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SI – South Italy Architecture Festival

La prima edizione del festival che ha celebrato l’importanza dell’architettura come catalizzatore sociale

The Art of Creative City Making | Photo © Santo Eduardo Di Miceli

" SI - South Italy Architecture Festival", organizzato in Sicilia nel mese di settembre da Farm Cultural Park, è il progetto vincitore del bando “Festival dell’Architettura”, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea, che si è svolto a a Favara (AG). Oltre 100 eventi in 14 giorni, seguiti da oltre 300.000 persone sui canali social, per mettere insieme utopia e realtà, in Sicilia, al primo SI-Festival. Mario Cucinella, con una lecture in cui ha espresso un’idea di futuro che passa attraverso la progettazione di spazi pensati come sistemi dialoganti con l’ambiente, ispirati ai meccanismi adattivi che il mondo vegetale mette in atto rispettando il pianeta da 4.000 anni, ha incantato la platea del "SI - South Italy Architecture Festival", chiudendo un’edizione zero che ha sorpreso e ispirato.


The Art of Creative City Making | Photo © Santo Eduardo Di Miceli


Se Cucinella ha proposto un cambio dei paradigmi della progettazione, il filo conduttore tra gli oltre cento eventi organizzati in questi giorni - nel rispetto delle regole sul distanziamento sociale - è stato riattivare il ruolo dell’Architettura come catalizzatore sociale. In un mondo di drammatici cambiamenti, come possiamo creare le condizioni affinché persone ed organizzazioni possano pensare, pianificare ed agire con immaginazione per risolvere i problemi e creare opportunità? A questa domanda risponde “The Art of Creative City Making” una mostra retrospettiva sul lavoro di ricerca quarantennale di Charles Landry, curata da Marco Rainò, che ha ottenuto il supporto del British Council, la prestigiosa istituzione britannica per la promozione delle relazioni culturali internazionali.


Human forest | Photo © Santo Eduardo Di Miceli


In più occasioni è stato rimesso in discussione il concetto di Antropocene, contrapponendo ad esso nuove modalità di relazione tra uomo a ambiente. Tra queste occupa un posto d’elezione “Human Forest”, progetto che traccia il percorso futuro del centro culturale attraverso un’azione sperimentale all’interno di Palazzo Miccichè, un palazzo nobiliare di fine Ottocento che ha la necessità di essere curato. L’approccio al recupero del palazzo, mira alla “parchificazione” dell’edificio, inteso non più solo come un insieme di elementi architettonici, bensì come un vero e proprio supporto per la realizzazione di ambienti vivi e dinamici, che evolvono nel tempo grazie all’interazione tra uomini, animali e vegetali. Un insieme di luoghi che ne evocano altri reali o immaginari. Un artificio che sposta l’attenzione sul ruolo civico degli uomini, i nuovi cittadini-giardinieri, che prendendosi cura dell’immediato intorno stabiliscono un nuovo modo di abitare il pianeta.


Seb Toussaint | Photo © Nadia Castronovo


Lo street artist Seb Toussaint, con il progetto “Share the Word”, porta l’arte contemporanea in aree in cui abitualmente non arriva, attirando l’attenzione sulle comunità vulnerabili. L’artista ha realizzato il suo duecentesimo muro durante il Festival, restituendo voce e attenzione alle persone anche a Favara, a partire dal dialogo con le famiglie e i bambini del centro storico, nella zona degradata di via Reale. La comunità, durante l'evento, ha scelto alcune parole che ha considerato particolarmente significative, da condividere con il mondo esterno: muturi (scooter), sinonimo di libertà per i ragazzi del luogo, ma anche amicizia e life, vocabolo eletto da un rifugiato ghanese.


Andrea e Florinda Bartoli, fondatori di Farm, commentano così la prima edizione del #SIFestival: «Dopo i mesi del lockdown è stato ancora più emozionante ritornare a incontrarsi e condividere idee, visioni, progetti. La pandemia ha messo tutti noi di fronte a nuove sfide e in Farm Cultural Park non ci siamo fatti scappare l’occasione di coglierle. Dall’attivazione di programmi di pianificazione urbanistica partecipata all’inizio della “parchificazione” del centro storico, passando per le suggestioni che sono arrivate dagli artisti e dalle loro performance, credo che il Festival ci abbia resi tutti ancora più consapevoli della necessità di orientare il nostro futuro, adesso».


Seb Toussaint | Photo © Nadia Castronovo



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