Estetica ecologica come pensiero sostenibile

La sostenibilità ambientale non può prescindere da un’estetica che nella nostra cultura si chiama arte, della quale l’architettura è parte e di cui si nutre

Hernesaari saunas Löyly, Avanto Architects, Helsinki - Foto: © kuvio.com

Dieter Hoffmann-Axthelm, diciott’anni fa, riteneva ormai desueta l’immagine dell’architettura quale mediazione tra l’uomo e l’ambiente (Lotus dicembre ’93) definendo, nello stesso articolo, «l’architetto come lo specialista dell’aspetto, dell’immagine; anche quando l’architettura tratta di ecologia – dice – lo fa dal punto di vista estetico». Ma l’estetica ecologica ha ben poche chances nel limitare l’usura del nostro pianeta e del resto, come insegnava Hannes Meyer, direttore del Bauhaus, “costruire non è un processo estetico”. Yves Michaud sostiene che “il XXI secolo è l’epoca del trionfo dell’estetica, dell’adorazione e del culto della bellezza”.


Non sono affatto convinto della teoria di Hoffmann e ritengo improprio e riduttivo riunire le diverse attitudini e specializzazioni dell’architetto sotto il solo grande ombrello dell’estetica, considerata l’unico mezzo di comunicazione e convinzione. In difesa di un’architettura sostenibile, perché in grado di possedere poteri terapeutici nello spazio abitato, sono portato a differenziare l’approccio progettuale di molti architetti-designer contemporanei da quello dell’architetto vitruviano. Progettisti di entità diverse per scopi diversi anche se spesso, forse, pericolosamente riuniti in un’unica persona.


“Vitruvio è radicale nella sua condanna incentrata solo su un intendimento astratto e unilaterale – intendimento riduttivo e falso che oggi paradossalmente si presenta non di rado sia in versione solo tecnicistica sia in versione solo artistica – dell’etica della convinzione” (Nicola Emery, Edizioni Idea). Le tematiche di sostenibilità – i tetti verdi, le installazioni ecologiche di facciate vegetali, i collettori fotovoltaici, che in termini energetici sono più costosi di quanto producono – vengono troppo spesso affrontate in modo estetico più che di contenuto. Rappresentazioni del desiderio di un ambiente ecologico. Affatto deprecabili, ma solo tecniche di buona volontà con le quali saturare il bisogno di ecologia. Esercizi funzionalisti spesso acritici, virtuosismi solo per un esibito formalismo. Niente a che vedere con i postulati vitruviani dell’architettura, che come scopo principale hanno quello di aver cura dell’oikonomia, della convenienza.


Bosco Verticale, © Stefano Boeri Architetti Milano