• Marta Coccoluto

Gli archeologi al Cinema


A Rovereto si è svolta la Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico, il Festival cinematografico che offre il meglio della produzione documentaristica a livello nazionale e internazionale

Teatro Zandonai di Rovereto (TN)

Il Teatro Zandonai di Rovereto è stato, dal 2 al 6 ottobre scorsi, il palcoscenico della 29a Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico: 35 film in concorso, eventi in città, conversazioni e altrettanti aperitivi per incontrare i protagonisti della Rassegna, che ha visto il National Geographic come media partner. La Rassegna ha cambiato pelle, mantenendo al centro la proposta cinematografica internazionale a tema archeologico, intorno a cui far gravitare incontri, visite, attività per le scuole, presentazioni di libri, degustazioni enogastronomiche a tema, nell'ottica di coinvolgere un pubblico sempre più ampio.

Alla Giuria degli Archeoblogger – di cui faccio parte insieme a Astrid D'Eredità, Marina Lo Blundo, Antonia Falcone, Paola Romi, Mattia Mancini, Domenica Pate, Alessandro Tagliapietra, Michele Stefanile, Giovanna Baldassarre – il compito di assegnare una Menzione Speciale al film che meglio sfrutta il linguaggio cinematografico per far conoscere temi, culture e siti di area europea. Due settimane di intenso lavoro per premiare il film che più di altri fosse divulgativo ma lontano dai sensazionalismi, di alta qualità scenica senza fare del passato una caricatura, capace di esaltare temi o siti di rilevanza europea per farli conoscere al grande pubblico, abbandonando ogni pedanteria scientifica.

Cigdem Mater nel film "Katman" (Lo strato) del regista Melek Ulagay Taylan, Turchia 2017

Soprattutto un film che sapesse parlare alla contemporaneità, riallacciandosi a temi di forte attualità, molto sentiti dalla società. Impresa impossibile quando si parla di (polverosa e lontana) archeologia? Affatto. In ben due film, giunti al premio in ex aequo, noi archeoblogger abbiamo rintracciato queste caratteristiche. Il primo, Katman (Lo strato), un film turco del regista Melek Ulagay Taylan del 2017, prodotto da RET Film - Cigdem Mater, che entrando nella quotidianità di uno scavo archeologico, è capace di veicolare un forte messaggio sul valore identitario e socio culturale dell’archeologia nel quadro di una nazione in veloce trasformazione come l’odierna Turchia. Con il suo richiamo ad una maggiore attenzione al consumo del suolo e dei giacimenti archeologici in nome delle esigenze contemporanee, Katman è una perfetta fotografia, per una volta non patinata, dell’archeologia di oggi, fatta di tanta nuda quotidianità imprescindibile dalla complessità della riflessione teorica non solo sul passato ma anche sul presente e sul futuro.

"Le fils de Neandertal" (Il figlio dei Neandertal), di Jacques Mitsch, Francia 2017

L'altro premiato, è il film francese "Le fils de Neandertal" (Il figlio dei Neandertal), di Jacques Mitsch, prodotto nel 2017 da Gedeon programmes, che gioca con la finzione per disvelare piano piano le verità scientifiche sul rapporto tra Neanderthal e Homo Sapiens, un tema tra i più affascinanti e dibattuti della nostra storia evolutiva. Uno dei punti di forza del film è senza dubbio la sua capacità di mettere a nudo il problema del sensazionalismo e delle fake news anche in ambito archeologico. In questo senso si pone in maniera rischiosamente provocatoria, portando contemporaneamente lo spettatore a capire come siano architettate le bufale.

Rassegna Internazionale Cinema Archeologico e Fondazione MCR - photo © Graziano Galvagni

Quello delle fake news è un tema quanto mai attuale su scala globale, molto sentito in ambito archeologico perché la nostra disciplina si presta da sempre alla proliferazione di fantasiose interpretazioni e ricostruzioni, cui sono gli archeologi a dover porre rimedio per primi.

Come ha dichiarato Giovanni Laezza, presidente della Fondazione Museo Civico Rovereto, «la Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico fa patrimonio. Un patrimonio di idee, di incontri, ma soprattutto di materiali filmici, preziosa testimonianza della storia e della ricerca archeologica mondiale».

Chi è | Marta Coccoluto

Archeologa, con un PhD in Storia, Archeologia e Antropologia del mondo antico. Coordinatrice del parco archeologico di Baratti e Populonia (LI), cura i servizi al pubblico, i progetti di valorizzazione, gli eventi. Giornalista: Direttrice Responsabile del magazine thePLAYERS e dal 2014 ha una rubrica di moda, costume e società su EXTRA Magazine. Scrive come blogger su Il Fatto Quotidiano, per Nomadi Digitali e di archeologia come freelance per riviste e progetti culturali

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