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Shigeru Ban: l'architetto sostenibile

L'architetto giapponese ha realizzato in Polonia un centro di accoglienza per donne e bambini in fuga dalla guerra


Il centro di accoglienza per iprofughi ucraini creato da Shigeru Ban a Chelm


In un ex supermercato a Chelm, cittadina del sud-est della Polonia, a 24 chilometri dal confine con l'Ucraina, e nella stazione ferroviaria di Wrocław Główny, Shigeru Ban, consigliere dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati dal 1995, fondatore della ONG Voluntary Architects’ Network (VAN) ha realizzato un nuovo centro di accoglienza per i profughi e ha installato dei rifugi temporanei in carta e tessuto, per concedere un po’ di tregua e privacy a chi scappa dalla guerra, in collaborazione con un gruppo guidato dall'architetto polacco Hubert Trammer, membro del New European Bauhaus, con la collaborazione di Jerzy S. Łątka dell'Università di Wroclaw, aiutati a costruirli anche dagli studenti dell'Università di scienze e tecnologia di Breslavia.


Foto © Jerzy S. Łątka

Sono stati costruiti una mensa, una sala giochi per i più piccoli, docce e servizi igienici, un’infermeria, un chiosco per animali domestici e seicento posti letto, suddivisi in aree da due, quattro o sei, isolati l’uno dall’altro da tende sostenute a loro volta da lunghi tubi di cartone incastrati l’uno nell’altro. Cartone? Sì, perché è notoriamente questo il materiale che caratterizza l’opera di Shigeru Ban, Pritzker Prize nel 2014, noto in Francia per aver progettato fra l’altro il Centre Pompidou-Metz, ma anche per aver usato questo materiale in molte delle sue costruzioni, come ad esempio la Cattedrale di Christchurch, in Nuova Zelanda.


Foto © Jerzy S. Łątka


Questo sistema detto Paper Partition System (PPS) è stato ideato da Ban e si è reso utile anche in passato per altre emergenze. Tra i primi ad essere stati aiutati da questi rifugi temporanei sono le numerose vittime dei terremoti che hanno avuto luogo in Giappone. PPS è tanto semplice quanto efficace. Si tratta di tubi in carta riciclata, assemblati ad incastro, sopra i quali vengono poi stesi dei teli in tessuto che di fatto isolano ogni spazio. Un'architettura di carta leggera, veloce da montare, riciclabile, economica e sorprendentemente armoniosa che offre privacy alle centinaia di persone che, di punto in bianco, hanno dovuto lasciare le loro abitazioni.

© Edizioni Archos

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