• Carlo Pozzi

Quando canta il punto d'appoggio


Un excursus tra le architetture di quei maestri la cui ricerca ruota intorno al principio enunciato da August Perret: «l’architettura è l’arte di far cantare il punto d’appoggio»

Il "Monumento alla Terza Internazionale", un progetto (mai realizzato) di Vladimir Tatlin

Nel 1981 viene pubblicato “Emblematica della Tecnica”, un saggio di Ezio Bonfanti con particolari sottolineature del rapporto tra architettura e tecnica e delle sue differenti declinazioni e accentuazioni. Il ruolo della tecnica viene interpretata come un “monstrum” nelle architetture degli ingegneri dell’Ottocento, come il Crystal Palace, la Galérie des Machines, la Tour Eiffel. Nel secolo successivo sarà Le Corbusier a entusiasmarsi dei progetti degli ingegneri per il disegno di silos, navi, aeroplani e automobili: la tecnica viene accolta come motivo ispiratore del progetto di architettura, in contrapposizione a chi continua ecletticamente a disegnare edifici con paraste, modanature e capitelli. Contemporaneamente la ricerca artistica di avanguardia nella neonata Unione Sovietica si proietta in avanti tra Costruttivismo e Suprematismo, con progetti emblematici come quello di Tatlin per il Monumento alla III Internazionale (mai realizzato) o la torre delle comunicazioni di Vladimir Šuchov a Mosca, caratterizzata da struttura a traliccio d'acciaio dalla forma di un iperboloide di rotazione, messa in opera con metodo di montaggio "telescopico".

[...] Si conferisce prestigio all’elemento costruttivo, portandolo a dimensioni fuori scala: il vero riferimento è la tecnologia adottata dall’industria pesante, con riferimenti alla città futurista di Sant’Elia. In effetti si configura una reazione poetica delle avanguardie socialiste al turbamento provato nei confronti della freddezza del razionalismo dei grandi complessi di social housing, volti a risolvere il problema delle abitazioni. Arrivando ai nostri giorni, la celebrazione dell’emblematica della tecnica si svolge nell’elemento più fuori scala dell’architettura contemporanea: il grattacielo. Protagonista diventa però la tecnologia che, una volta risolti i temi strutturali dell’edificio, punta a innovative soluzioni sul piano della climatizzazione, introducendo all’interno sistemi di giardini, come nel “Commerzbank Headquarters” realizzato a Francoforte (1991-1997) da Norman Foster o a sistemi di gestione e recupero delle acque meteoriche, come nella “Hearst Tower”, realizzata dallo stesso progettista a New York nel 2006, edificando il nuovo grattacielo sul preesistente edificio Art Déco di sei piani progettato negli anni ‘20 da Joseph Urban.

La " Commerzbank Tower" progettata da Norman Foster, Francoforte (Germania)

[...] Altre soluzioni tecnologiche innovative vengono introdotte nel progetto di Renzo Piano per l’ampliamento della California Academy of Sciences (San Francisco 2008): la copertura si propone come un suolo sollevato, con l’aspetto ondulato di una nuova topografia; la parte vetrata sulla piazza interna è affiancata da un sistema di schermature che garantiscono comfort e prestazioni riguardo a illuminazione, isolamento acustico, controllo bioclimatico. Soluzioni più economiche e sostenibili vengono proposte nella Sala Polivalente “Le Grand Sud” (Lille 2013) dallo studio Lacaton-Vassal: un doppio serramento in EFTE conforma serre di due metri di profondità, con sistema automatico di ventilazione naturale, tende per la protezione solare, irrigazione; questo “pacchetto” ha il ruolo di controllo climatico dello spazio interno. In questi progetti, che costituiscono alcuni esempi capofila, si possono leggere i passaggi dalla freddezza di una tecnologia che schiaccia l’elemento naturale a un approccio più friendly e partecipativo.

Se dall’Europa il rapporto tra architettura e ingegneria introdotto da Le Corbusier evolveva verso l’enorme produzione high tech contemporanea, con grande diffusione nel Regno Unito e negli USA, in America Latina e soprattutto in Brasile l’insegnamento del maestro francese veniva precisato attraverso il ricorso allo slogan del suo collega e rivale August Perret: «L’architettura è l’arte di far cantare il punto d’appoggio». A differenza del più celebrato Oscar Niemeyer, maestro della linea curva organica, polemicamente contrapposta al razionalista angolo retto, la linea di ricerca che va da João Batista Vilanova Artigas a Paulo Mendes da Rocha (e prosegue oggi con i progetti di Milton Braga, Angelo Bucci e Alvaro Puntoni), si propone una continuazione/precisazione della ricerca del Movimento Moderno, coniugandola con una consapevolezza tecnico-strutturale particolarmente centrata sull’adozione del cemento armato, grazie anche alla economicità della manodopera a queste latitudini. Nel Club Nautico “Santa Paula”, con ricovero per le imbarcazioni (San Paolo 1961), Artigas, affiancato da Carlos Cascaldi, prima alunno poi socio nello studio, fa appoggiare il solaio su quattro pilastri a sezione decrescente verso l’attacco a terra, che avviene grazie a cuscinetti incernierati in acciaio, presi a prestito dall’ingegneria dei ponti.

Il "Club Nautico Santa Paula" progettato da Vilanova Artigas, San Paulo (Brasile)

[...] Nove pilastri a sezione circolare sono sul perimetro del grande atrio centrale, che si configura così come una grande piazza interna coperta, resa celebre da oceaniche assemblee studentesche. L’opera prima di Paulo Mendes da Rocha, vincitrice di concorso, è il Clube Atletico Paulistano (San Paolo 1958-1961): l’imponente struttura in cemento armato a vista e tiranti di acciaio viene distribuita lungo la circonferenza che disegna il volume che contiene il campo sportivo; i sei imponenti setti che reggono il vassoio della copertura, appoggiati al suolo come in un gioco di equilibrio, sono orientati assialmente in modo da coprire il meno possibile l’edificio. La Cappella di São Pedro, realizzata da Mendes a Campos de Jordão (SP) a partire dal 1987, presenta un’invenzione che punta ancor di più alla totale smaterializzazione dei prospetti, costituiti da vetrate sormontate da una parete in cemento armato: l’appoggio è “nascosto”, al centro dell’edificio, sotto forma di un importante pilastro circolare da cui sbalzano le travi orizzontali estradossate, che reggono il solaio di copertura. La straordinaria bravura degli architetti della scuola brasiliana, corredata da altrettanta modestia, attribuisce a un punto, fin qui quasi ignorato, quello dell’attacco a terra di una struttura che è parte decisiva della qualità architettonica di questi manufatti, il nuovo ruolo di emblematica della tecnica.

Chi è | Carlo Pozzi

Professore Ordinario in Progettazione Architettonica nel Dipartimento di Architettura di Pescara. Molti suoi progetti sono stati pubblicati nelle principali riviste di architettura, in “Storia dell'Architettura Italiana. Il II Novecento”, in “Almanacco di Casabella. Giovani architetti italiani '97/'98”, in “China Arch. 100 Italian architects and their works”. Ha pubblicato numerosi saggi, tra i quali: “Pescara e l'area metropolitana”,“Il clima come materiale da costruzione e altri scritti su Le Corbusier”.

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