• Laura Cavalieri Manasse

Villa Girasole, il sogno di bio-edilizia moderna a risparmio energetico

Progettato da Angelo Invernizzi e costruito nel 1935, l'edificio era in grado di ruotare su se stesso compiendo una rivoluzione di 360° per seguire il movimento del sole


Villa Girasole, Marcellise (VR)


Nella seconda metà degli anni '30 del secolo scorso, l'ingegnere progettista Angelo Invernizzi decise di costruire un'insolita casa di campagna per la sua famiglia a Marcellise, nella periferia di Verona. L'edificio che aveva in mente seguiva il principio di un girasole, le sue finestre si sarebbero sempre rivolte al sole. All'inizio aveva pensato di farlo ruotare di soli 180°, ma durante la progettazione arrivò all'ambizioso traguardo dei 360°.


La Villa fu costruita dal 1929 al 1935 e venne considerata dagli esperti un capolavoro del Razionalismo con la supremazia della ragione umana sui limiti fisici, dell’Art Déco con i fasti decorativi al suo interno, e del Futurismo con la realizzazione concreta dell’utopia futurista di un immobile che si muove.



Con Angelo Invernizzi collaborò l'architetto e scenografo veronese Ettore Fagiuoli che ne curò la “veste architettonica” (come usavano dire a quei tempi) l’arredamento interno e l’abitazione del custode, e l'ingegnere meccanico Romolo Carapacchi che progettò il movimento dell'edificio, la cui rotazione era affidata a dei rulli che percorrevano delle rotaie circolari e appoggiavano su una ralla in acciaio, un meccanismo che l’ingegnere prese dal funzionamento dei treni e delle ferrovie. Angelo Invernizzi eseguì i calcoli per le strutture principali in cemento armato e acciaio, e per gli elementi sia mobili che statici. Due ali simmetriche ad angolo retto del blocco residenziale dell'edificio, che racchiudevano il settore del terrazzo-solarium, costituivano una parte residenziale mobile che ruotava sul volume cilindrico stazionario della villa. L'intera massa della casa fu trasferita su ruote, simili a quelle ferroviarie, che si muovevano lungo binari disposti concentricamente del cosiddetto parterre.



La velocità di rotazione impostata dall'ingegnere fu di 4 millimetri al secondo, che permise di compiere una rivoluzione completa dell'edificio in 9 ore e 20 minuti. Il movimento della Villa poteva essere eseguito sia in senso orario che antiorario. La casa era azionata da due motori da tre cavalli. Nel documentario del 1995 “Il Girasole, A House near Verona” del regista Christoph Schaub, la figlia dell’architetto, Lidia Invernizzi narrò la vita ai tempi in cui gli ingranaggi funzionavano, quando nel periodo della raccolta dei ciliegi in estate tutta la famiglia si trasferiva in questa casa di vacanze futurista: «Si muoveva come un orologio, con un movimento impercettibile. A volte poteva guardare la valle, a volte le colline e a volte i ciliegi. Tutto era così lento, come durante una passeggiata. Le immagini che si vedevano attraverso le finestre erano il segreto degli spazi di casa. Alzando gli occhi dal mio libro vedevo ogni volta un quadro nuovo ritagliato nel paesaggio. Erano sempre vedute nuove e con una luce diversa, eppure non avevamo percepito nessun movimento. Questi quadri mutevoli erano stati l’invenzione di papà».



Nei primi anni duemila la Villa cominciò ad accusare numerosi danni a causa dell’erosione dell’acqua, e il terreno di sottofondazione ebbe un cedimento. La struttura, dal peso di 1.500 tonnellate, deformò le rotaie su cui poggiava e da quel momento la Villa non ruotò più. Attualmente è ferma e fissa nella sua posizione più rappresentativa, simmetrica rispetto all'ingresso principale e, nonostante sia proprietà di una fondazione bancaria veronese, è sconsolatamente chiusa e non si intravvedono all’orizzonte prospettive per il suo recupero.

1/2
Sostieni ArtApp!

Ti è piaciuto ciò che hai appena letto? Vorresti continuare a leggere i nostri contenuti? ArtApp è una rivista indipendente che sopravvive da più di dieci anni grazie a contributi liberi dei nostri scrittori e alle liberalità della Fondazione Bertarelli.

Per supportare il nostro lavoro e permetterci di continuare ad offrirti contenuti sempre migliori Abbonati ad ArtApp. Con un piccolo contributo annuale sosterrai la redazione e riceverai i prossimi numeri della rivista direttamente a casa tua.

Scelti per voi

FB-BANNER-01.gif

ArtApp © 2021 Edizioni Archos. Tutti i diritti riservati. P.IVA 02046250169 | Anno XI | Reg. n.03/2009 Tribunale di Bergamo

Rivista indipendente accreditata presso il MIUR-CINECA codice E201912 ARTAPP (print) - ISSN: 2037-1233