• Stefano Semeria

Ricordando Bernardo Bertolucci e la sua rivoluzione


L'addio al grande regista italiano, nel ricordo del suo impareggiabile lavoro che ha scritto la storia del cinema mondiale

Bernardo Bertolucci sul set di "Prima della rivoluzione", 1964

Quando penso a Bertolucci, ripenso al suo primo film che ho visto: “Prima della Rivoluzione”.

Tanti sono i suoi film che hanno segnato la storia del cinema: “La commare secca”, “Ultimo tango a Parigi”, “Novecento”, “L’ultimo imperatore”, l’elenco sarebbe lunghissimo. Nel 1964, però, ha fatto un piccolo film, la sua seconda opera, portata a Cannes nella “Semaine de la Critique”. Lo scrive, lo sceneggia, lo dirige, alla musica ci sono Gino Paoli e Ennio Morricone, protagonisti sono la iconica Adriana Asti e il bel Francesco Barilli. È una storia che racconta dell’educazione sentimentale di un giovane ragazzo di Parma che dopo la perdita di un amico inizia una relazione con la zia, di poco più grande che viene in città per le vacanze. La rivoluzione è quella del cuore, ma anche quella della mente, la crescita delle emozioni, la potenza del desiderio come mezzo per superare il dolore, perché con Bertolucci è il desiderio il vero protagonista. Un desiderio che non è necessariamente carnale, ma è un tendere al piacere, all’appagamento, perché è in questo slancio che si possono superare i drammi e le debolezze umane.

Un'immagine del film

Guardiamo questo film come a un romanzo di formazione, ma porta anche a riflessioni su noi stessi, sulle scelte politiche e romantiche. I protagonisti, che hanno gli stessi nomi di quelli del libro di Stendhal “La certosa di Parma”, cercano di muoversi oltre gli stilemi della provincialità che li incornicia e costringe. Bertolucci è moderno, lavora con inquadrature lunghe, primi piani, particolari inquadrati ossessivamente, siamo chiusi nei confini della telecamera, ma sappiamo che c’è altro che il regista non ci fa vedere. Il gusto per l’eleganza formale e per una fotografia calibrata in ogni inquadratura è già formato ed evidente.

Da questa sua opera seconda, il regista mette le basi per quella poetica definita dai temi che lo accompagneranno per tutta la carriera: la politica, il sesso, la ribellione, la ricerca della bellezza. Quando penso a Bertolucci penso al coraggio di parlare di sesso, di raccontare l’amore che non si racconta, penso a un regista che sa dipingere l’innocenza di un bambino ricoperto dal ruolo di Ultimo Imperatore che vive nella stessa gabbia e con la stessa voglia di vivere e conoscere di una ragazzina che sa di poter ballare da sola. Bernardo Bertolucci ha insegnato al cinema italiano e a quello internazionale che si può parlare di politica e di amore con gli stessi toni e le stesse tecniche, perché il travaglio interiore è molto simile e che il sesso e la rivoluzione sono mezzi per raggiungere la parte più intensa del nostro essere.

Chi è | Stefano Semeria

Classe 1979, nato a Sanremo, ma cresciuto nella provincia di Arezzo, è un appassionato di cinema e della ricerca della bellezza in tutte le sue forme. Blogger e contributor per alcune riviste on line, è un libero professionista che si occupa di branding e di analisi di ricerca per privati e aziende

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