• Marta Coccoluto

Palma Bucarelli, la regina di Valle Giulia


Fu un modello di eccellenza, di modernità e di audacia, alla sua bellezza e al suo carisma a Palma Bucarelli è dedicato un docu-film in onda domenica 16 settembre su Rai 3

Palma Bucarelli nel suo studio. Foto di Giammarco, Roma

Di Palma Bucarelli sapevo poche note biografiche: prima donna direttore di un museo pubblico, per trent'anni alla guida de La Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma. Non conoscevo la sua incredibile bellezza algida e sofisticata, la sua eleganza innata, la sua vita da protagonista nell'Italia dal Fascismo agli anni Settanta. Una donna poliedrica, innovativa, disinvolta, seducente, trasgressiva. Una storica dell'arte bravissima, competente, di grande spessore, straordinariamente capace di fiutare movimenti e artisti, di cavalcare le mode e di farsi interprete del suo tempo. Una direttrice dal piglio deciso e manageriale, che portò l'arte contemporanea europea e americana in Italia e seppe costruire con lucidità il mito di se stessa, celebrato da giornalisti, scrittori, artisti, politici, capi di Stato, intellettuali, poeti.

Graziella Lonardi Buontempo, Palma Bucarelli e Christo, Roma, 1974

Difficile scegliere un solo punto di vista per raccontarvi di Palma Bucarelli (1910-1998).

Potrei descrivervi la sua idea di museo: a servizio del pubblico, aperto, inclusivo. Fu la prima ad aprire le porte di un museo pubblico di sera, era convinta che si dovesse "avvicinare il pubblico con ogni mezzo, con mostre, con manifestazioni didattiche, con lezioni, conferenze, proiezioni documentarie, poiché naturalmente l'interesse del pubblico al museo può creare una condizione di cultura (...) che può giovare all'arricchimento dei nostri musei pubblici" e sosteneva che affinché il museo assolvesse i suoi compiti facendo uscire l'Italia dal suo torpore culturale "lo Stato dovesse stanziare somme cospicue". Per il criterio con cui condusse la Galleria, fu aspramente criticata, bersagliata e dileggiata sulle prime pagine di giornali e riviste, accusata di sperperare il denaro pubblico dietro "alle nuove e inquietanti espressioni d'arte straniere", tanto che le sue scelte - come l'acquisizione del "Grande Sacco" di Burri nel 1959 - furono oggetto di interrogazioni parlamentari che videro addirittura uniti Comunisti e Democrazia Cristiana. Nel 1971, per la "merda d'artista" di Manzoni finì sotto processo.

© Le Buone Culturali

Palma non solo resistette, ma riuscì a splendere ancora di più facendo delle accuse, delle bassezze misogine e delle polemiche un riverbero su se stessa e sul suo museo, conducendo, in mezzo alla tempesta di accuse, una vita mondana fuori del comune. Fu protagonista indiscussa della café-society, ospite contesa tra i salotti culturali più importanti, attesa a ogni edizione della Biennale di Venezia, assidua frequentatrice del premio Viareggio e tra i fondatori del Premio Strega, molto desiderata a feste, vernissage, prime a teatro, convivi. Musa, amica, confidente, amante di tante personalità del Novecento, mise al servizio del museo il suo fascino, la sua capacità di tessere relazioni, il suo ascendente. Venezia, Cortina e Capri furono i suoi luoghi d'elezione e viaggiò molto. E poi lo sport, soprattutto lo sci, che praticò fino in età avanzata, insieme a equitazione, nuoto, ginnastica, passeggiate in montagna, volo e golf, l'amore per i suoi cani, la passione per la velocità e le macchine sportive, la cura della sua bellezza, la moda (voleva aprire le porte del museo al fashion ma il Ministero vietò). Mentre i detrattori per sminuirla la chiamavano 'la Signorina', Palma fu un esempio di donna indipendente e libera. Visse a modo suo, sfidando i benpensanti.

Il giornalista Paolo Monelli fu l'amore con cui condivise la sua intera vita, ma non l'unico. Lo conobbe nel 1936, già adulto, sposato, inviato di grido, lo sposò solo nel 1963. Li legava un'intesa amorosa ed erotica, lui la venerò, lei lo accudì quando la demenza senile prese il sopravvento privandolo della memoria. Portò in mostra a Roma, Picasso (1953), Mondrian (1956), Pollock (1958), espose le Avangupohardie storiche, Kandinskij, Malevic, Schlemmer e la nuova arte americana, Ben Shahn, Rothko, sostenne gli esordi Pascali, Kounellis, Pistoletto, Vedova, incrementò le donazioni degli artisti e dei collezionisti e il museo acquisì le opere di Colla, Capogrossi, Fontana.

Palma Bucarelli fu un modello di eccellenza, di modernità e di audacia, in tutto.

Chi è | Marta Coccoluto

Archeologa, con un PhD in Storia, Archeologia e Antropologia del mondo antico. Coordinatrice del parco archeologico di Baratti e Populonia (LI), cura i servizi al pubblico, i progetti di valorizzazione, gli eventi. Giornalista: Direttrice Responsabile del magazine thePLAYERS e dal 2014 ha una rubrica di moda, costume e società su EXTRA Magazine. Scrive come blogger su Il Fatto Quotidiano, per Nomadi Digitali e di archeologia come freelance per riviste e progetti culturali

#MartaCoccoluto #PalmaBucarelli #LaGalleriaNazionaledArteModernadiRoma #PaoloMonelli #Avangupohardie

Schermata 2020-01-20 alle 17.09.20.png
Sostieni ArtApp!

Ti è piaciuto ciò che hai appena letto? Vorresti continuare a leggere i nostri contenuti? ArtApp è una rivista indipendente che sopravvive da più di dieci anni grazie a contributi liberi dei nostri scrittori e alle liberalità della Fondazione Bertarelli.

Per supportare il nostro lavoro e permetterci di continuare ad offrirti contenuti sempre migliori Abbonati ad ArtApp. Con un piccolo contributo annuale sosterrai la redazione e riceverai i prossimi numeri della rivista direttamente a casa tua.

Scelti per voi

FB-BANNER-01.gif

© 2020 Edizioni Archos P.IVA 02046250169 - ArtApp | semestrale | Anno XI | Reg. 03/2009 Tribunale di Bergamo

  • Facebook - Bianco Circle
  • Instagram - Bianco Circle