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Maschere Movimento Manifesti. Lucio Venna e Giorgio de Chirico in mostra a Viareggio

Un omaggio a due artisti del “secolo breve”: Lucio Venna e Giorgio de Chirico. Un dipanarsi tra futurismo e metafisica


“Maschere Movimento Manifesti”, Villa Argentina a Viareggio | Fotografie di Caterina Salvi Westbrooke


Il percorso della mostra “Maschere Movimento Manifesti”, ospitata a Villa Argentina a Viareggio, capolavoro liberty e modernista del primo Novecento, impreziosito dalle eleganti ceramiche di Galileo Chini, è un omaggio a due artisti del “secolo breve”: Lucio Venna e Giorgio de Chirico. Un dipanarsi tra futurismo e metafisica. Un approfondimento che passa attraverso la produzione di Venna per la cartellonistica del Carnevale di Viareggio degli anni Venti e Trenta e un de Chirico che si svela nel fascino enigmatico dei costumi da lui pensati e disegnati per l’opera “I Puritani” di Vincenzo Bellini, per il Maggio Musicale Fiorentino, nel 1933 e realizzati dalla Sartoria Cerratelli.



L’incontro tra avanguardie del Novecento proprio a Viareggio, d’altronde, aveva già riscosso un grande interesse quando, nel 1918, il Kursaal, prestigiosa struttura liberty sul Lungomare che oggi non esiste più, aveva accolto la mostra che riuniva le opere di de Chirico, Carrà, Depero e Prampolini, Conti e altri artisti di quel periodo. Oggi l’occasione è il contesto del Carnevale di Viareggio, che proprio in quei decenni del Novecento si consolidava come manifestazione nazionale e richiamava l’attenzione di numerosi artisti, anche attraverso il Concorso nazionale per il manifesto.


Lucio Venna vince i Concorsi indetti dal Comitato Carnevale nel 1926 e nel 1928 e partecipa anche a quello del 1927. Sono numerosi e interessanti gli studi e i bozzetti che l’artista elabora in quegli anni e che sono in gran parte riuniti nella collezione dell’Archivio Storico del Museo del Carnevale, in Cittadella, ed esposti in questa mostra, dopo un attento lavoro di restauro.


Disegni a matite colorate, lapis, china, su carta bianca, azzurra, cartoncino, velina, in cui si rincorrono tratti a volte solo accennati, altre più marcati e definiti. Sono particolarmente interessanti i lavori per lo sviluppo per il manifesto del 1926, in cui è centrale un misterioso Pierrot, ritratto di spalle, che non svela mai il suo volto e che, con impronta futurista, rinnova l’iconografia classica della maschera.



Tra i bozzetti di Venna in mostra vi è anche la composizione originale che la Fondazione Carnevale ha scelto come immagine per l’edizione 2024. Un bozzetto mai terminato e conservato nell’Archivio Storico alla Cittadella del Carnevale. Ritrae un uomo e una donna, in abiti eleganti, diretti ad un Veglione carnevalesco. Cilindro e tabarro per lui, abito solo accennato, ma intuibilmente elegante, per lei. Le due figure sono stilizzate, scomposte, come la grafica che accompagna il bozzetto. La parola “Viareggio” sembra gridata, fluttuante, in movimento.

E poi ci sono gli studi per il manifesto 1927, che non fu scelto come ufficiale dal Comitato, ma editato come copertina del pieghevole del cartellone di quella stagione carnevalesca: tre volti divertiti e ammiccanti che sembrano guardare lo spettacolo di Viareggio.


Essenziali e innovativi gli studi ed il bozzetto finale per il manifesto del 1928 caratterizzato dalle tre figure che, a passo ritmato dai rulli del tamburo, avanzano come se aprissero il corteggio mascherato, annunciandolo ai megafoni. Sagome scandite dalla ritmicità, senza volti e senza tempo, enigmatiche. Come enigmatiche sono le figure che Giorgio de Chirico porta in scena nei costumi per l’allestimento de “I Puritani” di Bellini. Siamo nel 1933 e c’è grande attesa per la prima del Maggio Musicale Fiorentino. L’opera, scritta nell’Ottocento e ambientata nella seicentesca Inghilterra di Cromwell, viene proposta in un allestimento dirompente e innovativo. Troppo innovativo.


Il pubblico non apprezza e la critica è sconvolta. Quei costumi appaiono lontani dal gusto dell’epoca. Tessuti chiari sono scanditi da pennellate decise. Gli elmi bianchi dei soldati, che coprono totalmente il volto degli interpreti, sono attraversati da righe nere con forti tratti. Il tutto per una sostanziale incursione metafisica, avveniristica ed enigmatica.



Vedere i costumi schierati restituisce una istantanea immobile, sospesa nel tempo e nello spazio, astratta, fortemente simbolica. Quell’allestimento venne abbandonato e i costumi riposti negli armadi. L’intero allestimento fu riportato in scena con successo nel 1989 restituendoci un elemento della sua produzione artistica per il teatro, straordinariamente innovativo. L’esposizione in questa mostra a Viareggio è arricchita dai bozzetti dei costumi e delle scenografie conservate all’Archivio Storico del Maggio, riproposti in ingrandimenti immersivi.


La mostra si conclude con un filmato realizzato da Pietro Riani: una composizione di spezzoni originali d’epoca del Carnevale di Viareggio degli anni Trenta, un omaggio al Carro Futurista di Gionata Francesconi del 2005, animazioni di Hayao Miyazaki che richiamano il movimento, simbolo del futurismo, e infine un corto di Salvador Dalì e Walt Disney. Arricchiscono l’esposizione oggetti diversi: aerei giocattolo d’epoca, un’elica vera di un biplano, la sedia futurista di Riani, Allegrucci, Mirabelli, dipinta in rosso, nero e bianco (i colori del Carnevale).



Il progetto di allestimento è stato curato dagli architetti Paolo Riani e Laura Mirabelli. Il catalogo e la mostra sono curati da Paolo Riani e Andrea Mazzi, il progetto grafico è di Andrea Lancellotti, le fotografie dei costumi e dell’allestimento sono di Caterina Salvi Westbrooke.


La mostra è promossa dalla Fondazione Carnevale di Viareggio col patrocinio della Provincia di Lucca e del Comune di Viareggio. Sarà visitabile fino al 5 maggio 2024.


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© Edizioni Archos

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