La città sotterranea

La città di Osimo svelata attraverso i suoi cunicoli sotterranei, costruiti dai Romani, che la attraversano tutta

Osimo sotterranea

Quando ci riferiamo al concetto di città nel nostro paese, andiamo con il pensiero agli edifici che svettano dal terreno: case, chiese, campanili, palazzi. Difficilmente riusciamo a immaginare una città alla rovescia, dove gli ambienti abitativi sono stati deliberatamente costruiti sotto il suolo. Sottoterra si costruiscono rifugi antiatomici, laboratori militari, ma non città estese per chilometri. In Italia esiste un luogo suggestivo che smentisce questa affermazione: la città sotterranea di Osimo. Osimo, 36.000 abitanti, provincia di Ancona, è situata in una zona collinare a pochi chilometri dalla Riviera del Conero e curiosamente si trova nel centro di un arco che congiunge con equidistanza in linea d’aria le tre città d’arte italiane: Venezia, Firenze e Roma. Antica e potente città, che ha avuto diciassette cardinali, ha ospitato tre futuri papi e ha visto la sepoltura addirittura di un antipapa, dista pochi chilometri dalla costa anconetana, lontano perciò dal turismo di massa.


Il suolo della città è percorso da una lunghissima rete di gallerie, costruite prima dai Galli Piceni che popolarono la regione nel V secolo A.C., poi utilizzate dai Romani come fonte di approvvigionamento dell’acqua per quella importante città che chiamarono Auximum. Sappiamo poi che nel 174 A.C. gli stessi Romani costruirono le possenti mura (le cui tracce sono ancora oggi visibili in alcuni punti delle mura medioevali), estraendo le pietre di arenaria dal sottosuolo. La gallerie furono ampliate e prolungate ai confini della città. Apparentemente un mondo sotterraneo creato per meri motivi tecnici. Le grotte furono scelte da confraternite segrete che lasciarono la loro impronta nelle incisioni, altorilievi e decorazioni il cui significato resta ancora avvolto dal mistero. Templari, gnostici, fraticelli, quietisti, rosacrociani e altri movimenti eretici utilizzarono il buio e la discrezione delle gallerie sotterranee per svolgere cerimonie o riti lontano dagli occhi dei persecutori.



Udito, olfatto e tatto furono gli unici sensi che permisero di orientarsi ai frequentatori degli ambienti ipogei. L’ingresso ai locali veniva preceduto da piccoli segni nelle pareti: due cavità segnalano un bivio, tre una tripla diramazione. Per orientarsi al buio occorreva imparare a usare le mani nei punti giusti dei corridoi. Oggi le moderne torce elettriche permettono di illuminare ambienti suggestivi e vedere con gli occhi quello che i nostri progenitori sentivano unicamente con le mani. I palazzi nobiliari che costituiscono la parte più affascinante del centro storico della città marchigiana dispongono di scale che portano all’accesso di questo mondo sotterraneo. Essendo residenze private, sono per lo più chiuse al pubblico, salvo rare occasioni. Sotto l’attuale Palazzo Riccioni, dove sembra che ci fosse una magione templare, esiste una grotta con un evidente posto di guardia, una piccola sala con tre nicchie, prima di un lungo corridoio nel cui ingresso è scolpita una croce ad 8 punte. In uno dei lati sembra di vedere un bassorilievo a forma di animale grottesco che potrebbe essere riferito al famoso baphomet templare.


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