• Laura Cavalieri Manasse

Planet or Plastic? Se lo chiede il National Geografic americano con l'immagine che diventerà la


L'illustrazione usata per denunciare l'inquinamento marino mostra la punta di un iceberg in mezzo all’oceano, ma sotto la superficie si rivela un enorme sacchetto di plastica

L’illustrazione e la rielaborazione grafica dell’immagine sono dell’artista messicano Jorge Gamboa che aveva già presentato l’opera “Iceberg Plàstico” nel 2017 alla Biennale di manifesti della Bolivia, dove ha vinto il primo premio per la categoria “Manifesti politici e sociali”; il Senior Photo Editor del National Geographic, Vaughn Wallace l'ha fatta diventare la copertina di giugno della rivista americana, e gli ha aggiunto una domanda: “Planet or Plastic?” per porre l’attenzione su quello che è attualmente il problema più grave rispetto l’ambiente: l’inquinamento di tutti i mari del pianeta causato dall’enorme quantità di plastica che li affligge, problema la cui risoluzione non può più essere rimandata, problema che non riguarda solo i navigatori oceanici, gli scienziati, i giuristi, gli imprenditori o giornalisti, ma ogni abitante della terra, nessuno escluso.

Di questo mare nel mare, le plastiche monouso sono uno dei problemi maggiori. C’è di tutto: dai filtri di sigaretta alle bottiglie e ai tappi, dai bicchieri ai contenitori per cibo, ai cotton fioc che intasano anche i depuratori. Per non parlare delle microplastiche, ingerite da pesci e altri animali marini, ormai da anni nella catena alimentare: un boomerang insidioso che arriva diretto sulle nostre tavole. I rifiuti di plastica sono il più grave problema di inquinamento attualmente presente nei mari: più del 79% degli oggetti rinvenuti sulle coste Nord orientali dell’Atlantico, per esempio, sono di plastica o polistirene.

Photo © Justin Hoffman per National Geographoc

Come l’aria, anche l’acqua non ha confini, ed è meglio unire le forze per cercare di ripulire mari e oceani e soprattutto spendersi per non inquinarli più. Da dove partire? Intanto dalle buone pratiche che, un po’ a macchia di leopardo, sono attive in tutto il mondo. Alcune città e stati europei hanno già iniziato con dei provvedimenti: a Monaco di Baviera dal 1990 vige il divieto di utilizzare contenitori di bevande usa e getta, piatti e posate di plastica in eventi pubblici di grandi dimensioni. La città offre, in cambio, il noleggio di lavastoviglie mobili e set di stoviglie. Si stima che questo provvedimento abbia consentito di dimezzare la produzione di rifiuti.

Dal 2020 in Francia sarà vietata la vendita al dettaglio di generi alimentari in imballi di plastica. Una misura che fa parte della transizione energetica del paese verso la green economy. E ancora: in Norvegia è in vigore, dal 1994, un sistema di rimborso delle cauzioni per bottiglie e lattine di plastica. Nel 2012 il Paese scandinavo ha registrato tassi di recupero del 95%. I produttori che non aderiscono al sistema pagano un costo ambientale fisso per ogni barattolo o bottiglia, quelli registrati possono ricevere uno sconto sulla tassazione. A Copenhagen sono state aperte 60 fontane d'acqua potabile per incentivare il riutilizzo delle bottiglie.

Photo © Randy Olson per National Geographic

Per contrastare l'inquinamento da plastica, l'Italia nel 2012 ha messo al bando l'utilizzo degli shopper di plastica largamente distribuiti in negozi e supermercati, nel 2015 la sperimentazione nei porti del conferimento dei rifiuti ripescati senza costi a carico dei pescatori, ha approvato due articoli della Legge di Bilancio del 2018 sul divieto di utilizzo di microplastiche non biodegradabili nei prodotti cosmetici e nei cotton fioc, incrementando le occasioni dove trattare il tema della conoscenza del problema perché ogni cittadino possa dichiarare guerra all’usa e getta in plastica aiutato da alternative compostabili in commercio. Serve un cambio di rotta nella vita quotidiana di ogni cittadino, un incremento di sensibilità sociale e ambientale, una presa di coscienza che “tocca a noi” prima di tutto non inquinare, e tocca sempre a noi pulire se troviamo dei rifiuti abbandonati, a terra o in acqua perché, citando una canzone famosa, gli altri siamo noi.

Jorge Gamboa “Iceberg Plàstico”, 2017

Chi è | Laura Cavalieri Manasse

Segue la redazione del semestrale ArtApp e della sua piattaforma online, senza rinunciare a scrivere degli articoli sugli argomenti che l'appassionano, come la fotografia o il teatro. Collabora come editor per alcune case editrici e con tutti coloro che le chiedono un consiglio che li aiuti a scrivere in modo corretto e interessante.

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