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Luigi Crocenzi. Parlare per immagini. Dal foto-racconto alla sceneggiatura

Fermo dedica una mostra al fotografo Luigi Crocenzi e al ruolo che ebbe nelle vicende della fotografia italiana del dopoguerra


Luigi Crocenzi, Sicilia, 1950 (particolare)


Fino al 5 maggio, presso il Terminal Mario Dondero di Fermo, si potrà ammirare la mostra retrospettiva dedicata all’eclettico fotografo Luigi Crocenzi, uno dei più importanti promotori in Italia delle teorie del foto-racconto e della fotografia intesa come linguaggio visivo. Il percorso espositivo offre al pubblico un’ampia rassegna delle molteplici attività condotte tra il dopoguerra e gli anni Settanta da Crocenzi e dal Centro per la Cultura nella Fotografia (CCF) da lui fondato nel 1954, iniziative che costituiscono ancora oggi uno dei capitoli più affascinanti e meno indagati della storia della fotografia del nostro paese e dei rapporti tra letteratura e fotografia.


Il progetto è una delle tappe salienti delle celebrazioni promosse dal Comitato per il Centenario della nascita del fotografo di Montegranaro, avviate lo scorso anno con i due convegni di Fermo e Porto San Giorgio, preziose occasioni di approfondimento e di indagine su uno degli autori e degli intellettuali di primissimo piano della storia della fotografia italiana.


Fermo, Luigi Crocenzi. Parlare per immagini. Dal foto-racconto alla sceneggiatura | Foto di Marilena Imbrescia


I numerosi materiali in mostra, provenienti dall’Archivio Crocenzi del CRAF di Spilimbergo o emersi da vari archivi disseminati sul territorio nazionale, mettono chiaramente in luce come Luigi Crocenzi fu in grado non solo di entrare in contatto con alcune delle punte più avanzate del rinnovamento culturale italiano (Elio Vittorini e la rivista Il Politecnico, il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma di Luigi Chiarini e Umberto Barbaro, Enzo Santarelli e Cesare Zavattini, per citarne alcuni), ma anche di intercettare le esperienze più innovative che si stavano parallelamente svolgendo in Europa.


“I fotografi saranno gli scrittori, gli storici e i poeti della nostra società” e il loro pensiero sarà compreso “da milioni di persone in tutto il mondo”, scriveva Luigi Crocenzi nel 1957, accarezzando un ambizioso progetto di democratizzazione e diffusione del sapere e della cultura attraverso la nascita di un linguaggio per immagini fotografiche universale e accessibile a tutti. Tale concezione della fotografia, se da una parte costituiva un netto salto di qualità rispetto all'idealismo autoreferenziale e alla logica salonistica di Giuseppe Cavalli e del circuito fotoamatoriale degli anni Cinquanta con cui Crocenzi collaborò per diversi anni, dall'altra trovava un terreno fertile nelle esperienze che in vari paesi europei stavano portando avanti figure carismatiche come Albert Plécy, Paul Sonthonnax, H. Craeybeckx, Edward Steichen e vari esponenti del dipartimento di fotografia dell'UNESCO, con cui Crocenzi stabilì interessanti rapporti di collaborazione.


Luigi Crocenzi, anni Quaranta


L’allestimento, volutamente strutturato senza un percorso di visita definito, costituisce un invito rivolto al pubblico ad esplorare liberamente il vasto ed eclettico mondo di Crocenzi, muovendosi alla scoperta di numerosi materiali inediti: lettere e documenti, 18 scatti realizzati nel 1950 in Sicilia insieme a Vittorini, i materiali fotografici per il foto-racconto mai pubblicato Loreto (1953) e quelli del capitolo dedicato a due amanti del romanzo fotografico inedito Al tempo di… (di cui i visitatori saranno invitati a ricostruire la sequenza), le immagini originali non ritagliate dei celebri foto-racconti di Crocenzi pubblicati su Il Politecnico e Il Caffè, le fotografie di scena del documentario andato perduto Motopescherecci e quelle apparse in riviste e volumi di didattica dimenticati.


Luigi Crocenzi, Sicilia, 1950


A ciò si aggiungono libri fotografici e sceneggiature di cui si erano perse le tracce, una sezione curata da Giuseppe Tranali dedicata al CCF e ai rapporti col mondo fotoamatoriale, un’imperdibile registrazione audio del 1983 in cui Crocenzi rivela dettagli inediti sul viaggio in Sicilia con Vittorini e un reportage sulle borgate di Roma della fine degli anni Quaranta. Inoltre si potrà ammirare in mostra la sequenza di 26 fotografie con cui Ugo Mulas nel 1965 ‘tradusse’ Meriggiare pallido e assorto di Montale per la trasmissione Telescuola, a partire dalla sceneggiatura redatta da Crocenzi e Toni Nicolini ed esposta per la prima volta nella sua completezza. E infine uno straordinario documentario del 1968 - mai più riproposto da allora - dedicato al grande fotografo senigalliese Mario Giacomelli, di cui Crocenzi firmò la sceneggiatura, per la regia di Michele Gandin; e ancora le splendide 20 stampe vintage di grande formato di due foto-racconti di Giacomelli ispirati alla lezione di Crocenzi.


Luigi Crocenzi, Loreto, 1953



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