Ni una menos

Le immagini di donne colpite dalla violenza maschile, sono il monito del fotografo Karl Mancini, per non smettere di combattere il femminicidio


Photo © Karl Mancini


Se avete fede fate attenzione a usare violenza sulla vostra compagna perché, come recita il Talmud, “Dio conta le lacrime delle donne” e una volta al suo cospetto sarete giudicati per quello che avete fatto. Se non avete fede fate ugualmente attenzione, le leggi contro la violenza sulle donne vi colpiranno duramente. Per voi non c’è nascondiglio capace di offrire un riparo sicuro. Le donne non si toccano. Mai. “Femminicidio” è la definizione – correttissima – di un crimine commesso dall’uomo sulla donna e benché l’equazione sia chiarissima la definizione in Italia ha trovato qualche dissenso, come se non si potesse accettare un preciso recinto, un ambito penalmente rilevante che inchioda l’uomo alle sue responsabilità.


Photo © Karl Mancini


Infatti l’introduzione del reato di femminicidio nel nostro codice penale è stato salutato da politici e legulei come un caso di “populismo penale”, una risposta frettolosa all’emergenza, dimenticando che, dati alla mano, invece è una violenza strutturale e che matura in larghissima parte nell’ambito famigliare. L’uomo insomma desidera l’impunità o quantomeno che attorno al delitto da lui commesso scivoli l’attenuante di una supremazia sperimentata ed esercitata da secoli. Il problema è trasversale. Non c’è ambito della società di ogni parte del mondo che ne sia esclusa. Qui come altrove, tutte le società hanno in comune il degrado morale, come la consapevolezza che la vita di una donna valga meno e che se pertanto l’uomo vede contestato il suo ruolo dominante (noi la chiameremo “perdita dell’identità”) può usare il genere di violenza che più gli aggrada.


Photo © Karl Mancini


Il fotografo italo-argentino Karl Mancini ha documentato in immagini le donne di una comunità argentina colpite dalla violenza maschile. Le donne che vediamo sono le più fortunate, le altre non esistono più, sono morte. Il progetto “Ni una menos” (Non una di meno) è anche il nome di un’associazione che raduna e offre protezione alle donne che hanno subito violenza dal proprio partner. Nei volti femminili cogliamo una topografia della violenza, corpi umiliati, violati, devastati da maltrattamenti, da brutalità. I loro occhi, le loro espressioni raccontano la furia insensata cui sono state soggette e insieme lo sconforto e il disinganno per un crimine consumato da chi, una volta spento il cuore, ha lasciato che a parlare di sé fosse il mostro tenuto sotto pelle. La serie “Ni una menos” è necessaria. Per noi uomini, in particolare, perché possiamo osservare di cosa siamo capaci, di quale violenza siamo in grado di sviluppare una volta dismessa la ragione.


Photo © Karl Mancini


E dunque le fotografie (da molte delle quali Mancini fa trasparire un pudore e una sensibilità ammirevole, mentre nelle altre l’inevitabile effetto della brutalità non può e non dev’essere nascosta) parlano a noi, di noi; e come uno specchio spietato ci riflettono quanto sa albergare nell’animo umano. “Ni una menos” è un monito, un civile e doveroso grido femminile e noi speriamo che si sparga come una fortissima eco, perché di donne su questo pianeta non ce ne sia una di meno.

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