• Stefano Semeria

Stan & Ollie: una storia dal passato per pensare al presente


Il più grande duo comico della storia del cinema raccontato dal regista scozzese Jon S.Baird in una tournée teatrale nel Regno Unito negli anni ‘50, mostrato in un momento di massima debolezza

Stan & Ollie

Il cinema degli anni 2010 sembra aver una caratteristica comune: il desiderio di glorificare il passato. La domanda è se questa tendenza sia una mancanza di creatività oppure, se vogliamo essere più positivi, ci sia un desiderio di insegnare alle nuove generazioni cosa c’è stato di bello nel passato nell’unico modo possibile, adattandone il linguaggio. Per questo motivo vediamo sempre più remake di grandi classici, reboot di serie televisive, live action di classici animati e, non ultimi, biopic di grandi personaggi che hanno fatto la storia dell’arte del ‘900.

Stanlio e Ollio è, però, un biopic diverso dagli altri. Jon S.Baird regista che nel 2013 ci ha portato il bellissimo Filth e del quale attendiamo con ansia Rothchild con Mel Gibson e Shia LaBeuf, assieme allo sceneggiatore Jeff Pope (nominato all’Oscar per l’indimenticabile Philomena) ci racconta la storia vera di un’amicizia come forse non l’avevamo mai percepita.

Steve Coogan e John C.Reilly sono fenomenali interpreti di questa opera che non vuole mostrarci l’ascesa alla gloria di quello che probabilmente è stato il più grande duo comico della storia del cinema, ma portano in vita la discesa di una carriera gloriosa che si incendia un’ultima volta prima di finire. Due divi del cinema americano raccontati in una tournée teatrale nel Regno Unito negli anni ‘50, mostrati nella più profonda debolezza umana. Due uomini che per molti anni sono stati più colleghi che amici, ma che di fronte alla realtà che non tutto dura per sempre scoprono di piacersi molto di più di quanto pensassero. I due attori protagonisti hanno fatto un lavoro splendido sia a livello tecnico (Reilly ha dovuto sottoporsi a 3 ore di make up ogni giorno di riprese) sia a livello umano, in una intervista John C.Reilly ha dichiarato che la prima cosa sulla quale hanno lavorato è stato il rapporto tra loro due poiché solamente creando una forte dinamica di duo sarebbe stato possibile riportare in vita le gag di Stanlio e Ollio.

Splendide anche le due controparti femminili Shirley Henderson nel ruolo di Lucille Hardy e Nina Arianda in quello di Ida Kitaeva Laurel, anche se, forse per ragioni di maggiore teatralità del personaggio la moglie di Stan, ricorda più la precedente, Illeana, che la vera Ida.

Laurie Rose fotografa elegantemente ogni scena e incornicia gli attori e la storia in un calore che avvolge lo spettatore. A parte alcune logiche variazioni necessarie per una messa in scena più efficace, la ricostruzione è precisa e dettagliata, consiglio di guardarlo in lingua originale per poter apprezzare l’imitazione vocale che è davvero impressionante! Ma anche i gesti, alcune espressioni del viso, in questo film vi è molta reverenza verso i due grandi attori, ma anche e soprattutto verso il loro lavoro, a testimonianza di questo è probabilmente anche la variazione più profonda rispetto alla realtà: nel film la tournée inizia in piccoli teatri con un pubblico annoiato per concludersi verso gloriosi sold out, la storia narra purtroppo l’esatto opposto.

Così, mentre la salute di Oliver Hardy peggiorava, anche le performance perdevano di energia e il pubblico smise di celebrare i due attori, oramai simbolo di una comicità passata e un po’ opaca.

In realtà, tornati in America ebbero una nuova fama grazie al boom della diffusione della televisione che trasmise per anni i loro film, ma questa tournée fu effettivamente il loro ultimo lavoro insieme. In conclusione, credo che sia proprio in questa scelta narrativa la risposta al quesito che ci siamo inizialmente posti: il cinema moderno ha bisogno di ricordare il passato, magari anche migliorandolo, per poter portare modelli positivi alle nuove generazioni. Stan & Ollie è un film importante perché parla a persone lontanissime dai due protagonisti con un linguaggio senza tempo, quello dell’amicizia. Stan era quello che oggi chiameremo un workaholic e Ollie un seduttore che preferiva spendere tutto il donne e taverna (come avrebbe detto De Balzac), ma erano splendidamente umani e la scelta di coglierne la bellezza nel momento di massima debolezza anziché all’apice della carriera, è senza dubbio il modo più bello e significativo di dipingerne la grandezza.

Chi è | Stefano Semeria

Classe 1979, nato a Sanremo, ma cresciuto nella provincia di Arezzo, è un appassionato di cinema e della ricerca della bellezza in tutte le sue forme. Blogger e contributor per alcune riviste on line, è un libero professionista che si occupa di branding e di analisi di ricerca per privati e aziende

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