• Marta Coccoluto

Le Musée YSL Marrakech, ritratto architettonico di un genio


Inaugurato nell'ottobre scorso, il Musée Yves Saint Laurent Marrakech è un edificio di 4.000 metri quadrati progettato come un abito sartoriale dagli architetti francesi Marty e Fournier

Facciata est del mYSLm. Foto © Nicolas Mathéus, courtesy Fondation Jardin Majorelle

L'incrocio di una cornice di mattoni si staglia sul cielo di Marrakech, evocando trama e ordito di un tessuto. Una fascia di cemento separa l'ocra della terracotta dal rosa tenue del marmo opaco che riveste le pareti, lo stesso rosa che avvolge di luce la città nell'ora del tramonto, quando il muezzin richiama alla preghiera da piazza Jamaa el Fna. Nessuna finestra si apre lungo le pareti dell'edificio, la vita aperta si svolge al riparo di due grandi patii interni pieni di luce e freschi d'aria, dove si ode l'eco del mondo esterno, proprio come nella case di questa terra. Come in un abito sartoriale, a linee orizzontali che ne definiscono la silhouette, si uniscono corpi curvilinei, che come tagli sinuosi accarezzano i fianchi, delineano il collo, vestono, o all'occorrenza svestono, la curva di una spalla. L'ottone lucido rincorre i profili dell'architettura, come le cuciture quelli del vestito. Alte palme come accessori perfetti.

Il Musée Yves Saint Laurent Marrakech, inaugurato nell'ottobre scorso, è un edificio di 4.000 metri quadrati, realizzato nel tempo record di venti mesi da Olivier Marty e Kark Fournier di Studio KO. «Forte, marocchino, contemporaneo», così lo ha tenacemente voluto Pierre Bergé, scomparso poche settimane prima dell'apertura al pubblico, una vita d'amore pieno e di lavoro intenso trascorsa al fianco di Yves Saint Laurent, couturier tra i più grandi del '900, mancato nel 2008. Il nuovo museo è un luogo «senza compromessi», proprio come l'amour fou di cui cadde preda YSL nel 1966, quando conobbe Marrakech. Aveva trent'anni e aveva già scardinato le regole della moda con Beat, una collezione sovversiva accolta con sconcerto, simbolo di una rivoluzione aspra ed energica, che gli costò la direzione di Dior.

Sala YSL. Foto © Nicolas Mathéus, courtesy Fondation Jardin Majorelle

[...] Una piccola dimora, incastonata nel cuore della medina, arredata con tavoli e poltrone comprati mercanteggiando nei souk. Un giardino di limoni sul retro e la moschea cinquecentesca di Bab Doukkala a pochi passi. Di quel primo soggiorno a Marrakech, Pierre Bergé ricordò: «un matin, nous nous sommes réveillés et le soleil était là. Le soleil marocain qui fouille les recoins. Les oiseaux chantaient, l’Atlas barrait de neige l’horizon, les odeurs de jasmins montaient dans notre chambre. Ce matin là nous ne l’avons pas oublié puisque, d’une certaine manière, il a décidé de notre destin». Marrakech, un luogo che traccia un destino. Dopo anni di bianco e nero ostinati, irruppe agli occhi del couturier un cromatismo ipnotico e cangiante, fatto di blu, verde, giallo ocra, rosso scuro. Era quello dei disegni intensi e potenti degli "zouak", i tradizionali dipinti su legno degli arredi, e delle "zelliges", geometrie di ceramica smaltata che ornavano le architetture della città marocchina, vestendole di un mosaico di colori.

Biblioteca di ricerca. Foto © Nicolas Mathéus, courtesy Fondation Jardin Majorelle

Marrakech insegnò a YSL il colore e lo fece alla maniera di quella sua umanità caotica e brulicante, avvolta nei morbidi caftani rosa, viola, verdi, e abbigliata con la "djellaba", la tunica blu, ampia e morbida, che viene dalla tradizione vestiaria del deserto. Artigiani, incantatori di serpenti, fachiri, cartomanti, venditori di scimmie, donne con le mani dipinte dall'henné, «ces groupes qu’on dirait dessinés et peints, qui évoquent les croquis de Delacroix, c’est étonnant de se dire qu’ils ne sont en fait que l’improvisation de la vie», dirà Yves.[...] Non si accontentò semplicemente di farlo proprio, lo trasformò, lo adattò, lo amalgamò a quel suo stile unico e rivoluzionario, portando Marrakech sulle passerelle dell'haute couture. Al contempo, ogni dicembre e ogni giugno dopo il 1966, Marrakech vide uscire dalla matita di YSL una nuova collezione d'alta moda. Nel 1974, Yves e Pierre acquistarono Dar Es Saada, la Casa della Felicità e della Serenità, confinante con i Giardini Majorelle, che anni più tardi ne diventeranno parte. «Il Marocco era dove eravamo i più felici", diranno.

Le maroc de Jacques Majorelle. Foto © Nicolas Mathéus, courtesy Fondation Jardin Majorelle

[...] Su pareti vellutate, laccate, luminose, riverberano i rosa, il rosso oxblood, i gialli, i verdi, il nero, il blue marine e ancora il viola, l'oro, l'arancio, in una selezione di mille pezzi tra capi e accessori. Tra questi, gli innumerevoli omaggi a Marrakech, con le rivistazioni dei suoi capi distintivi, come il fez in versione couture e le sorprendenti interpretazioni sartoriali di 'djellaba' e 'jabador'. A cinquanta anni esatti dal coup de foudre tra YSL e Marrakech, il rapporto indissolubile tra il couturier e il luogo è così posto in un museion, consegnato alla protezione delle Muse, figlie di Zeus, il padre che tutto può, e di Mnemosyne, la memoria. In un luogo custode del tempo, un legame eterno.

Estratto dall'articolo pubblicato su ArtApp 19 | IL LUOGO

Chi è | Marta Coccoluto

Archeologa, con un PhD in Storia, Archeologia e Antropologia del mondo antico. Coordinatrice del Parco archeologico di Baratti e Populonia (LI), cura i servizi al pubblico, i progetti di valorizzazione, gli eventi. Giornalista: Direttrice Responsabile del magazine "THE PLAYERS" e dal 2014 ha una rubrica di moda, costume e società su EXTRA Magazine. Scrive come blogger su Il Fatto Quotidiano, per Nomadi Digitali e di archeologia come freelance per riviste e progetti culturali.

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