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Cesare Fullone. Per aspera ad astra

In mostra a Milano, alla Fabbrica Eos Gallery, la serie “Soldati”, a cui l’artista ha aggiunto frasi poetiche di grandi pensatori


Cesare Fullone, Rimbaud 2013


Da un’idea di Fabio Novembre e Giancarlo Pedrazzini, visto l’attuale contesto socio-politico, si è sentita la necessità di una nuova esposizione di Soldati, ma in una diversa modalità: le opere della serie sono state riprodotte, in numero limitato, per una loro collocazione nello spazio urbano, divenendo manifesti e affissi negli spazi appositi. Questo nuovo progetto inizia per strada, e vuole temporaneamente diventare parte del paesaggio urbano. Una mostra di opere che una volta attaccate al muro sembra diventino parte di esso e dove incontreranno i passanti consapevoli e quelli distratti, e staranno in mostra il tempo necessario così che il tempo e gli agenti atmosferici le rimuoveranno, e, naturalmente, il processo di decomposizione dell’opera effimera su poster influenzerà lo stesso progetto, in una metaforica associazione tra opera e vita umana.


Milano, via Ippocrate


Dei manifesti resteranno attaccati alcuni brandelli di poster che non sono altro che residui dell’opera. Il tentativo è quello di tenere la narrazione sospesa in quella situazione unica e non riproducibile in cui si assorbe un evento, un’esperienza senza stabilire e quantificare il cambiamento: l’arte incontrata per strada, nella curiosità, nel turbamento di illusioni che cadono senza avvertirne ancora il peso, nell’annuncio della vita. Una tensione nascente porta a immaginare una città piena d’amore, di disperazione e di una notte in cui sparire. Un’arte, dunque, che scende per strada e che guarda gli spettatori, che ‘richiama’ i passanti e i pensieri. Una collezione di immagini che non si dimenticano.


 Cesare Fullone, Saffo 2013


Una complessa relazione tra l'osservatore e l’opera, una dimensione di molteplicità, di mutabilità, un processo del divenire. L’azione creativa crea un raffinato ibrido della contaminazione dei linguaggi dell’arte, ancora una volta la relazione pericolosa tra parola e immagine. Nella serie Soldati la parola costituisce un elemento fondante della poetica stessa, l'esistenza di ambiti poetici che rivelano l'imprevedibilità, ossia un aspetto caotico e ingovernabile dei pensieri, uno spunto per riflettere sulle insopprimibili differenze e imperfezioni che si manifestano nella realtà. L'idea dell'artista avvia il processo e si incarna nella molteplicità di immagini e riferimenti che trasformano il mondo stesso in strumento di creazione. 


Cesare Fullone, Shakespeare 2013


Cesare Fullone confonde e sovverte i concetti di ordine e disordine, semplicità e complessità per rivelarne la fragilità e la possibilità che l'uno sia celato nell'altro al di là delle apparenze. Per Cesare Fullone il linguaggio diviene reazione poetica a ciò che accade, e il rapporto parola e immagine mostra gli effetti di rovesciamento in una metafisica dell’evento, paradossale, incorporea, di superficie, mentre il confronto verte sulla coscienza immanente all’evento e sulla coscienza di superficie del senso. Un pensiero poetico, nonostante tutto. Una ‘umanità’, nonostante tutto.  E i pensieri divengono poesia e sapere e quesito o legge scientifica. I testi diventano una testimonianza di senso sull’umano, sulle diverse modalità che  caratterizzano le verità della conoscenza e la forza dell’aggressione. 


Cesare Fullone, Melisso di Samo 2013


Che rapporto c’è tra l’immagine e la parola? Chi ‘parla’? A chi si ‘parla’? Una ‘parola’ con un forte potere emotivo, che invita a un rapporto più intimo spettatore/opera. I testi sono il pretesto per fermare lo spettatore immerso nella folle regolarità del quotidiano, un modo di riflettere sul concetto di umano e per ‘immergersi’ in un mondo di effetti e di affetti .Parole e testi che ‘raccolgono’ teorie e poesie, saperi e pensieri, opere che  impediscono il confondersi con il rumore degli accadimenti, opere che indicano un senso poetico, vivente e molteplice, affettivo e intenso. Un inno al vivere.


Cesare Fullone, Camus 2013

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© Edizioni Archos

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