Nobody is Normal, quando le ansie diventano poesia



Frame di "Nobody is normal" © Childline


Il cortometraggio “Nobody is normal” è uno spot realizzato per la Childline, un'organizzazione di consulenza per la tutela dell'infanzia del Regno Unito, realizzato in puppet animation e 2D animation dalla regista Catherine Prowse, autrice di piccoli capolavori video per il Daily Telegraph, Greenpeace, Amnesty International e la Royal Opera House. Il video è stato realizzato durante il lockdown, la Prowse ha creato le varie scenografie a casa sua, in isolamento e, con l'aiuto della burattinaia Adeena Grubb, ha creato tutti i suoi personaggi utilizzando diversi materiali come il feltro, la lana o la plastilina.


Frame di "Nobody is normal" © Childline


Sulle note di “Creep” dei Radiohead, il corto racconta di una giovane creatura di lana che si veste con un completo da adolescente per andare a scuola, lottando per rimanere travestita per tutto il giorno. Anche una giovane ombra indossa un travestimento umano molto realistico e va a scuola. Mentre è lì, sembra che non riesca a tenere tutto sotto controllo, e parti del suo vero sé blu scuro, spinoso, strano, continuano a minacciare di esplodere dai suoi vestiti. Al ballo guarda i suoi compagni di classe assolutamente normali e non mostruosi, e osserva una ragazzina che viene incoronata la regina della sala da ballo, che all'improvviso esplode dal suo vestito umano e tutti vedono la sua vera natura. A questo punto l'intero corpo studentesco si toglie le maschere una per una, mostrando il tipo di creature strane e uniche che sono, così i loro colori sgargianti e le loro forme bizzarre sbocciano portentosamente. I giovanissimi protagonisti accettano le loro differenze come caratteristiche imprescindibili della propria singolarità. Il messaggio è chiaro, consegnato con empatia, sensibilità e umorismo.


Frame di "Nobody is normal" © Childline


L'organizzazione Childline ha dichiarato che ogni anno vengono contattati da migliaia di giovani che, nella vita, si sentono sradicati o disinseriti. Durante il lockdown i consulenti hanno registrato un picco di chiamate fatte da adolescenti che chiedevano aiuto sul riconoscimento e l'affermazione della loro immagine corporea, la sessualità, l'identità e la salute mentale. «L'idea alla base di questa pubblicità era di comunicare quella sensazione adolescenziale di alienazione, isolamento e disagio nella tua stessa pelle – ha detto la regista inglese – volevamo spiegare che tutti ci possiamo sentire come una strana creatura aliena nel profondo, ma se ci togliamo tutti le maschere di tanto in tanto possiamo vederci, ed essere visti, per quello che siamo veramente».

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