• Vanna Francesca Bertoncelli

Pino Bertelli, fotografo contro tutte le violenze


Un intellettuale ribelle, anarchico, eretico, con un approccio dissacrante verso il potere. Inconsciamente, romantico. Le sua fotografie, sintesi della realtà, sono sempre un pugno nello stomaco

Lui è uno strenuo difensore dei deboli di cui testimonia la vita con le foto, con i testi delle canzoni, con le pubblicazioni. Dalle sue molte esperienze, l’ultima in ordine di tempo è la partecipazione a Varese, presso il Castello di Masnago, al Festival Fotografico Europeo dove presenta “Piombino. Gente della città del ferro 1970-2014”, come altri lavori presenti in diverse gallerie e musei come il progetto fotografico “Contro tutte le guerre” conservato alla Galleria degli Uffizi di Firenze. Piombinese, giornalista e fotografo Pino Bertelli è un affabulatore. Nel catalogo della mostra, in un luogo magico dove natura ed arte si incontrano, scrive: «la gente della città del ferro è la mia gente… la cartografia del loro sudore appartiene a una storia antica… i loro volti, i loro corpi, le loro posture non tracciano mappe, anzi le scombinano… le loro memorie sono nella nostra vita da sempre e dureranno anche dopo la loro scomparsa… la dignità, il rispetto, la fraternità delle loro gesta sono disseminati su alture indimenticabili e i loro sorrisi sporchi di carbone e di ruggine hanno affidato al vento della storia le loro speranze, i sogni e i desideri di un mondo più giusto e più umano».

Cittadino del mondo, innamorato dell’idea di libertà e di giustizia, integralista circa i temi dell’accoglienza e della solidarietà fa parte di “Reporters sas frontieres” per una libera informazione. Un intellettuale neo situazionista, anarchico, eretico, con un approccio dissacrante verso il potere. Inconsciamente, romantico. La sua fotografia, sintesi della realtà, è un pugno nello stomaco. Immagini graffianti di Bambini violati. Donne perdute. Uomini sfregiati. Nel volume “La fotografia ribelle” (edizioni NdA Press, 2015) presenta 22 donne fotografe con una selezione d’immagini per ognuna. «La fotografia ribelle fatta da donne - afferma - è differente da quella maschile. Ha una creatività che si può definire radicale. Le donne rivoluzionano la fotografia contro una cultura egemonica, patriarcale. Sono portatrici di valori: la fecondità, la terra…». Carnefici e vittime. La violenza dell’uomo sull’uomo, dei potenti sui deboli. Il fermo immagine sul dolore rappresentato in molte delle sue declinazioni in uno sconvolgente e responsabilizzante faccia a faccia con l'osservatore. Un pressante invito a guardare oltre, non altrove.

La fotografia come elemento di narrazione, veicolo di emozione e riflessione restituisce dignità alle persone. Pino Bertelli: un nomade della vita. Atmosfere di mari e di porti, sottovento odore di salsedine e di cucina, compagnie dove circolano il libero pensiero ed il vino, “occhieggia spietata la critica e aleggiano il fascino dell’anarchia e l’utopia del cambiamento”. Fabrizio De Andrè, il maestro ed amico Pier Paolo Pasolini, Leo Ferrè, Isa dei Gabbiani e Piero, l’anarchico dei fossi livornesi accompagnano il suo viaggio verso l’ignoto. Volti che danno voce al silenzio degli ultimi. «La fotografia - dice Bertelli - può farci diventare migliori».

Photo © Pino Bertelli

Chi è | Vanna Francesca Bertoncelli

Laureata in Filosofia a Siena, vive tra la Sardegna e Grosseto dove da circa quarant'anni svolge attività di psicologo-psicoterapeuta, occupandosi di disturbi di personalità nell’adulto. Da anni porta avanti, con l’Università di Siena (sede di Grosseto) e con il Comune di Grosseto, un progetto su “la memoria e l’identità” in un’ottica che vede la collaborazione di discipline diverse a seconda dell’argomento trattato: lo sport, il writing urbano, la conservazione dei dati, l’arte pubblica, le barriere architettoniche, la qualità dell’abitare.

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