• Carlo Pozzi

Il Moderno e i suoi cromatismi

Negli anni Trenta, in architettura, si è affermato il Movimento Moderno in cui il colore e la scelta dei materiali sono stati gli elementi fortemente distintivi dei progetti degli architetti che ne facevano parte

Kilometro Rosso, Bergamo

“Ognuno è orientato su determinati colori che dominano la sua psiche. Ognuno è – in modo consapevole o inconsapevole – attratto da questa o da quella armonia di colori, che rappresentano un bisogno della sua sensibilità più profonda. Si tratta perciò di dare ad ognuno la possibilità di conoscersi riconoscendo i propri colori. Ecco perché sono nate le tastiere di colori. Credo che queste possano diventare uno strumento di lavoro preciso ed efficace, che ci permetterà di stabilire, all’interno delle abitazioni moderne, una policromia architettonica che risponda alle necessità e alla natura di ciascun individuo.”

Le Corbusier


I rapporti tra arte e architettura hanno visto scambi continui in entrambe le direzioni: l’architettura entra nell’arte negli affreschi di Giotto della Basilica di San Francesco ad Assisi o nelle indicibili rappresentazioni di Piero della Francesca. L’arte entra nell’architettura con i quadri di Mondrian e Van Doesburg che si cristallizzano in casa Schröder a Utrecht progettata da Gerrit Rietveld e che ancora oggi orientano i contemporanei con le loro scelte basate sulla geometria e sui colori primari.


Wozoco, Amsterdam

[...] Questo insegnamento pervade anche l’opera di Bruno Taut e i suoi quartieri residenziali, dalla famosa Großsiedlung Berlin Britz alla meno nota città giardino di Falkenberg (Berlino-Grünau), soprannominata “la scatola dei colori”. Il messicano Luis Barragan dipinge i muri grezzi di cemento intonacato delle sue architetture, pubbliche (Torres de Satélite, Caballeriza San Cristobal) o private (casa Gilardi, casa dell’architetto), con colori vivaci della tradizione latino-americana: i volumi e gli spazi assumono qualità plastico-scultoree quando “bagnati” da luce radente. Le Corbusier, assieme pittore, che forse ha anche creduto di potere insidiare nientedimeno che l’autorità indiscussa di Pablo Picasso, e architetto supremo, gioca la carta del colore applicato alle superfici intonacate della Cité Frugès a Pessac: non solo sulle pareti all'interno, ma anche negli esterni. [...]


Le cappelle della stereometrica chiesa del convento de La Tourette hanno ancora i colori di Mondrian (soffitto blu, parete di fondo gialla, interno del “canon a lumière” rosso) e persino i tubi dell’acqua in vista nei corridoi sono blu o rossi, a sottolineare all’esterno lo stato termico dei flussi che vi scorrono dentro. I brise-soleil del palazzo di giustizia di Chandigarh che si ingrandiscono inarcandosi verso l’alto, sotto una sorta di riproposizione di un frammento di acquedotto romano, sono colorati a tinte vivaci e così i setti, con lato corto arrotondato, che segnano l’ingresso (qui il verde sostituisce il blu, confermando, con un’eccezione, la regola). La cappella di Ronchamp vede invece esplodere, oltre a un fin troppo sottolineato – in quanto imprevisto - organicismo, la presenza dell’artista a fianco dell’architetto, nella porta “pivotante” maiolicata e nelle piccole vetrate delle finestre medievalmente strombate: artista e architetto radunati nella stessa persona.


Nexus World Fukuoka, Giappone


Chi mira a essere il nuovo Le Corbusier, Rem Koolhaas, usa il colore come un materiale da costruzione tingendo di un nero intenso le pareti del basamento curiosamente sollevato delle abitazioni del complesso residenziale Nexus World a Fukuoka (Giappone), rendendole vibranti grazie alla plasticità del bugnato in calcestruzzo prefabbricato, che cita con ironia le tecniche lapidee tradizionali giapponesi; passa al totalmente bianco del volume in cemento armato della nuova torre della Fondazione Prada a Milano, in contrappunto – forse dissonanza - con la preesistenza industriale tinteggiata con vernice dorata; concede una gradevolezza multicolor alle sedute dell’auditorium della Kunsthal di Rotterdam. [...]


Lo spettro cromatico utilizzato dallo studio tedesco è in genere corredato di trentatre colori differenti organizzati in sette famiglie; ogni famiglia viene selezionata in modo che ciascuna parte dell’edificio accentui uno specifico colore guida, che lo relaziona cromaticamente con il contesto. Lo studio olandese MVRDV gioca più volte con la scatola dei colori: dal primo complesso residenziale realizzato ad Amsterdam, “Wozoco”, caratterizzato da corpi fortemente aggettanti al “Silodam”, un isolato lungo un molo di Amsterdam che contiene 157 appartamenti, ciascuno con caratteristiche uniche con la sottolineatura coloristica dei diversi livelli in cui sono strutturati alloggi come container per famiglie a basso reddito e anziani, impiegati e artisti, alle case unifamiliari, realizzate sull’isola di Hagen: in questo caso la costruzione basata sul risparmio genera interessanti invenzioni quali un rivestimento di materiale unico per i blocchi prefabbricati (tegole di laterizio, alluminio, pannelli in fibrocemento) che uniforma l’intero volume (dal tetto alle pareti): il colore è chiamato a differenziarle.


Jean Nouvel ricerca l’effetto opposto e punta a unificare l’immagine che il nuovo insediamento produttivo presenta sull’autostrada Bergamo-Milano attraverso un lungo muro colorato della lunghezza di 1.000 metri: il Kilometro Rosso! Sempre nell’area urbana della grande Milano, da una ventina d’anni esiste un’opera d’arte che ha cambiato l’architettura: l’artista Dan Flavin è stato chiamato a “colorare” gli spazi interni dell’austero progetto della chiesa di Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa, edificata con l’obiettivo di portare qualità nella periferia, da Giovanni Muzio, iniziatore ed esponente più rappresentativo del movimento artistico “Novecento”.


L’immagine complessiva di questa architettura sacra ha carattere decisamente monumentale, ma spogliato dalle decorazioni e da accessori superflui: il ruolo principale lo assume la copertura a botte rigorosamente geometrizzata, realizzata in cemento armato sottile e elementi in cotto, che poggia su una sequenza di colonne in pietra classicheggianti e indirizza lo sguardo verso l’altare maggiore che diventa architettura grazie a un ciborio in pietra che poggia su quattro colonne minori. Questo rapporto tra elementi neoclassici - figli dell’eclettismo - e geometrie elementari - che introducono al razionalismo - è la cifra che spinge in avanti il progetto e lo fa entrare decisamente nella modernità.


Dan Flavin per Santa Maria in Chiesa Rossa, Milano

A portarlo nella contemporaneità dell’oggi sono i mistici colori dei neon di Flavin: «La luce diffusa dai neon colorati suggerisce qui un percorso simbolico: azzurro per la navata dalla volta a botte, rosso per la crociera e giallo per l’abside, fulcro visivo dello spazio. Grazie alla forza espressiva del colore, l’intervento allude così alla progressione che va dalla notte all’alba e al giorno, evocando il viaggio della salvezza dell’uomo, chiamato a nascere, ad accettare il sacrificio della Croce per accedere alla risurrezione e alla gloria. L’aspetto simbolico è ancora richiamato, quando, di sera, l’illuminazione proviene dall’interno, trasformandosi in uno spazio d’irradiazione di luce. Attraverso i tubi fluorescenti, Flavin ripropone in questo modo dal punto di vista liturgico una concezione luministica intesa come rivelazione dello scorrere del giorno, dall’aurora fino al tramonto.» Padre Andrea dall’Asta.


Estratto dall'articolo pubblicato su ArtApp 22 | IL COLORE ➝

Chi è | Carlo Pozzi

Professore Ordinario in Progettazione Architettonica nel Dipartimento di Architettura di Pescara. Molti suoi progetti sono stati pubblicati nelle principali riviste di architettura, in “Storia dell'Architettura Italiana. Il II Novecento”, in “Almanacco di Casabella. Giovani architetti italiani '97/'98”, in “China Arch. 100 Italian architects and their works”. Ha pubblicato numerosi saggi, tra i quali: “Pescara e l'area metropolitana”,“Il clima come materiale da costruzione e altri scritti su Le Corbusier”.

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