• Laura Cavalieri M.

Orfeo Rave


Uno spettacolo di danza e teatro che indaga sulle ragioni per cui Orfeo si è voltato, perdendo per sempre l'amata Euridice

Photo © Donato Aquaro

[…] Ma lei camminava alla mano del dio, impedita nel passo dalle lunghe bende funebri, insicura, lieve e senza impazienza. Lei era dentro se stessa come una donna in attesa e non pensava all'uomo che camminava innanzi né alla strada che risaliva alla vita. Lei era dentro se stessa […] Lei era ormai sciolta come una lunga chioma e perfusa come pioggia caduta e spartita come una grandiosa provvista. Lei era già radice. E quando all'improvviso il dio la fermò e dolorosamente, ad alta voce, pronunciò queste parole: “Si è girato”, lei non comprese nulla e disse piano: “Chi?” Ma, oscuro e distante davanti alla soglia luminosa, stava qualcuno il cui volto non si poteva riconoscere. Stava fermo e guardava come, sulla traccia di un sentiero, con uno sguardo pieno di tristezza il dio messaggero si girava in silenzio per seguire l'ombra, la quale già stava tornando indietro per la stessa via, il passo impedito dalle lunghe bende, incerta, leggera e senza impazienza...

“Orpheus. Eurydike. Hermes” Rainer Maria Rilke (1904 - trad.di Giaime Pintor)

Orfeo ed Euridice, uno dei miti più belli dell'età antica narra la storia di un uomo e una donna che sono sposi felici, lei muore morsa da un serpente mentre fugge dalle bramosie di Aristeo. Orfeo impazzito dal dolore decide di scendere nell'Ade per cercare di strapparla dal regno dei morti. Gli dei concedono a Orfeo di ricondurre Euridice nel regno dei vivi a condizione che durante il viaggio la preceda e non si volti a guardarla fino a quando non siano giunti alla luce del sole. Sulla soglia tra i due regni, però, l'uomo si gira, la moglie muore per la seconda volta, e svanisce alla vista del marito.

Questo mito è stato studiato e scandagliato in tutti i suoi aspetti da molti studiosi: dagli antichi Ovidio, Erastotene e Virgilio ai più recenti Pavese o Bufalino e, a maggio di quest'anno è stato portato sulla suggestiva scena del Padiglione Blu della Fiera di Genova da Emanuele Conte, regista teatrale, che con la coreografa e ballerina Michela Lucenti hanno condiviso la progettazione di Orfeo Rave, uno spettacolo che ha unito due realtà artistiche: il Teatro della Tosse di Genova e Balletto Civile, gruppo nomade di performer che hanno condiviso un modo diretto di fare teatro, fortemente visivo e coinvolgente.

[...] Orfeo Rave ha presentato una coreografia complessa e molto fisica che si è mossa sulle musiche di Tiziano Scali e Federico Fantuz, mentre gli attori hanno recitato i testi di Elisa D'Andrea, autrice di una sceneggiatura che ha riscritto in modo attuale la trama del mito; “Siamo agli inferi - racconta - la morte, narratrice, ci accoglie, mentre gli altri personaggi, molto quotidiani e reali, si esprimono come se riportassero le loro testimonianze sull'incontro con Orfeo”. Si assiste perciò alla scena del matrimonio con Apollo, Ade e Persefone, quindi il momento corale con Tantalo, fino al baccanale da cui parte il rave. Emanuele Conte spiega: “In un prebaccanale, affidato a un dialogo tra Ermes e Bacco, emergono le ragioni per cui Orfeo si è voltato perdendo per sempre l'amata.

È qui che si svela il taglio dello spettacolo. È sceso agli inferi e poi, a un passo dalla meta si gira. Perché lo fa? Gli uomini temono più l'amore che la morte. Parafrasando Pavese, Ermes dice: ma tu davvero credi all'amore sentimentale? E prosegue "No, lui si è girato perché in realtà è andato alla ricerca di sé e per trovarsi doveva lasciare una parte di sé ormai perduta, tra cui l'amore”.

Conte continua: “Il nostro Orfeo è un uomo. Gli uomini hanno più paura dell'amore che della morte, perché nell'amore temono di perdere se stessi. Da qui la domanda che muove il nostro spettacolo: e se Orfeo non fosse sceso nell'Ade per riportare in vita Euridice, ma per ritrovare una parte di sé che non esisteva più? Forse Orfeo cercava il suo stesso dolore, quando lo ha trovato, non ha potuto fare altro che voltarsi, per lasciarlo andare, gettandosi alle spalle quella parte di sé che era morta insieme a Euridice, per levarsi di dosso l'uno, ha dovuto rinunciare anche all'altro”.

Una scelta umana che, però, ha come epilogo un'espiazione. Così le baccanti mettono in atto la loro terribile vendetta: Orfeo ha svelato l'illusione dell'amore e sarà fatto a pezzi per aver rivelato la propria verità. Il rave prende forma. La potenza della musica e la forza delle immagini restituiscono al presente l’archetipo e lo trasformano in emozione e il pubblico, accolto dalla Morte, diviene l’elemento vivente di una scrittura complessa arricchita da una danza molto fisica e coraggiosa. [...] Ade e Persefone sono due anziani di oggi, davanti alla TV, la morte è Euridice stessa, Ermes è un medico patologo e gli inferi sono una specie di obitorio. Nei nove quadri di cui si compone lo spettacolo il movimento, la musica e le video proiezioni creano l’ambiente nel quale agiscono attori e ballerini.

Gli 11.000 metri quadrati del primo piano del padiglione sono stati attraversati da un pubblico numeroso e di tutte le età, tra piani inclinati sospesi a mezz’aria, pareti di plastica, cancellate di ferro, ponteggi, panche di legno e lettini da obitorio, in un allestimento scenico che ha trasformato lo spazio, lasciando intatta la natura del posto.

Le coreografie di Michela Lucenti si sono amalgamate con gli spettatori, offrendo loro le scene e il vuoto in una serie di danze che hanno mischiato generi e stili diversi di balletti: break dance, contemporaneo e classico.

Questo spettacolo è riuscito a portare il mito alla dimensione di un rito contemporaneo: artisti e pubblico hanno partecipato insieme a un rave dove i linguaggi si sono incontrati, i corpi si sono mescolati e l'esperienza e diventata unica grazie alla musica dal vivo, gli elementi scenici scolpiti dalle luci e le nuove tecnologie che hanno fatto da contrappunto alla danza e alla recitazione.

Dopo il grande successo di Orfeo Rave, il Teatro della Tosse prosegue l’indagine sul mito di Orfeo ed Euridice portando in scena dal 26 ottobre al 6 novembre Eurydice, di Jean Anouilh. Emanuele Conte firma la regia dell'opera ambientata in periodo contemporaneo e l’amore tra i due protagonisti, nato nel buffet di una stazione ferroviaria, è il terreno su cui si gioca lo scontro inconciliabile tra realtà e ideale, tra maschile e femminile, che condannerà entrambi alla morte. Il tono lirico delle battute tra i due amanti crea una magica sospensione della realtà.

Dopo l’amore visto attraverso gli occhi di Orfeo, ora l’altra faccia della medaglia. Ecco Eurydice.

Estratto dall'articolo pubblicato su ArtApp 17 | LA PORTA

Chi è | Laura Cavalieri Manasse

Vive all'Isola d'Elba da dove segue la redazione di ArtApp, spesso su una spiaggia, con il computer sulle ginocchia di fronte al mare. Collabora come editor per alcune case editrici e con tutti coloro che le chiedono un consiglio che li aiuti a scrivere in modo corretto e interessante.

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