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Giacomo Spaconi - Les Invisibles

In mostra alla Tevere Art Gallery un progetto fotografico che sfida lo spettatore a riattivare il suo sguardo critico ed empatico


Giacomo Spaconi, Les Invisibles


Les Invisibles, a Roma presso TAG - Tevere Art Gallery dal 22 giugno al 28 giugno 2023, è un invito a riscoprire il valore dello sguardo come strumento di conoscenza e di dialogo, come ponte tra il sé e l’altro, come fonte di bellezza e di umanità. La serie di opere di Giacomo Spaconi, intimi ritratti fotografici rielaborati attraverso accurate operazioni digitali, mettono in atto una provocazione: cosa rimane di un volto umano se gli si tolgono gli occhi? O meglio, su cosa si soffermeranno i nostri desideri, quale appiglio visivo troverà la nostra attenzione se la figura umana è manipolata e ne viene decurtata una parte così fondamentale? Il punctum è per Roland Barthes quel particolare che in uno scatto ci coinvolge, la ferita che esso suscita individualmente, un elemento segreto che agisce sulla memoria e, attraverso i ricordi, sul nostro essere presente. Il problema degli Invisibili rappresentati da Spaconi è il seguente: non è il contenuto ma ciò che manca a smuovere le nostre viscere, lasciandoci straniati, in balia di una sospensione non preventivata.



Nell’opera "Your gaze hits the side of my face" di Barbara Kruger un volto è posto di tre quarti mentre degli estranei lo colpiscono letteralmente con il loro scrutare. Allo stesso modo, negli scatti di Giacomo il fruitore - vorace collezionista di sensazioni - cerca di cogliere e catturare i pensieri, le preoccupazioni, il carattere, l’essenza delle persone ritratte. Eppure, la freccia scoccata dall'arco non trova terreno né carne in cui insidiarsi e siamo noi a dover integrare le lacune. "Gli occhi sono da sempre considerati lo specchio dell’anima, la finestra sulla personalità, l’elemento fondamentale per stabilire una comunicazione e una relazione con l’altro. Privare i soggetti dei loro occhi significa sottrarre loro la loro identità, la loro espressività, la loro umanità", spiega l'artista.



I volti immortalati da Giacomo Spaconi risultano impersonali, senza identità ma non paiono in attesa che degli occhi riempiano i vuoti o che qualcuno indossi la maschera di carne. O, se anche fossero in attesa, non lo comunicano ad anima viva, non lanciano SOS. Sono dei fantasmi con le palpebre cucite attraverso un attento e calibrato lavoro di grafica 3D iperrealistica. E qui si compie ancora lo scarto: se i punti di sutura fossero esplicitati potremmo pensare a un'aggressione, una violenza perpetrata a loro danno, un atto di un sadico carnefice o a un incidente irreversibile. Ciò ci spingerebbe a provare compassione, a immedesimarci, a dis-porci nella pelle dell’altro. Tutte queste considerazioni non si attivano, al contrario, le immagini ci respingono nonostante dei gesti richiamino e facciano percepire calore umano: una lacrima riga la guancia di una donna, una mano cinge quasi per massaggiare il retro di un collo taurino, un’altra mano accoglie teneramente un volto femminile.










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© Edizioni Archos

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