La crisi dell’individuo: dall’identità liquida all’identità gassosa

Intellettuali, sociologi e filosofi si interrogano da alcuni anni sui mutamenti l'identità individuale, oggetto e vittima dei social network


"Decalcomania" René Magritte, 1966


“Altri attori da destra: «Finzione? Realtà! realtà!»

Altri attori da sinistra: «No! Finzione! Finzione!»

Il padre (levandosi e gridando tra loro): «Ma che finzione! Realtà, realtà, signori! realtà!»

Il capocomico (non potendone più): «Finzione! realtà! Andate al diavolo tutti quanti! Luce! Luce! Luce!»”

Luigi Pirandello, “Sei personaggi in cerca d’autore”, ultimo atto


Che l’uomo contemporaneo stia progressivamente cedendo parte della propria individualità in favore di un'unica e più uniforme identità di massa non è certo un argomento nuovo. È oltre mezzo secolo che intellettuali e filosofi si interrogano su questo tema, considerato uno dei nodi centrali della cosiddetta “crisi dell’individuo”. Le dinamiche della società dei consumi e le innovazioni tecnologiche hanno prodotto nell’individuo un malessere invisibile, ma ben radicato nella sua coscienza apparentemente stabile ed equilibrata. L’identità individuale, sfibrata dalla frenesia consumistica, tende ad assottigliarsi, a svuotarsi, a depersonalizzarsi sempre più: quando un elemento è fragile si omologa all’insieme, alla massa; così per la coscienza umana.


La vena consumistica insita nella nostra etica ci immerge in una dimensione in cui ciò che si ha determina ciò che si è: “Consumo, dunque sono” (2007). Si intitola così una delle ultime pubblicazioni di Zygmunt Bauman, noto filosofo contemporaneo. È sua la fortunata definizione di “identità liquida”: incapace cioè di mantenere una forma, ma pronta a mutare la propria consistenza a seconda del contesto in cui si trova. I macroscopici cambiamenti degli ultimi decenni hanno