• Enzo Fiammetta

COLORI DEL MEDITERRANEO

Il “Museo delle Trame Mediterranee” della Fondazione Orestiadi ha aperto una mostra nel Castello normanno-svevo di Salemi (TP). In esposizione ci sono i manufatti che raccontano la storia dei popoli che si affacciano sul ‘Mare nostrum’

Cabilia, Algeria Pettorale in corallo argento e smalti XX sec.

Il Castello federiciano di Salemi, ospita la mostra “Colori del Mediterraneo” aperta fino al 15 ottobre 2020. Le opere provengono dal “Museo delle Trame Mediterranee" della vicina Fondazione Orestiadi di Gibellina, che dalla sua istituzione ricerca nella comparazione tra i manufatti dei popoli rivieraschi una possibile radice comune nella loro produzione artistica. “Trame Mediterranee” vuole riflettere sulla possibilità di una pacifica e fruttuosa convivenza tra popoli differenti. Terrecotte, gioielli e tessuti come luogo di archetipi condivisi e preziose diversità.


La terracotta può essere il “filo di Arianna” attraverso il quale dipanare la fittissima trama delle invarianze e delle permanenze che hanno contribuito a fissare i tratti caratterizzanti di un'identità mediterranea La struttura bulbare di non pochi recipienti, la sequenza dei trafori geometrici aperti sul collo di certi vasi, le solcature orizzontali ricavate al tornio e impresse sul corpo centrale dei manufatti monocromi, nonché i diffusi motivi ornamentali della spirale, del tronco di palma stilizzato, delle orlature a spiga o a treccia, a volte eseguiti su superfici in manganese o verde ramina o più spesso graffiti con piccoli pettini o con l’unghia dallo stesso tornitore, sono solo alcuni esempi di segni tecniche e forme che hanno attraversato il tempo senza grandi modificazioni, giare e brocche, vasi e lucerne che non appartengono soltanto ad un illustre e remoto passato, ma sono stati compagni della nostra vita quotidiana fino a pochi anni fa.


Fibbia, Pina degli Albanesi, Sicilia XX sec.


Rosse sono le terrecotte di Luxor dove l’argilla di ksir, si mescola con quella chiara di Harag e a quella grigia del Mar Rosso. Bianche sono quelle tunisine dove la creta troppo grassa, viene mischiata con sabbia e sale che dà ai manufatti dopo la cottura, un colore di un chiaro intenso. Nere sono le terrecotte del Cairo perché affumicate con il nero-fumo, e poi rosa quelle siciliane dello stazzone di Mazara del Vallo e giallo-verdi quelle invetriate dei paesi siciliani di Burgio e Collesano. L’uso determina le forme, spesso simili, i colori derivano dalle infinite varianti delle terre di origine con sfumature dal bianco al nero.


Marocco, terracotta dipinta a freddo 1 XX sec.


I colori dei gioielli, sono quelli dei metalli e dei materiali utilizzati, l’argento caratterizza gran parte di quelli di manifattura islamica, mentre le comunità ebraiche si ornano con gioielli d’argento dorato. Pani di copale, piccole conchiglie, murrine multicolori e monete in argento compongono spesso le collane dei berberi del Marocco. Di raffinata eleganza sono quelli degli artigiani di Ath Yanni - un insieme di sette villaggi, tra i più conosciuti della Grande Cabilia. Questi realizzano gioielli tra i più belli e preziosi dell’Algeria, con argento cesellato ed ornato con filigrana, corallo e smalti secondo una tradizione che risale all’alto medioevo. I colore giallo degli smalti simboleggia il sole, il verde la natura e blu il cielo. In mostra è anche una cintura, Brezi, che proviene da Piana degli Albanesi in Sicilia, comunità greca-ortodossa dove ancora si parla l’albanese come lingua ufficiale, la cintura di influenza ottomana, è chiusa da un’imponente fibbia a forma di edicola con San Giorgio che uccide il drago.


Cabilia, Algeria Pettorale in corallo argento e smalti XX sec.


Diversi modelli di kaftano fanno parte del percorso espositivo. Il caftano o Kaftan è un abito molto antico, probabilmente originario della Mesopotamia. La sua denominazione deriva dall’arabo qaftan e il suo uso si registra in molti paesi arabi. A differenza delle altre nazioni arabe, in Turchia questo genere di veste è sempre adornata da fastose cinture metalliche, portate strette in vita e spesso arricchite da borchie o nappe. La rosa, il cipresso e più in generale l’idea del giardino fiorito che alludono al paradiso islamico sono i decori più ricorrenti. Lo stile sinuoso delle forme, e l’assenza di motivi animali, distinguono la produzione turca da quella di altri paesi di cultura islamica, improntata invece sulle geometrie come i kaftani palestinesi, l’arabesco denota quelli del Marocco, la presenza di animali simbolici i quelli tunisini.


Marocco, abito da cerimonia XX sec.


La predilezione per gli elementi floreali, la loro descrizione spesso così vicina al reale indica l’influenza dei paesi occidentali avvenuta attraverso i continui scambi commerciali o diplomatici. Due costumi da cerimonia, in mostra, provengono da Aleppo. I tessuti della città siriana hanno dei colori bellissimi, il disegno a trama lanciata su fondo rosso cupo e verde oliva con striature d’oro, testimoniano la ricchezza e la raffinatezza di uno dei più grandi suk del mondo arabo distrutto nella recente guerra che ha devastato la Siria.


Scriveva Ludovico Corrao, nume tutelare del progetto di ricostruzione della città di Gibellina, dopo il terremoto e ispiratore del Museo delle Trame: "...Gli esodi antichi ed attuali, le migrazioni dovute alle catastrofi naturali o economiche, gli insediamenti successivi ai conflitti, svelano la trama della comune matrice culturale. …Le analogie tra Marocco, Egitto, Libia, Tunisia, Algeria, Medio Oriente, il Mediterraneo e l'Africa a Sud del Sahara, costituiscono il comune linguaggio ed il sentire riconoscibile sin dalla preistoria, rinnovato continuamente da migrazioni, scambi economici, ma anche da scuole di pensiero e da comunità di artisti, architetti, artigiani…”


Chi é | Enzo Fiammetta

Laureato in Architettura, collabora con l’Istituto di Disegno Industriale della Facoltà di Architettura di Palermo. È dottore di Ricerca in disegno Industriale presso il Politecnico di Milano. Ha indirizzato la propria ricerca ed attività progettuale nei settori del disegno industriale delle arti figurative ed applicate collaborando con artisti famosi. Sue opere sono state esposte in molti paesi. È direttore del Museo delle Trame Mediterranee della Fondazione Orestiadi di Gibellina.

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