• Carlo Pozzi

Nuovi paesaggi tropicali

Uno sguardo all’architettura contemporanea, da Le Corbusier ai maestri fondatori dell’architettura brasiliana, per arrivare a Oscar Niemeyer

Le Corbusier, Palazzo di Giustizia | Chandigarh, India

L’architettura contemporanea ha ricevuto i suoi più importanti stimoli a modificarsi, a lasciare una straniante internazionalità modernista, buona per tutti i climi e tutte le latitudini, a partire da un diverso rapporto con il paesaggio, come indicato dall’insegnamento degli artisti che si sono sporcati le mani con la terra, personaggi come Christo o Robert Smithson, protagonisti della cosiddetta land-art. Già Le Corbusier, a contatto con il Punjab, mette a reagire le sue architetture plasmate nel cemento armato con un clima, delle abitudini, delle fedi totalmente altre rispetto alla pretesa centralità europea: il progetto per Chandigarh si costruirà a partire dalla redazione di una grille climatique che determinerà la giacitura degli edifici, la decisiva presenza e gli orientamenti dei brise-soleil, molteplici sistemi di areazione naturale.

Bio-architettura ante-litteram o semplicemente architettura, come già negli insegnamenti di Vitruvio o di Leon Battista Alberti. Qualcosa del genere sarebbe accaduto dall’altro lato del mondo in America Latina, in quel Brasile che dopo la visita di Corbu vede nascere un’architettura indubbiamente moderna ma profondamente radicata in un contesto paesaggistico tropicale. Invece di una presentazione “storica” del lavoro dei maestri fondatori dell’architettura brasiliana (ma si parla di storie recenti e talvolta contemporanee grazie alla longevità di Oscar Niemeyer e al prestigio rivestito dal premio Pritzker – il cosiddetto Nobel dell’Architettura – conferito a Paulo Mendez da Rocha qualche anno fa), si vuole presentare il lavoro di giovani progettisti attualmente operanti, riconoscendone le appartenenze culturali. Per un’intera giovane generazione, studiare nella facoltà paulista progettata da Vilanova Artigas significa “sentire” questa presenza forte; la sua architettura e il rapporto di questa con la politica propongono una decisa linea di ricerca, riassumibile in uno slogan: “È necessario fare cantare il punto di appoggio” (Auguste Perret).


©MMBB Arquitetos | San Paolo, Brasile

Questo imperativo è rintracciabile tra i temi fondativi delle architetture di Milton Braga (studio MMBB), soprattutto nelle case unifamiliari: la questione strutturale è interpretata come una risposta miesiana per non contaminare il rapporto tra paesaggio e architettura, lasciandoli dialogare in modo autonomo con delicati contatti. Lavorare all’inizio della professione di architetto con significa ricevere lezioni sul campo di geometria asciutta e di cemento armato a vista da un continuatore del moderno in chiave tropicale, rigoroso e lontano dai virtuosismi scultorei e sensuali di Niemeyer, architetto anti-star per antonomasia, che ho visto svolgere con totale semplicità il ruolo di tutor (a settant’anni!) nel seminario di Montevideo di dieci anni fa in cui proponeva un nuovo rapporto della città con il paesaggio attraverso il ridisegno della baia portuale con chiari e precisi segni di geometrie elementari.


Come Mendez, Milton prosegue la grande lezione del Razionalismo attingendo senza mitizzazioni sia da Le Corbusier (il béton brût de La Tourette) che da Mies van der Rohe (la fluidità dello spazio interno e lo sguardo pieno verso la vallata dello Spielberg di casa Tugendhat). La ricerca sul campo dello studio MMBB si applica al rapporto determinante tra architettura e paesaggio, tramite un uso mirato della struttura dell’edificio, mirando a effetti di sospensione di prismi residenziali nel paesaggio e per il paesaggio, a far “cantare il punto di appoggio”: una ricerca perseguita da altri giovani latino americani, come Klotz e Aravena. Sono semplici case unifamiliari in cui Braga sperimenta soluzioni strutturali per far librare l’edificio sul terreno, con un giusto contrappunto di sottili serramenti e grandi superfici vetrate, con l’accostamento accurato di elementi minori e di materiali diversi (Souto de Moura nelle case di Alcanena e di Bom-Jesus).


Paulo Mendes da Rocha, Casa Butantã | San Paulo, Brasile


Nella residenza della fazenda S. Rita l’architettura è esplorata attraverso due muri di pietra e una piattaforma, lavorando su tipologie molto allungate (che ricordano di nuovo Souto ma anche il primo Libera); la residenza Mariante ad Aldeia nella Serra è riducibile a due solai cassettonati e quattro pilastri (Mendez, Lina Bo Bardi del Masp); villa Romana a Ribeirão Preto è una scatola sospesa fatta da pareti di cemento o di vetro. La ricerca prosegue nella scuola con una tesi di dottorato sul ruolo delle infrastrutture nelle trasformazioni urbane: tema che immediatamente riporta alla memoria gli interessanti esiti della ricerca INFRA sul rapporto tra architettura, paesaggio e insediamenti, svolta pochi anni fa con il coordinamento di dieci facoltà di architettura italiane.

Milton utilizza nella stesura della tesi una forma di “trattatismo” che fa pensare ai “Quattro Libri “ del Palladio ma anche a “Vers une architecture” di Le Corbusier: contamina e intreccia - in Brasile tutto è mixturado (mescolato) - la ricerca applicata alle aree metropolitane di San Paolo, Parigi, Chicago, Bogotà (metrò TransMilenio) con suoi progetti che vanno dalla passerella coperta del progetto per Coimbra alla grande scala urbana della nuova sistemazione del Barrio Nuovo in Agua Branca presso il rio Tiête a San Paolo (una sorta di Città Proibita perimetrata da un grande bacino d’acqua che è un quadrato perfetto. Ancora la secca geometria ordinatrice “alla Mendez” che taglia il nodo gordiano di ingarbugliamenti infrastrutturali, in direzione di un ridisegno paesaggistico alla scala metropolitana; poi ancora progetti con Mendez per alcuni terminal autobus e dei soli MMBB per il Garage Trianon.


Oscar Niemeyer, Palazzo Mondadori | Segrate, Milano

Le analisi messe in campo muovono da “L’Architettura della Città” di Aldo Rossi attraversando tutto il percorso che porta da Le Corbusier a Rem Koolhaas, via Virilio (mappa TGV dell’Europa deformata) e Augé: sono accompagnate da fotografie critiche da viaggiatore alla Chatwin e non da turista distratto e modaiolo. Il paesaggio diventa così grande protagonista di un progetto di architettura che non concede grandi rinunce, ma lo fronteggia senza invasioni, con disciplina e artisticità. Piuttosto che cedere alle lusinghe delle sirene dalle forme sensuali delle architetture di Niemeyer, l’architettura latino-americana più recente incrocia l’eredità del razionalismo europeo, delle architetture che hanno costruito nel ‘900 il centro di città come San Paolo e Montevideo, con suggestioni dovute a una nuova cultura dei luoghi, a un’interpretazione del paesaggio, al giustapporsi dei materiali, all’uso di tecniche contemporanee.


Il risultato non è un altro sradicato “International Style” o per converso un Regionalismo critico (Frampton), ma una nuova modernità attenta ai siti che finalmente ha messo radici in una terra fertile e giovane e che si appresta a dare ancor di più buoni frutti, dall’identità connotata da molteplici culture popolari in cerca di riscatto, a malapena sintetizzabili nella "Pedagogia Popolare" di Paulo Freire, nella "Teologia della Liberazione" di Dom Helder Camara e Leonardo Boff, nel "Tropicalismo musicale" di Caetano Veloso e Gilberto Gil.


Chi è | Carlo Pozzi

Professore Ordinario in Progettazione Architettonica nel Dipartimento di Architettura di Pescara. Molti suoi progetti sono stati pubblicati nelle principali riviste di architettura, in “Storia dell'Architettura Italiana. Il II Novecento”, in “Almanacco di Casabella. Giovani architetti italiani '97/'98”, in “China Arch. 100 Italian architects and their works”. Ha pubblicato numerosi saggi, tra i quali: “Pescara e l'area metropolitana”,“Il clima come materiale da costruzione" e altri scritti su Le Corbusier”.




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