• Silvia Lombardi

L'apicoltura nell'era dell’Antropocene

Chi è e cosa fa un “pastore di api”? Nella chiacchierata fatta con Lorenzo de Laugier c'è la risposta


Photo © Lorenzo de Laugier


Lorenzo de Laugier pratica apicoltura nomade da dieci anni nella provincia del cuneese nell'Azienda agricola San Lorenzo 1776, producendo oltre 7 tipi di miele. La sua è oggi una pratica necessaria per i “pastori di api” che fanno la transumanza come risposta ai cambiamenti climatici che stiamo vivendo. Quale è la poesia che rimane impigliata nelle trame del mestiere del “pastore di api”? Quali sono le gocce di significato, di militanza e di rivoluzione che vengono distillate nelle azioni di un apicoltore, utili alla salvaguardia degli impollinatori, così preziosi per il nostro futuro? Vi invito a scoprirlo nelle parole di un uomo che ha fatto di questo mestiere una missione di interpretazione dei segni della natura.


Apicoltori si nasce o si diventa? Quali sono le caratteristiche che un apicoltore deve mettere in campo nel fare questo mestiere?

Penso che “apicoltori si germogli”... la fase dormiente può essere più o meno lunga, ma, se nel corso della nostra vita un altro apicoltore ha messo a dimora in noi anche solo un piccolo e involontario seme, questo metterà radici, dando origine al germe del “mestiere“, alimentato soprattutto dal rispetto e dalla passione, prima che dal profitto. Il mestiere si impara lavorando con qualcuno in grado di spiegare come interpretare i segnali delle api, come anticipare i loro bisogni fino ad arrivare a essere autonomi. Poi si decide di passare da apicoltore hobbista stanziale a professionista e nomade per seguire le fioriture alla spasmodica ricerca del miele monoflora perfetto, o del millefiori più entusiasmante! Ma noi siamo un po' tutti nomadi, innamorati dei paesaggi dove volano le nostre api e trovare qualcuno con cui iniziare un nuovo apprendistato da pastore di api, non è poi così complesso!


Come hai deciso di intraprendere questo mestiere?

Nel mio caso il seme è stato piantato quando ero molto piccolo, nel giardino di casa a Racconigi: un apicoltore aveva allestito un apiario e, quando veniva a visitare le api, gli ronzavo sempre intorno, suo malgrado. Ricordo che mi dava pezzi di favo pieno di miele sperando di liberasi di me per un po'. Dopo più di vent’anni, mentre iniziavo a riprogettare quel pezzo di giardino, una delle vecchie arnie, ormai abbandonate dopo la morte del vecchio apicoltore, era stata ripopolata da uno sciame. In quella occasione ho conosciuto Guido, il mio mentore, la persona che per prima mi ha insegnato a cercare di capire e di vivere le mie api, a coltivare quel seme che era stato piantato tanti anni prima.


Lorenzo de Laugier nel video "How it's made!" per Terra Madre Salone del Gusto 2020 sul canale Youtube Slow Food


Quale rapporto hai con un "animale" così piccolo? Come si alleva una moltitudine capace anche di essere aggressiva e pericolosa?

È un rapporto difficile da spiegare perché ci si relaziona con un insetto che ha un'aspettativa di vita, come singolo individuo, di 40 giorni: troppo corta per pensare di poter costruire un rapporto elettivo, che però si instaura. Mi occupo di loro, le visito come si fa visita a un amico e mi preoccupo che possano avere le migliori condizioni di vita possibili. Mi piace pensare che loro, o meglio, che il macrorganismo alveare arrivi ad accettare le nostre intromissioni, considerando persino sostenibile il prelievo del miele in eccesso, in virtù di quello che si fa per loro.


Quali sono i problemi ambientali che oggi voi apicoltori dovete affrontare? Sei tra i produttori del millefiori di alta montagna Presidio Slow Food: quest’anno quali sono le difficoltà riscontrate nella produzione?

Il discorso si intreccia con quello che ci siamo detti fin qui. In natura, lasciate a loro stesse, le api hanno dei problemi enormi da affrontare a causa dei cambiamenti climatici, della povertà di alcuni pascoli, schiacciati dalle monocolture e dall’uso indiscriminato di pesticidi ed erbicidi. Noi produttori siamo diventati in un certo senso i loro custodi. Questa enorme responsabilità dovrebbe essere sempre di stimolo a trovare il migliore compromesso nel fare le scelte che abbiano al centro il loro benessere, prima del nostro profitto. Il presidio dei mieli di alta montagna ha come base fondante del disciplinare, che ogni produttore sottoscrive, il rispetto dell’animale, dei suoi bisogni e diritti, primo fra tutti quelli di non essere esposto a rischi inutili, primum non nocere. In questo 2020 alcuni produttori hanno scelto di ritardare o di rinunciare alla transumanza per via delle avverse condizioni atmosferiche che hanno tormentato le nostre montagne, da fine maggio a quasi tutto giugno, e che hanno rallentato la produzione di nettare nelle specie botaniche che compongono quei pascoli. Alcuni apicoltori, ma, purtroppo, non la maggioranza! Questo mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca.


Photo © Lorenzo de Laugier


Sei socio di AMI - Ambasciatori Miele Italia - e iscritto all'Albo Nazionale Analisi Sensoriale del Miele: qual è il valore aggiunto nell’applicare l’analisi sensoriale al miele per un apicoltore?

Il percorso che mi ha portato a diventare un esperto in analisi sensoriale del miele è stato importantissimo per la mia crescita professionale come apicoltore. Negli anni ’70 sono state definite le modalità di assaggio professionale del miele da Michel Gonnet e da un gruppo di lavoro di cui faceva parte anche Lucia Piana, oggi sicuramente una delle massime esperte del settore e presidente di AMI. La rivoluzione di queste tecniche di assaggio in Italia è fondamentale perché grazie alla Piana dal 1999 l’Italia è il primo ed unico paese al mondo ad avere un Albo Nazionale degli Esperti in Analisi Sensoriale del Miele. In questi anni si sta redigendo una caratterizzazione molto precisa, una carta d’identità di ciascun miele, che identifica i 17 mieli monoflora più rappresentativi. La cultura dei mieli è qualcosa che non siamo abituati a coltivare, perché siamo stati più o meno tutti cresciuti con l’idea che esistano sostanzialmente due mieli: uno chiaro primaverile e uno scuro estivo. Scoprire la straordinaria ricchezza dei mieli italiani invece è entusiasmante: imparare a conoscerli te li fa amare, saperli valutare ti permette non solo di etichettare correttamente il tuo prodotto, ma soprattutto di poterlo raccontare con consapevolezza ai tuoi clienti.


Se tornassi indietro sceglieresti ancora questo mestiere?

Sì, faccio questa scelta quasi ogni giorno ed è un grandissimo lusso che ripaga tutte le incertezze e le difficoltà di questi ultimi anni.

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