Perché le donne cucinano da sempre, ma i grandi chef sono uomini?


La domanda sorge spontanea e la risposta non è così scontata

Vincenzo Campi, Polivendoli, olio su tela, Pinacoteca di Brera (MI)

Sembra una domanda lecita, ma la risposta è nella domanda stessa, come nella maggior parte dei casi. Parlando di chef si parla di cuochi noti a livello internazionale per i loro piatti, vere e proprie creazioni di gusto ed estetiche. Alcuni uomini chef sono convinti che anche il lavoro in cucina, così come per i minatori, gli operai, i tecnici, gli autotrasportatori, i manager, i politici, e chi più ne ha più ne metta, sia una lavoro duro, fatto non solo da dedizione e sacrificio, ma soprattutto da fatica fisica e disciplina. Altri uomini chef sottolineano il fatto che per crearsi una carriera anche in ambito gastronomico sia necessario rinunciare alla famiglia e a crescere i figli.

Queste due argomentazioni sono sostenute anche da donne chef e, allo stesso tempo, sono numerosi gli uomini chef che confessano di aver imparato a cucinare dalle donne di famiglia. Alcune donne chef ritengono che l’affermazione di uomini chef nello showbiz culinario dipenda soprattutto dalla loro abilità nelle pubbliche relazione, nella vendita della loro immagine a sponsor affermati e di grande visibilità. Altre donne chef imputano la discriminazione in ambiente ristorativo alla comune discriminazione del ‘gentil sesso’ in tutti i settori produttivi: la solita storia, una donna è meno produttiva, quindi guadagna meno, quindi ha meno tempo per affermarsi a livello professionale. Queste due argomentazioni sono sostenute anche da uomini chef e, allo stesso tempo, sono numerose le donne chef che lavorano, hanno una famiglia e sono imprenditrici di successo.

Alcuni rappresentanti della stampa nazionale negli ultimi anni hanno sottolineato la ghettizzazione delle donne nei concorsi, nelle classifiche e nei premi italiani, altri hanno sottolineato, a sostegno della tesi, che cucinare in famiglia e negli strati proletari e contadini della società è sempre stato appannaggio delle donne, ma ad alti livelli, per re e regine, in ambienti borghesi e aristocratici, i gastronomi sono sempre stati uomini, a causa del timore dei sovrani di venire avvelenati: si sa le streghe, le avvelenatrici, le figlie del demonio e le impure sono storicamente sempre state le donne. Ricordiamo brevemente i più celebri autori uomini di libri di ricette: Apicio nell’antica Roma, Bartolomeo Scappi e Maestro Martino da Como nel Medioevo, François Vatel, Marie-Antonin Carême, Anthelm Brillat-Savarin in epoca illuminista, Pellegrino Artusi e Auguste Escoffier all’inizio del Novecento e oggi da Gualtiero Marchesi ai fratelli Adrià fino a Alain Ducasse.