• Silvia Lombardi

Orti Generali a Torino, un’opportunità per ritornare alla terra


Innovazione tecnologica, creazione di una nuova comunità e rigenerazione urbana al servizio dell’agricoltura per tutti

Orti Generali, insegna all'ingresso su Strada Castello di Mirafiori (TO) | Photo © Federica Borgato e Umberto Costamagna

Dal 1° marzo 2019 è in opera un progetto ambizioso nel quartiere Mirafiori a sud di Torino, un’idea che ha avuto anni di gestazione e la pubblicazione di numerosi bandi, nato con lo scopo di concretizzare la rigenerazione urbana di un quartiere della città a vocazione, anticamente, industriale. Le particolarità del progetto Orti Generali, circa 160 orti nel parco di Mirafiori, sulle rive del torrente Sangone, sono numerose e nascono dal riversarsi delle competenze degli ideatori, giovani e altamente professionalizzati, nel substrato sociale del quartiere oltre che nella tradizione di orticoltura come attività collaterale al lavoro. Tecnologia e gestione di nuovi canali d’informazione e diffusione della cultura agricola, come i social e un sito opensource, si uniscono alle conoscenze antiche in ambito rurale con lo scopo di rendere la gestione di un orto più facile e accessibile per chiunque.

Le diverse tipologie di coltivazione

Mirafiori, sul confine della città, è un quartiere nato nel secolo scorso attorno agli alloggi degli operai del settore automotive, provenienti dal sud Italia; oggi il lavoro è calato e numerose persone inoccupate si ritrovano ad avere una risorsa in avanzo, il tempo, inoltre da sempre gli abitanti del quartiere sono abituati a coltivare verdure della propria terra d’origine in orti, talvolta abusivi, o sui balconi (qualcuno racconta anche che la nonna coltivava i pomodori nella vasca da bagno). Orti Generali nasce come idea 9 anni fa, dall'osservazione dell’attività principale dei residenti, all’interno del progetto di ricerca universitaria “Miraorti” dell’Associazione Coefficiente Clorofilla di Stefano Olivari, Matteo Baldo e Isabella Devecchi, e oggi rappresenta un esempio di impresa sociale reale. Con l’obiettivo di trasformare un’area agricola residuale cittadina, cioè un vasto prato incolto utilizzato esclusivamente per il pascolo saltuario di greggi, Olivari, paesaggista, e Baldo, sociologo, oggi gestiscono il progetto fornendo sostegno alla coltivazione, da una parte, e avanzando istanze sociali, dall’altra, con borse lavoro e tirocini formativi, anche in collaborazione con l’ASL e con associazioni.

Lo staff al completo, da sinistra Stefano Olivari, Matteo Baldo, Davide Di Nasso

Stefano Olivari, diplomato all’École du Paysage di Versailles, ha scelto la riqualificazione delle sponde del torrente Sangone per la sua tesi: oggi è un affermato paesaggista e ha realizzato il sogno di creare un parco di orti, a coltivazione biologica, aperto a tutta la cittadinanza, in cui alcuni parametri estetici consigliati agli ortolani favoriscono l’armonia del progetto. Ad esempio nella creazione del reticolato di orti sono stati seguiti i dettami del “Traité du jardinage” di Antoine Joseph Dezallier d'Argenville del 1709 per calcolare le proporzioni del viale centrale e dei controviali laterali, attraversati dalle bealere in cui viene lasciata crescere la biodiversità autoctona (salvia selvatica, farinaccio, cardaccio, ortica). Matteo Baldo, educatore professionale e dottore magistrale in Sociologia, ha scelto l’orticoltura urbana come esito dei suoi studi, con indagini esplorative e quantitative sul parco agricolo del Sangone, focalizzando la sua attenzione in maniera concreta sull’inclusione sociale e sull’integrazione culturale con il coordinamento di laboratori educativi per gli studenti delle scuole, rieducativi e di orticoltura per i destinatari di percorsi riabilitativi.

L'ingresso e alcune attività tra benessere e orticoltura

Con un occhio alla qualità estetica e uno alla ricaduta sociale, Orti Generali è uno dei migliori progetti di orticoltura urbana proposto oggi in Europa, rientrando così nel progetto proGireg ‘productive Green Infrastructure for post-industrial urban regeneration’ della Commissione Europea, che sostiene nuove soluzioni innovative basate sulla natura e dedicate alla rigenerazione sociale, economica ed ecologica. In due mesi di apertura del parco, sono circa 140 gli orti assegnati a cittadini che hanno deciso di diventare “ortolani urbani”: chiunque voglia può accedere alla terra proposta a Orti Generali, non sono applicate le regole comunali di residenza o di reddito, con il risultato che il progetto è stato scelto e condiviso da cittadini di ogni quartiere di Torino (e anche paesi limitrofi), provenienti da Paesi di origine diversi e con estrazioni socio-culturali eterogenee. 25 gli orti assegnati con una riduzione sul contributo mensile agli under35, così da introdurre l’orticoltura anche nelle abitudini delle nuove generazioni, altrettanti orti per chi, segnalato dai servizi sociali, è in difficoltà economica e in qualità di volontario solidale contribuisce con ore lavoro ai progressi del progetto.

I rimanenti 110 orti sono dedicati a cittadini che desiderano semplicemente coltivare il proprio cibo in un ambiente gestito: ogni giorno della settimana lo staff di Orti Generali è presente per presidiare la zona e per offrire servizi al pari dei più avanzati progetti simili in ambito internazionale. Una centralina meteo, frutto della sperimentazione dell’Università Cà Foscari di Venezia, i cui parametri sono verificabili in tempo reale su sito www.ortigenerali.it, attiva all’occorrenza l’impianto di irrigazione presente in ognuno degli orti, favorendo così la lotta allo spreco idrico. Tra i servizi offerti per facilitare l’orticoltura, un agronomo è presente tutti i venerdì pomeriggio per dare consigli mirati agli ortolani che li richiedono, e sempre sul sito tutte le informazioni su fitopatologie e trattamenti biologici sono accessibili a chiunque. Completa la facilitazione alla coltivazione la proposta di corsi dedicati a tutti, anche a chi non gestisce un suo orto nel parco.

160 orti divisi da ganivelles di castagno della Normandia

A mio parere, ad oggi, due sono gli straordinari e inediti punti di forza del progetto Orti Generali:

il ritorno alla terra e la conseguente opportunità di riconquista dell'autosufficienza dell’abitante della città, l’equiparazione sociale che favorisce il confrontarsi con l’orticoltura.

Ogni giorno in queste città fagocitanti ci ritroviamo a dare per scontato numerose cose: la terra su cui costruiamo, in cui gettiamo i nostri rifiuti, fatti di plastica e insensati involucri; il cibo che acquistiamo in modo bulimico nei supermercati in muratura, costruiti su terreni fertili; l’acqua chefacciamo sgorgare dai nostri rubinetti, gli scarichi delle lavatrici che vanno in circolo, le montagne di oggetti e elettrodomestici che invadono il nostro spazio, gli smartphone e i pc che guardiamo per molto più tempo delle persone a cui vogliamo bene; le automobili e i loro gas di scarico ad altezza passeggino, in cui passiamo la maggior parte del nostro tempo a spazientirci se quello davanti non scatta contemporaneamente al verde.

Orti Generali è un luogo in cui tutto acquisisce il suo reale valore, la terra torna ad avere importanza e cura, il cittadino diventa protagonista della sua esistenza dandole attenzione, ritornando a riconoscerle il ruolo di creatrice, generatrice di cibo. Risparmio idrico, condivisione e autoproduzione assumono l’originario significato che permette di riconnettersi con il senso gentile della vita. Dirigenti di azienda e operai, studenti e pensionati, uomini e donne, freelance e impiegati, disoccupati e imprenditori, a Orti Generali lavorano, ognuno nel suo orto, fianco a fianco, scambiandosi favori, opinioni, consigli; c’è chi impara perché non ha mai avuto un orto prima e chi con la propria pluriennale esperienza raccoglie già i suoi frutti, chi pratica agricoltura sinergica, pacciamatura naturale, rimedi antichi dal decotto di ortica allo spargimento di cenere contro le formiche, chi applica il buon vecchio metodo di strappare erbe infestanti. Il vero esempio di integrazione è nel lavorare la terra, certo ognuno per sé, ma l’energia di una grande comunità che cresce insieme alla crescita delle insalate qui è palpabile, perché è un progetto potente, in continua espansione, che ha ancora molti obiettivi da raggiungere e che è sempre alla ricerca di sostenitori e sponsor.

Sulla pagina Facebook Orti Generali si possono guardare i video mensili dell’avanzamento dei lavori del progetto.

Chi è | Silvia Lombardi

Dalla Lombardia al Piemonte passando per l'Emilia Romagna, nomade per vocazione, due grandi passioni: la cucina e il teatro. Dopo la laurea in Antropologia dello Spettacolo a Bologna, si occupa di comunicazione e organizzazione teatrale: da poco ha festeggiato 10 anni di “cultivazione”, perché ogni spettacolo per cui ha lavorato è stato come un seme piantato nel terreno della promozione culturale. Nel tempo libero assapora la vita attraverso gusti e ingredienti dai più semplici ai più complessi, sempre alla ricerca di stupore e meraviglia.

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