"Spring" film di Justin Benson e Aaron Moorhead


Dalle radici profonde della Puglia, la storia di un amore che va oltre ogni confine

© Indie Film Academy

La fine della bella stagione è per molti di noi un momento di riflessione, un prezioso periodo accompagnato da una dolce malinconia per luoghi e persone che abbiamo conosciuto.

Questa sana malinconia ci accompagna lungo il viale delle emozioni e porta con sé bellissimi film.

La storia che vi voglio raccontare in questa fine estate è quella di Spring, il primo film americano realizzato assieme alla Apulia Film Commission e ambientato nella incantevole Polignano a Mare.

La Puglia vista da un americano innamorato

Vedere l’Italia attraverso gli occhi di uno straniero è sempre divertente e interessante, ma il lavoro di Justin Benson e Aaron Moorhead per questa pellicola è stato davvero speciale. Il territorio diventa protagonista di una storia ancestrale e affascinante. Evan è un giovane americano che ha da poco perso la madre e il lavoro e decide di fuggire per l’Italia, raggiungendo la Puglia.

Accolto da un fattore che gli offre una stanza in cambio di aiuto in campagna, si immerge in questa terra antica e affascinante. Il fattore è interpretato da Francesco Carnelutti, storico attore e doppiatore italiano che vediamo qui nella sua ultima interpretazione.

La vita del protagonista prende una nuova forma tra gli ulivi, i trulli e fra le strade della bellissima Polignano a Mare conosce anche l’amore per Louise, una ragazza affascinante e misteriosa con un segreto che affonda le sue radici nel mito e nella storia millenaria di queste terre. La rinascita interiore del protagonista va in parallelo con il fiorire delle piante e dei frutti che coltiva e allo stesso modo, il suo amore cresce.

Una diversità genetica, non ti rende un mostro

Il segreto che Louise cela al mondo è la sua natura mitologica, il suo essere una creatura che da oltre due millenni vive rigenerandosi ogni vent’anni. La bellezza e la forza stilistica della condizione della protagonista è l’assoluta coscienza della propria diversità: il cinema e la letteratura ci hanno abituati a storie d’amore transnaturali come quelle della saga di Twilight, alla mortale attrazione di Mina per Dracula, al romantico amore tra R e Julie in Warm Bodies;

ma Louise non porta lo stigma della maledizione: come lei stessa sostiene, non è un mostro, è solo un diverso tipo di umano. Come un tempo la scienza non poteva spiegare malattie come la rabbia