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Bruno Cordati: tre quadri e una mostra

Un ricordo dell'artista, in occasione della mostra a Barga (LU) che dopo trent'anni lo celebra alla Fondazione Ricci


Bruno Cordati, Dorme sulle scale (particolare) | Collezione Famiglia Pieroni


Il nonno Amedeo emigrò negli Stati Uniti nel 1887 su una nave a vapore, la Kaiser Wilhelm II, lavorò duramente, ebbe successo, costruì insieme ai fratelli una catena di ristoranti, i famosi Pieroni’s di Boston.


Nel 1925 ritornò a Barga e si fece costruire una casa nel Piangrande. Voleva che fosse la più bella e che avesse una torre. Affidò a Bruno Cordati, allora giovane artista, il fregio sotto la gronda e le belle decorazioni che ornavano le stanze all’interno: una a grappoli d’uva, un’altra con ninfee bianche appoggiate sulla superficie dell’acqua luccicante. Nella sua camera da letto c’era una ghirlanda di glicini e una riga sottile d’oro scandiva le pareti azzurre. Era una casa dai soffitti alti ed ornati, il cui ricordo è ancora vivo, e non per caso rimane il luogo dove molto spesso sono ambientati i miei sogni.


Bruno Cordati, Dall'altana | Collezione Famiglia Pieroni


Quando la casa fu finita il nonno comprò da Cordati tre quadri per la sala. Erano: Dall’altana, Riposo e Dorme sulle scale. Sono sempre stati lì, al centro della parete lunga di quella stanza dove andavo a studiare nell’estate perché fresca e silenziosa. Dall’altana mi è sempre piaciuto. C’è la luce chiara, l’aria pulita della mia Barga e le due ragazze sono serene, innocenti, dolci, dipinte con mano leggera, con tenerezza, con un po’ di quella armonia che animava l’universo dell’artista.


I tre quadri sono rimasti nella nostra famiglia e mi commuove pensare che siano esposti nella bella mostra Bruno Cordati. Il tempo della guerra e il tempo della vita inaugurata ora a Barga alla Fondazione Ricci.


Il mio babbo era un pilota militare da caccia nella Regia Aeronautica. Nel 1944 era tornato a casa in attesa che la guerra finisse. Non aveva più senso volare e impiegava il tempo a dipingere nella torre di quella casa, dove la luce, che entrava da nord, spingeva sulle tele i chiaroscuri rubati alle falde della Pania e degli Appennini lontani. Leggeva i libri proibiti della hard generation: Steinbeck, Dos Passos, Kerouac, Hemingway. Mi ha lasciato una biblioteca che più tardi costituì la base delle mie letture.


Bruno Cordati, Giochi di ragazze | Proprietà del Comune di Barga (LU), Sala Consiliare


Conosceva Cordati e di tanto in tanto lo andava a trovare nello studio della vecchia Barga e mi portava con sé. Avevo sei o sette anni. Il mio naso arrivava appena all’altezza del tavolo dei colori, ma ho un ricordo vivo di quelle visite, affascinato dall’atmosfera dello studio, fra cavalletti sparsi, pennelli, colori, immagini, luce e svolazzi di stoffa. C’era una sedia disposta contro un fondale drappeggiato per chi posava come modello per un ritratto. Lo studio aveva un odore piacevole, del ginepro misto al burro di cacao della tempera grassa e dell’acqua ragia. Mi affascinavano quelle tele che si riempivano dal nulla e raccontavano di volti e di paesaggi che spero si conservino per sempre, semplicemente perché l’occhio di un pittore li ha salvati dalla decadenza inevitabile del tempo.


Una volta Cordati ci fece vedere un quadro dove in un angolo aveva dipinto due figure nere, forse due foche, con occhi gialli e lunghi baffi, completamente estranee al soggetto del quadro «Ho provato a essere surrealista – spiegava - è un esperimento». Il babbo era incerto, «Non ti piace vero, Albano? A te piace più questo?» aggiunse Cordati indicando un altro quadro, l’Attesa, che raffigurava la sera di uomini stanchi attorno a un tavolo. Era una pittura molto realistica, forse di qualche anno prima. Ricordo che il babbo scosse la testa e disse «Quella no. Ma quella, piuttosto» indicando, ne sono sicuro, le figure sfumate nella magica luce del mattino di Giochi di ragazze. Cordati sorrise. Fui d’accordo anche io.


Nel febbraio dell’anno 2000, mezzo secolo dopo, vivevo a New York dove dirigevo l’Istituto Italiano di Cultura. In occasione della visita di una delegazione della Provincia di Lucca riuscii ad avere proprio quel quadro che esposi con molto successo e molta nostalgia nella parete d’onore dell’Istituto.


Bruno Cordati, Riposo | Collezione Famiglia Pieroni


Con la mostra Bruno Cordati.Il tempo della guerra e il tempo della vita, la Fondazione Ricci continua la sua missione d’inserimento dell’arte della Valle del Serchio nella straordinaria stagione artistica del Novecento, proseguendo l’impegno nella valorizzazione del patrimonio culturale, artistico e storico di Barga e del suo territorio. Estraggo dal catalogo, a cura di Anna Maria Zampolini, Marzia Ratti e Cristiana Ricci, le note che seguono:


Le opere di Bruno Cordati esposte nella mostra non rispecchiano la complessità e la completezza dell’iter artistico del pittore, ma costituiscono un approfondimento sul suo periodo giovanile e sulle vicende personali vissute tra la Grande Guerra, cui prese parte come ufficiale di fanteria, e il ritorno a Barga.


La cronologia si orienta prevalentemente intorno alle opere fra gli anni Venti e Trenta e arriva fino agli anni Quaranta, continuando a osservare l’evoluzione del genere del ritratto da parte dell’autore. Bellissimi fra gli altri un autoritratto giovanile (1912-15) e il ritratto della moglie Tilde (anni ’20).


La pittura di Bruno Cordati dal primo al secondo Novecento rispecchia nel suo insieme l’evoluzione di un linguaggio artistico, passato dalle raffinatezze figurative novecentiste alle sofferte composizioni del secondo dopoguerra, nelle quali la figurazione, mai del tutto abbandonata, soggiace a un trattamento materico e gestuale di derivazione informale e diventa espressione della poetica del pittore.


Nell’ultima sezione della mostra sono esposte le opere tra gli anni ‘60 e ’70, a dimostrazione del percorso non solo artistico, ma di vita di un pittore che fece della sperimentazione una sfida quotidiana con sé stesso per il suo modo di intendere la pittura in chiave esistenziale.


C’è poi una sezione dedicata al “Talento di Bruno Cordati” come decoratore. Un’attività che lo accompagnò per un tratto del suo lungo percorso artistico, ma rimasta poco conosciuta fino al 2021 quando è stata approfondita nell’analisi, curata da Cristiana Ricci, delle decorazioni esterne e interne dei molti villini costruiti a Barga, tra gli anni Venti e Trenta del Novecento, da emigranti che ritornavano dopo una vita fatta di lavoro e fatica al paese dove erano nati.


Queste decorazioni di interni, pur nel loro contesto privato e quindi in ambiti limitati, assumono una vera valenza artistica. Sicuramente contestualizzate nel periodo di attuazione, testimoniano l’attenzione di Cordati verso la Natura come rifugio per l’uomo, luogo dove rigenerarsi, ritrovare armonia ed evadere dalle fatiche.


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© Edizioni Archos

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