni singolo dettaglio con una dedizione assoluta.

Estratto dall'articolo pubblicato su ArtApp 20| IL SEGNO

Chi è | Stefano Semeria

Classe 1979, nato a Sanremo, ma cresciuto nella provincia di Arezzo, è un appassionato di cinema e della ricerca della bellezza in tutte le sue forme. Blogger e contributor per alcune riviste on line, è un libero professionista che si occupa di branding e di analisi di ricerca per privati e aziende

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