• Giorgio Zorcù

Le porte in scena


Tre spettacoli teatrali che utilizzano una porta come elemento cardine del testo e della scenografia

Sara Donzelli in "La camera di sangue", Teatro degli Industri, Grosseto 2009 - Photo © Michele Ruffardi Santor

Ricordo una foto di Peter Brook sul palco delle Bouffes du Nord mentre tiene un seminario. Accanto a lui solo una porta aperta. La porta, la soglia, sono simboli potenti in teatro. Mi accorgo che tre spettacoli del nostro repertorio hanno proprio una porta al centro della scena.

Il primo è La Regina dei banditi. Volevamo esplorare il tema della Violenza e del Riscatto. Come reagire davanti a una violenza subita?

Cosa è giusto e cosa ingiusto fare? La scintilla dell'idea arrivò per caso.Incontriamo in un bar di Milano Federico Bertozzi, un amico attore e drammaturgo che non vedevamo da tempo; lui guardò Sara, attrice della compagnia, ed esclamò: “Ma sei uguale a Phoolan Devi!”. Era appena tornato dall’India e si era appassionato a quella storia.[...] In poco tempo diventò il loro capo, e a 16 anni guidava 40 banditi. Vendicava le violenze sulle donne, con le esecuzioni dei colpevoli nelle piazze dei villaggi. Diventò un fenomeno nazionale, inseguita da tutte le polizie, finché decise di arrendersi. Dopo 11 anni di carcere, data la sua grande popolarità, un partito di sinistra gli offrì la candidatura in Parlamento, e fu eletta per due legislature.

Sara Donzelli in "La Regina dei Banditi", PIM Spazio Scenico, Milano 2007 - Photo © Margherita Busacca

Nel luglio 2001, all’uscita della seduta del mattino, venne uccisa a colpi di pistola. Aveva 38 anni, ed ancora non sono mai stati scoperti i mandanti. Divenne una leggenda e un simbolo del movimento delle donne e delle caste basse. [...] Arrivò l’idea della porta: sarebbero avvenuti sotto un portale indiano al centro della scena, come un reperto archeologico sepolto nella giungla. In quel frame si sarebbe stagliata l’icona di Phoolan nella sua progressiva vestizione di guerrigliera; lì sotto sarebbero avvenute le sue trasformazioni. Intorno agiva la narratrice. [...]

Il tema iniziale passava in second’ordine: questa era la nuova urgenza, il colore più forte che emerse alla fine, la violenza degli uomini contro le donne. Quell’esperienza fu talmente forte che ci rimase il desiderio di approfondire il tema con un nuovo spettacolo.

Dopo molte letture ci colpì l’analisi di Barbablù fatta da Clarissa Pinkola Estés in Donne che corrono coi lupi. Seguendo la pista scoprimmo La camera di sangue di Angela Carter, che aveva fatto di Barbablù una versione contemporanea horror-neogotica, ambientata in un castello della Bretagna in mezzo alle maree. Su tutto c’era l’immaginario simbolista di fine ‘800, e aleggiava la figura di Gilles De Rais, il nobile del ‘400 considerato il primo serial killer della storia, che ispirò Perrault per la fiaba e successivamente Huysmans per il romanzo Là-bas (L’abisso), Georges Bataille, che scrisse sul suo famoso processo, e Pasolini per il film Salò o le 120 giornate di Sodoma.[...]

La cosa interessante era il punto di vista della donna-vittima, che in una lunga introspezione soggettiva svelava gli aspetti più profondi della psicologia femminile: l’ingenuità e l’ambizione della giovane donna, i sentimenti contrastanti di attrazione e repulsione, fino al terrore finale.

Sara Donzelli in "La camera di sangue", Teatro degli Industri, Grosseto 2009 - Photo © Michele Ruffardi Santor

Al centro della storia c’era una porta: l’acme era infatti lo svelarsi della porta proibita, dietro la quale si celava il segreto di quell’uomo, che voleva e non voleva essere scoperto.

La porta dell’indicibile, dell’intimità più profonda e violenta, un vaso di Pandora tutto maschile: quella di una stanza di tortura, con le tracce di tutte le precedenti spose uccise. La porta in scena questa volta era un fascio di luce, stagliato nei dardi cangianti delle altre luci, che si riflettevano su specchi dorati e si rifrangevano sul grande tulle bianco che faceva da fondale.[...]

Si arrivò alla decisione, all’urgenza, di lavorare sul tema della Cura. A Palermo avevamo conosciuto Lina Prosa, autrice di teatro e fondatrice del Centro Amazzone, un luogo straordinario dedicato alle donne colpite da tumore e operate al seno che univa Mito, Scienza e Teatro.

Ci aveva fatto leggere il suo Lampedusa Beach, che avevamo trovato bellissimo. Era la persona giusta a cui chiedere un testo; dopo tre anni di frequentazione e laboratori ci restituì La stanza del tramonto. Appunti sulla vita ordinaria di un mammifero; lo spettacolo avrebbe debuttato a Bologna dopo altri tre anni di prove e studi scenici.

el frattempo lei, dopo il successo della sua Trilogia del Naufragio alla Comédie-Française di Parigi, era diventata famosa, ed è oggi l’autrice italiana più tradotta e rappresentata all’estero. La porta appare subito, nella didascalia iniziale: “Fratello e Sorella stanno dietro la porta chiusa della stanza di un ospedale. A volte proviene dalla stanza un forte odore di alcool insieme al canto della madre segnato da una voce rauca e struggente”.

Estratto dall'articolo pubblicato su ArtApp 17 | LA PORTA

Chi è | Giorgio Zorcù

Direttore artistico, regista, produttore e animatore culturale

e coordina il Corso di Regia della Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi diretta da Renato Palazzi. Insieme all’attrice milanese Sara Donzelli fonda nel 2005 la compagnia Mutamenti. È attualmente impegnato nel Movimento italiano e internazionale delle Residenze artistiche per le Performing Arts.

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