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Utopie di marmo


Intervista a Moreno Ratti, designer italiano, che lavora e abita a Carrara e ha scelto il marmo come unico materiale di espressione artistica e ricerca personale

“È una passione, non una professione” è il mantra che i cavatori a Carrara ripetono spesso. E non è difficile credere che la professionalità non sia sufficiente per sfidare le altezze vertiginose e il paesaggio verticale di Carrara. Da lontano sembra neve perenne, ma a un occhio più attento si rivela presto la geometria squadrata delle bancate, svelando il segreto di montagne marchiate per sempre dall’estrazione del marmo.

Gli abitanti della Versilia si riferiscono al processo di estrazione del marmo come coltivazione, un termine che sottolinea il ruolo dell’uomo nel processo di sbancamento della montagna. E anche in tempi recenti il processo di estrazione e lavorazione del marmo è una storia tutta umana di fatica, sacrificio e passione. Le strade per raggiungere le cave sono tutt’oggi tortuose e impervie. Le stesse montagne che ispirarono Michelangelo continuano ad ispirare artisti e architetti di fama mondiale: David Chipperfield, Santiago Calatrava, Vanessa Beecroft, Damien Hirst…

l nostro lavoro di galleria e di curatela di edizioni di oggetti unici di design ci ha portato spesso a confrontarci con il marmo, in tutte le sue fasi, dal momento dell’estrazione, per poi passare al design e alla lavorazione, fino al prodotto finito. Moreno Ratti, designer italiano, lavora e abita a Carrara: avendo scelto il marmo come unico materiale di espressione e ricerca personale, collabora con la nostra galleria Matter of Stuff dal 2013. Proponiamo a seguito una chiacchierata con Moreno.

Photo © di Daria Petrillo

Matter of Stuff (MOS): Chi è Moreno Ratti?

Moreno Ratti (MR): Sono un designer, nato a Carrara, la capitale del marmo. Dal 2013 uso il marmo come mezzo di espressione della mia creatività.

MOS: Come è nata la tua passione per il marmo e la decisione di occuparti di design in questo materiale?

MR: Da sempre il marmo è parte della mia vita, da secoli anima e travolge la città in cui sono nato. Dopo gli studi di architettura, attratto dall'idea di cimentarmi anche io con questo materiale, mi sono avvicinato al design. Design per me significa cercare di interpretare e rielaborare la vita quotidiana e ciò che ci circonda con una chiave di lettura nuova. Sono sempre stato circondato dal marmo, ed è proprio da questo materiale unico che è partita la mia ricerca. Il mio progetto consisteva nel recuperare gli scarti delle tante lavorazioni connesse al marmo, dall'estrazione alla scultura, e farli rinascere attraverso una nuova funzione.

MOS: Che difficoltà hai incontrato nel lavorare con questo materiale così prezioso e così delicato?

MR: Le difficoltà sono state parecchie. È stato molto difficile il primo approccio con i vari laboratori di produzione, che vedevano nella mia ricerca una perdita di tempo; non avevano interesse a sperimentare e confrontarsi con le mie idee di recupero e di riutilizzo degli scarti di lavorazione. A Carrara infatti la produzione è principalmente legata all’architettura, ciò implica una vendita del materiale in grandi quantità. La vera sfida è stata quindi quella di trovare artigiani che avessero voglia di mettersi in gioco, con i quali creare un confronto quotidiano alla ricerca di un equilibrio tra ottimizzazione del materiale, estetica e funzionalità.

Oggi le nuove tecnologie hanno reso più semplice l'approccio a questo materiale, permettendo davvero la realizzazione di qualsiasi cosa, i soli limiti sono legati ai costi che queste stesse tecnologie implicano. La produzione in marmo continua a nutrirsi dell'abilità e degli accorgimenti che la mano dell'artigiano riesce a mettere in opera, rendendolo uno dei materiali più difficili e costosi con cui lavorare.

MOS: Perché pensi sia un'utopia lavorare con il marmo per produrre oggetti di design?

MR: Utopia per me non corrisponde all'irrealizzabile ma a ciò che ancora non stato raggiunto. È la tensione futura a qualcosa di difficile realizzazione, è perciò quel motore che permette di creare un percorso creativo. Il marmo è stato per secoli sogno ed ispirazione. L'ornamento in architettura e la materia plasmata in scultura hanno alimentato l'utopia di tanti. La mia ricerca non si esaurisce nel cercare di adattare un materiale pesante e fragile alle esigenze quotidiane di una persona, ma nel rapporto intimo che lo stesso crea con chi lo possiede. Il marmo è un materiale pieno di archetipi, di echi e di storia.

La sfida per me sta nell'alleggerirlo non solo del suo peso materico ma anche del suo peso storico, per creare una relazione con l'eventuale fruitore e nel comunicare la narrazione che l'oggetto stesso si porta dietro. Un'altra utopia e sfida che alimenta il mio lavoro è quella legata al dialogo con l'industria del marmo. Per realizzare oggetti in marmo di design, serve elasticità e sperimentazione, due termini che non vanno molto d'accordo con le vecchie generazioni, legate ad un modello industriale. Nella maggior parte dei casi la sperimentazione, seppur la tecnologia sia molto avanti, è limitata da visioni imprenditoriali e conservatrici. Credo, sia necessario un ripensamento del prodotto legato al marmo, che prediliga la qualità e la ricerca alla quantità.

MOS: Com'è nata la Collezione Svelata?

MR: Quando la Galleria Matter of Stuff, con cui ho la fortuna di collaborare dal 2014, mi ha chiesto di disegnare un oggetto esclusivo per la loro prima collezione, è sembrato naturale proporre un lavoro tra arte e design. La scultura ha reso Carrara e il suo materiale famosi nel mondo. Mi sono sempre chiesto se era possibile realizzare un dialogo tra design e scultura, dove la scultura rappresenta la parte classica e non finita e il design la parte moderna e minimale. Così è nata Svelata, una collezione di vasi scolpiti a mano.

MOS: Che progetti hai per quest'anno e per l'imminente futuro?

MR: Continuerò a lavorare con il marmo e a sviluppare un dialogo tra questo materiale e il mondo del design. Il mio lavoro è così profondamente legato a questo materiale che ormai mi permette di essere invitato in giro per il mondo a raccontare la mia esperienza. Ho appena partecipato come docente ad un bellissimo workshop per studenti organizzato da Matter of Stuff, il "Matter of Stuff Student Residency" che ha permesso a studenti di tutto il mondo di visitare le cave di Carrara, capire i macchinari coinvolti nella lavorazione e produrre un oggetto di design in marmo.

Nel mese di agosto sarò a Taiwan per collaborare con il centro di ricerche e sviluppo RD Stone center di Hualien, per la seconda edizione del progetto "lo studio della pietra", a ottobre sarò in Turchia per un summit sul marmo insieme ad architetti del calibro di David Chipperfield e Mario Botta.

Chi è | Simona Auteri

Simona è co-fondatrice e co-direttrice di Matter of Stuff. Architetto e curatrice, e’ nata in Italia e vive a Londra, ha abitato in 7 paesi, tra cui Cina, Giappone e Stati Uniti. Trova emozionante ispirare nuovi design e collaborazioni tra designer e produttori, editori e curatori in tutto il mondo. La sua esperienza come architetto presso Heatherwick Studio e Kengo Kuma le ha apportato conoscenza e una visione interna al mondo del fare tra le persone piu’ creative nel mondo contemporaneo.

Chi è | Sofia Steffenoni

Sofia e’ co-fondatrice e co-direttrice di Matter of Stuff. Architetto e curatrice con sede a Londra. Nata e cresciuta a Venezia ha sempre tratto ispirazione dalla produzione artigianale connessa alla sua città. Ha sempre diviso il suo tempo tra l’architettura e il suo interesse per la fotografia, l’arte e l’artigianato, collaborando anche con Il fotografo Claudio Abate. La sua esperienza come architetto presso Acme, Foa e 3xn ha formato la sua passione per il mondo degli artigiani e del fare.

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