• Laura Cavalieri Manasse

#PEACE, il progetto di Mohammad Hassan Forouzanfar

Un hashtag inconfondibile e le immagini di 10 siti Unesco iraniani su cui sventola una bandiera bianca, questa è la risposta dell'architetto iraniano al tweet con cui Trump minaccia la guerra

© Mohammad Hassan Forouzanfar

L'antefatto: Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, ordina un attacco a sorpresa e uccide il generale iraniano Quassem Soleimani. Questo ha aperto il conflitto tra gli USA e l'Iran, e poche ore fa Trump ha scritto su Twitter che il Pentagono ha individuato 52 siti in Iran come potenziali obiettivi di bombardamenti, nel caso in cui «l’Iran dovesse colpire qualsiasi persona o risorsa americana, tra questi - ha detto - alcuni sono di altissimo livello, importanti per l’Iran e per la cultura iraniana». Immediata la particolare, e molto toccante risposta di Mohammad Hassan Forouzanfar.

«L’Iran ha una cultura liquida. Dai romani ai moghul, chi è entrato in queste terre (con o senza permesso) ha lasciato il segno e in qualche modo ha instaurato un dialogo con la cultura locale, rendendola una delle antiche civiltà più fiorenti». Queste sono le prime parole che l’architetto Forouzanfar scrive nel suo post Instagram con cui presenta il progetto: 10 siti culturali, dalla moschea di Sheikh Lotfollah di Isfahan al sito archeologico di Pasargade, dal Tempio zoroastriano di Yazd, alla tomba del poeta persiano Hafez, sui quali sventola una bandiera bianca nel silenzio di queste zone sacre e preziose, e lancia un messaggio semplice, universale: rispetto, tregua, pace. LeIncantevoli vedute, virate in un rosa surreale, per un breve catalogo della bellezza che l’Iran custodisce e che tutti – al di là delle (s)ragioni del conflitto – hanno il dovere di tutelare.

Moschea dello Sceicco Lotfollah

Pasargadae

I fotomontaggi sono di un rosa irreale e trasmettono un messaggio semplice ma molto potente, così come le parole che li accompagnano sulla pagina Intagram dell'autore: «Ariasasp Dadbeh afferma che l’Iran è stata una fra le tre o cinque culture più produttive, tra le prime civiltà. È la sua produttività che le ha impedito di cercare guerre nella storia. Perché il signore della guerra non ha nulla da perdere e la sua inesperienza lo rende irresistibile. Ma l’Iran ha sempre avuto molto da perdere e si è sempre preoccupato di proteggerlo. Questi pezzi di pietra e di mattoni portano con sé la nostra cultura, ma non sono la cultura stessa. Possono essere distrutti con cannoni e carri armati, ma non con la cultura stessa. Essere iraniani è nella nostra memoria collettiva, nella nostra lingua e letteratura, nel nostro modo di pensare, nella nostra visione e attitudine, nelle nostre forme di felicità e di lutto. L’Iran ha accumulato livelli reali e simbolici, per molti millenni. Quindi la sua morte richiede tempo, come la sua nascita ed evoluzione».

Masoudieh Palace

Chi è | Laura Cavalieri Manasse

Cura la redazione del semestrale ArtApp e della sua piattaforma online, senza rinunciare a scrivere degli articoli sugli argomenti che l'appassionano, come la fotografia o il teatro. Collabora come editor per alcune case editrici e con tutti coloro che le chiedono un consiglio che li aiuti a scrivere in modo corretto e interessante.

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