• Franco Avicolli

Venezia. Arte e città in una città d’arte


Nella sala San Leonardo, a partire dall'11 dicembre, sono in programma quattro giornate di arte e teatro, "un dialogo nello spazio tra testi, creazioni, parole"

© Corriere del Veneto

Che cosa può mai essere una città senza i suoi abitanti? E dico i suoi abitanti per sottolineare l’appartenenza e l’appartenersi nelle sue varie forme possibili e soprattutto in quella modalità che ben rappresenta l’interprete, l’osservatore interessato, partecipe e coinvolto che guarda i palazzi ed entra nelle loro storie, che contempla gli spazi aperti e conosce il nome di una possibile forma della libertà, si allinea alle le vie – siano esse strade o canali – e ne carpisce la sicurezza della direzione certa seppure ambigua, va con l’andare delle persone di fretta o con lentezza, e sente in tutto ciò un modo di essere che è visione e sapere, suggerimento. Possibilità e tempo aperto. Che si reca al mercato per entrare nelle abitudini degli abitanti o soltanto per partecipare al sorriso dei volti di chi offre e di chi domanda, per sentire il profumo della frutta e vederne il colore, la varietà delle merci, immaginare il sole dei luoghi dove esse sono maturate, per incontrare amici e scambiare saluti, auguri, speranze, appetiti. Ed essere.

La storia e le storie trovano nella città l’incontro felice che rinnova l’una e le altre, e ritraccia il percorso solido della città stessa, del tempo accumulato e degli occhi che lo risvegliano e prendono luce guardando, come avviene a chi cerca e sente che altre storie sono possibili. Ed essere l’artista che le racconta. Proprio come fanno le città che dicono che cosa pensano dei loro abitanti, come accade al fabbro che cammina orgoglioso per la sua calle e con lui lo speziale e il remer o l’avvocato e il pasticciere nominati nei luoghi che sono i loro e quelli della città in un gioco del riconoscimento che diventa storia e poi molte storie e infine racconto, parola e disegno, l’antico ponte di legno di Rialto e racconto di Carpaccio e ponte di Da Ponte, processione a San Marco che è piazza e immagine, interpretazione, luogo e senso, la città e la sua arte.

Mercato di Rialto, Venezia | Photo © Andrea Raia

Ed è un gioco che a Venezia è magia, per questo essere città che rende così uniche le cose e gli atti per questo loro appartenere al tempo, al senso e all’obbligo del luogo che guarda il mondo da un territorio incerto e comunque almeno doppio che lascia spazio alle storie senza smettere di essere storia. Così la passeggiata seppur breve si allunga oltre i ponti, non è mai solitaria lungo le calli dai nomi che ti accompagnano con qualche senso e non è semplice visita nelle molte chiese che sono luoghi per molti culti, e l’andare per canali con la folla o con una topetta o in gondola, illuminati dal sole o dentro la nebbia, è un andare e un sentire, è varietà del tempo meteorologico, come lo è finanche la luce che la città fa sua e restituisce con l’acqua o con la pietra bianca per diventare una sfida lanciata all’artista, al pittore che la vede andare oltre sapendo che il suo pennello è riuscito a coglierne un solo istante che è ora la sua città. C’è la storia, allora, di Venezia e le storie che si intrecciano con il suo essere città che guarda il mondo dall’acqua e stimola il racconto, dove essa vive rivisitata per essere ancora città e nuova possibilità, esperire che diventa forma. Arte e città, appunto.

Chi è | Franco Avicolli

Direttore del Centro Culturale Micromega Arte e Cultura (MAC) di Venezia. È stato direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Córdoba (Argentina); esperto presso l’Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico; Ricercatore presso l’Accademia delle Scienze di Cuba. Responsabile dei rapporti internazionali dello IUAV, è Membro Corrispondente del Seminario di Cultura Messicana. La città di Córdoba lo ha insignito del titolo onorifico “Jerónimo Luís de Cabrera”. Collabora con la pagina culturale "Domenica" del Sole 24

#FrancoAvicolli #Venezia #Rialto #PiazzaSanMarco

Schermata 2020-01-20 alle 17.09.20.png
Sostieni ArtApp!

Ti è piaciuto ciò che hai appena letto? Vorresti continuare a leggere i nostri contenuti? ArtApp è una rivista indipendente che sopravvive da più di dieci anni grazie a contributi liberi dei nostri scrittori e alle liberalità della Fondazione Bertarelli.

Per supportare il nostro lavoro e permetterci di continuare ad offrirti contenuti sempre migliori Abbonati ad ArtApp. Con un piccolo contributo annuale sosterrai la redazione e riceverai i prossimi numeri della rivista direttamente a casa tua.

Scelti per voi

FB-BANNER-01.gif

© 2020 Edizioni Archos P.IVA 02046250169 - ArtApp | semestrale | Anno XI | Reg. 03/2009 Tribunale di Bergamo

  • Facebook - Bianco Circle
  • Instagram - Bianco Circle