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Iginio De Luca / Tanti auguri e saluti

La Marina Bastianello Gallery ospita l'ultimo, provocante, progetto dell'artista: l’intervallo indefinito, la precarietà e una tenace ironia come possibile resistenza agli abusi di potere


Iginio De Luca, Tanti auguri e saluti | Fotografie © Luis Do Rosario


l titolo proviene da una traccia incisa sul Voyager Golden Record, il disco che dal 1977 viaggia sulle due sonde Voyager, lanciate nello spazio dalla NASA, assieme a decine di analoghi saluti in altre lingue terrestri e una raccolta di immagini, suoni, brani musicali. Le scarsissime possibilità che le sonde raggiungano altre forme di vita aprono uno scenario teso tra visionarietà e assurdità; qui, trascinati dalla bonaria irrilevanza del saluto in italiano, si affrescano alcuni elementi ricorrenti della ricerca di De Luca: l’intervallo indefinito, la precarietà, il galleggiamento tra sparizione e rivelazione e una tenace ironia come possibile resistenza agli abusi di potere.



In mostra, aperta fino al 12 marzo e curata da Pietro Gaglianò, scorre una serie di lavori degli ultimi anni che seguono questa traccia della sospensione, della condizione di soglia, tra interno ed esterno, visibile e invisibile, pubblico e privato, comico e tragico, tra personale e politico. Due sono i dispositivi attraverso i quali si svolge l’esperienza del visitatore. Il primo, visivo, consiste di una cospicua struttura in tubi innocenti che regge due pannelli sui quali ogni giorno verranno affissi altrettanti manifesti, immagini tratte dai Blitz compiuti da De Luca nello spazio pubblico o da altre opere, sempre connesse alla sfera dei rapporti tra individuo e sistemi di potere.



Il secondo dispositivo, sonoro, si concretizza in una struttura analoga dove due casse trasmettono in loop una sequenza di opere audio, tutte realizzate dall’artista sonorizzando materiali e luoghi o rielaborando gli inni nazionali, suprema espressione di un’identificazione collettiva astratta e abusata. Su entrambi i dispositivi veglia un occhiuto megafono, specchiante e rotante, che include il visitatore in una maglia di simboli, tra la protesta e il controllo. La visione complessiva della mostra, con la stratificazione dei flussi visivi e sonori, richiede quindi un lungo tempo di ascolto e il ritorno quotidiano in galleria.



A chiosa e conclusione di questo azzardo, in uno spazio appartato e buio lampeggia al ritmo del codice morse un lightbox con l’immagine di un chiosco di fiori e piante, uno dei tanti che illuminano, incessantemente, incomprensibilmente, la notte di Roma. Il messaggio è, naturalmente, Tanti auguri e saluti.







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© Edizioni Archos

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