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Paolo Pellegrin - Confini di umanità


Mostra fotografica per Pistoia - Dialoghi sull’uomo, dal 24 maggio al 30 giugno 2019, nelle Sale Affrescate del Palazzo Comunale di Pistoia

Persone che fuggono dalla Libia durante gli scontri tra i ribelli e le forze pro-Gheddafi. Valico di frontiera di Ras Jdir,Tunisia, 2011 | © Paolo Pellegrin_Magnum Photos

Venerdì 24 maggio alle 16.30 nelle Sale Affrescate del Palazzo Comunale di Pistoia inaugura la mostra fotografica Paolo Pellegrin – Confini di umanità, aperta al pubblico gratuitamente fino al 30 giugno. L’esposizione, curata da Annalisa D’Angelo, è stata realizzata appositamente in occasione della decima edizione del festival Pistoia - Dialoghi sull’uomo, per affiancarsi al percorso degli incontri di antropologia del contemporaneo sul tema “Il mestiere di con-vivere: intrecciare vite, storie e destini” (24-26 maggio, www.dialoghisulluomo.it).

60 fotografie, in parte inedite, realizzate in Algeria, Egitto, Kurdistan, Palestina, Iraq, Usa, svilupperanno, spesso per sottrazione e opposizione, l’impervio percorso della convivenza, ostacolato da muri, mari in tempesta, deserti, confini geografici spesso costruiti dall’uomo, per dividere, ostacolare, imprigionare, isolare. La mostra ci conduce dunque lungo i confini dell’umanità, documentando lo sforzo continuo necessario per convivere.

Si potrebbe dire, prendendo a prestito un termine di Marc Augé, una sorta di non-luoghi della convivenza, dove è stato decostruito il senso sociale che gli esseri umani hanno conquistato nel corso della loro storia. Completa l’esposizione un montaggio di video realizzati da Paolo Pellegrin in America sulle linee razziali che ancora dividono gli Stati Uniti, confini invisibili ma ancor più insormontabili di quelli fisici.

«Ci sono due modi di comunicare: c’è un tipo di fotografia che si rivela completamente, è un’immagine che parla, dice cose forti e chiare, è molto leggibile, ma è un’indagine finita, è la versione dei fatti del fotografo» dichiara Pellegrin «L’altra, quella che mi interessa di più, è una fotografia non finita, dove chi guarda ha la possibilità di cominciare un proprio dialogo. È un invito: io ti porto in una direzione, ma il resto del viaggio lo fai tu». «Le foto di Paolo Pellegrin ci interrogano, non danno risposte, ma obbligano alla responsabilità di vedere.» dice Giulia Cogoli, direttrice dei Dialoghi «Come un antropologo sul campo, Pellegrin documenta ciò che l’umanità sta facendo a sé stessa, le emozioni che eventi drammatici producono, ponendo l’essere umano al centro della sua arte».

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