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Non c’è più tempo. Gli scatti dei fotografi dell'Agenzia France-Presse lo dimostrano

Aggiornamento: 25 lug 2025

Il progetto espositivo inedito, curato da Pierre Fernandez, mostra delle istantanee inquietanti sulla realtà della crisi climatica mondiale


Abitanti di Maui nelle Hawaii tra i resti delle loro case dopo l’incendio che ha devastato l’isola | Foto © Patrick Fallon, 11 agosto 2023


Sei anni e sette mesi. È questo il tempo, segnato sui quattro Climate Clock presenti nel mondo, che ci resta per invertire la rotta; è il tempo che secondo i calcoli dell'IPCC, il Gruppo Intergovernativo delle Nazioni Unite sul Clima, manca prima che le temperature della terra aumentino oltre i 1,5 gradi stabiliti come limite massimo dall'Accordo di Parigi firmato da 194 paesi e dall'UE. Non ci rimane molto tempo, e non bisogna più indugiare per intraprendere gli interventi necessari a modificare i propri comportamenti in ottica più sostenibile.


Il quartiere di Gwanghwamun a Seoul, Corea del Sud, avvolto da una fitta cappa di smog | Foto © Ed Jones AFP, 5 aprile 2019


Per evitare il punto di non ritorno. Le fotografie esposte nelle sale dell’Opera Mortai del Forte di Bard, in Valle d'Aosta, realizzate dai fotografi dell'Agence France-Presse (AFP) sono molto esplicite e altrettanto inquietanti, e non devono essere soltanto apprezzate per la bravura e la perizia dei fotoreporter dell’AFP che attraversano instancabilmente le regioni colpite dal riscaldamento globale e immortalano le catastrofi ambientali e sociali in atto in tutto il mondo, ma devono scuotere le nostre coscienze, perché l'emergenza ci tocca sempre più da vicino, e siamo tutti noi responsabili sia di quello che facciamo che di quello che non facciamo.


La mancanza di pianificazione urbana e la deforestazione aggressiva sono la causa di una frana nella città di Buriticupu, in Brasile | Foto © Nelson Almeida AFP 21 aprile 2023


«Il titolo non evoca una situazione ineluttabile, anzi vuole ricordare che l’emergenza climatica è una situazione in evoluzione, che può essere governata; l’obiettivo per la nostra istituzione è porre l’attenzione per richiamare ognuno di noi alle proprie responsabilità di fronte alle sorti del Pianeta, il suo futuro è nelle nostre mani: a noi la scelta» spiega la Presidente del Forte di Bard, Ornella Badery. Le oltre 80 immagini selezionate dagli archivi AFP sono suddivise in quattro tematiche: Acqua, Terra, Aria, Fuoco, integrate da una sezione video che racconta come l’emergenza climatica influisca sempre maggiormente sui flussi migratori odierni, supportata da cifre fornite dal Global Report on Internal Displacement 2023 e dal Ministero degli Interni Italiano.


Un ragazzo emerge dalle acque invase dal petrolio davanti alla spiaggia di Itapuama, in Brasile | Foto © Leo Malafaia AFP, 21 ottobre 2019


«Le conseguenze causate dalle attività umane – spiega il curatore della mostra, Pierre Fernandez – non appartengono più al futuro e non sono prerogativa solo di alcuni ma coinvolgono tutti, in modo sempre più repentino: siccità, inondazioni, ondate di caldo, incendi, insicurezza alimentare, carenza idrica, malattie, innalzamento del livello delle acque. L’acqua è diventata scarsa e la siccità colpisce un numero crescente di Paesi. L’innalzamento del livello del mare è un fenomeno che vedrà crescere il numero dei rifugiati climatici. E l’acqua è diventata un bene prezioso, motivo di tensioni e conflitti. Il 2024 potrebbe battere il record di calore stabilito lo scorso anno. La temperatura della superficie terrestre è destinata ad aumentare di 2,7°C entro il 2100 rispetto all’era preindustriale. Si prevede che questo livello spingerà più di due miliardi di persone fuori dalla zona di comfort climatico che ha permesso all’umanità di prosperare per millenni, secondo uno studio pubblicato su Nature Sustainability».


Palazzo Ducale e il Leone di San Marco nella piazza invasa dall’acqua alta a Venezia, Italia | © Marco Bertorello AFP, 12 novembre 2019 

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