Separazioni e contiguità


Nei famosi romanzi di Oscar Wilde, Robert Musil e Robert L. Stevenson si evidenziano i passaggi che rivelano l'importanza di quanto accade dietro ad una porta

“Ognuno di noi ha Paradiso e Inferno dentro di sé, Basil,” gridò Dorian con un gesto furioso di disperazione”. Le Porte del paradiso e le porte dell’inferno sono attigue e sono dentro a ciascuno parrebbe, ma affidiamoci alla narrazione, al racconto.

Basil è stato condotto da Dorian a vedere la sua anima. Nel capitolo precedente il pittore non immagina cosa intenda Dorian quando gli dice: “Tengo un diario della mia vita, giorno per giorno, che non porto mai via dalla stanza in cui è scritto. Te lo mostrerò se vieni con me”.

Basil accetta di andare. Inizia così il capitolo XIII de "Il ritratto di Dorian Gray", parte in cui la parola “porta” è usata da Oscar Wilde 6 volte e 5 volte la parola “chiave”. Qui gli accadimenti avvengono oltre una porta chiusa, la porta della stanza che sta su in alto, dopo parecchie scale. [...] In entrambi i casi la porta realizza una discontinuità essenziale ai fini del racconto, una separazione ma anche una contiguità tra dentro e fuori essenziale per la trama, perché suggerisce una deviazione degli eventi rispetto all’atteso. La chiave può esser usata per accedere, ma anche per impedire l’accesso. [...]

“Prima” e “dopo”, come dentro e fuori, costituiscono le dimensioni della narrazione. Nel capitolo 122 de “L’uomo senza qualità” di Robert Musil, intitolato “Ritorno a casa”, Ulrich dopo aver attraversato “una porta cittadina” avverte un cambio d’umore: “una felicità viva, arcaica e cruenta e solenne invadeva l’anima”. [...] La porta svolge questa funzione narrativa, sia in quanto elemento architettonico, sia in quanto metafora tra due dimensioni intime e proprie della nostra coscienza, che comunicano (separate eppure collegate) tra loro perché il loro stesso significato non si darebbe se prima non le avessimo ipotizzate come separabili, salvo poi nei fatti della vita scoprire che è proprio dell’uomo unificare sperando forse di conciliare. Ma non sempre è possibile.

Lo apprenderà a sue spese Dorian Gray, attento a separare le due dimensioni dell’azione del tempo, chiudendo a chiave la porta al di là della quale è nascosto il suo segreto ritratto. Una stanza che è l’habitat tragico della vicenda: l’artificialità della separazione ha come epilogo tragico la deflagrazione della inevitabile re-unione delle due polarità.