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Bill Viola - Icons of Light

La mostra di Palazzo Bonaparte, curata da Kira Perov, rende omaggio al videoartista statunitense


Bill Viola Ascension, 2000. Video/sound installation. Performer: Josh Coxx | Photo: Kira Perov © Bill Viola Studio


Figura centrale nel panorama della videoarte, Bill Viola rappresenta uno dei massimi artisti innovatori e sperimentatori, in grado di far dialogare tra loro la storia dell’arte e il linguaggio audiovisivo, i mezzi elettronici e l’iconografia classica, indagando su temi universali che da sempre accompagnano l’esistenza e le riflessioni dell’uomo.


La mostra, curata da Kira Perov, moglie dell’artista e direttrice del Bill Viola Studio, è stata concepita come un suggestivo percorso sensoriale attraverso alcune delle opere più pregnanti dell’artista statunitense realizzate dagli anni Settanta ad oggi, e incentrate su alcuni temi chiave ricorrenti, tra cui il rapporto tra l’uomo e la natura, la spiritualità tra Oriente e Occidente e il tempo rappresentato come durata. Quest’ultimo tema, in particolare, risulta fondamentale in tutte le 15 opere dell’artista selezionate: i lavori di Viola costringono infatti l’osservatore a rallentare e a fermarsi, ad abbandonare il ritmo frenetico a cui è abituato per immergersi totalmente nelle misteriose e ipnotiche immagini video.


Bill Viola, The Reflecting Pool, 1977/9. Videotape, color, mono sound. Performer: Bill Viola | Photo: Kira Perov © Bill Viola Studio


In questo modo Bill Viola sembra invitare a riscoprire il silenzio e la quiete come dimensioni necessarie per una profonda comprensione dei fenomeni, e fondamentali per poter cogliere il senso delle sue opere che si dispiega grazie e attraverso lo scorrere del tempo. Questi aspetti sono già al centro di lavori come The Reflecting Pool (1977-79), ma anche del più celebre Ascension (2000) o ancora della serie dei Water Portraits (2013), in cui torna anche il tema visivo dell’acqua intesa come elemento primordiale che rimanda sia alla nascita e al ciclo della vita (e quindi anche alla morte), sia alla potenza della natura, di cui sancisce anche il mistero insondabile. L’acqua insieme agli altri elementi (fuoco, terra, aria) è al centro della celebre serie video dal titolo Martyrs (2014), in cui il richiamo alla figura del martire permette all’artista di fare una riflessione più ampia sulla “capacità umana di sopportare la pena, il sacrificio e persino la morte, pur di rimanere fedeli ai propri valori, credenze e principi”.


Bill Viola, The Greeting, 1995. Video/sound installation. Performers: Angela Black, Suzanne Peters,

Bonnie Snyder | Photo: Kira Perov © Bill Viola Studio


L’arte tutta, così come le tecnologie e i loro specifici linguaggi, consentono a Viola di indagare al contempo sugli archetipi del passato e sulla contemporaneità, sulle icone e sui miti che la abitano, mettendo anche a confronto i rituali del mondo occidentale con quelli orientali. Il dilatarsi del tempo, rappresentato spesso nel suo lento ma inesorabile flusso, fa sì che emerga anche il significato profondo di gesti scontati e automatici come quelli del saluto, che assumono attraverso lo sguardo dell’artista una dimensione quasi sacra e aperta al mistero e all’interrogazione, come avviene nell’opera The Greeting (1995), che prende volutamente ispirazione dalla Visitazione del Pontormo.


La potenza visiva quasi ipnotica delle installazioni video di Viola, che sembrano sempre rivolgersi e interpellare più o meno direttamente chi le osserva, così come i temi universali trattati rendono le opere dell’artista newyorkese (compresi i suoi primissimi lavori) estremamente attuali, uno specchio in cui riflettersi e poter così meditare sulla condizione di uomini e donne contemporanei.




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© Edizioni Archos

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