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We are the Flood, noi siamo il diluvio

La nuova piattaforma “liquida”, ossia in continuo movimento e trasformazione, sui temi della crisi climatica, delle interazioni antropoceniche e della transizione ecologica


Immagini www.muse.it

We are the Flood, noi siamo il diluvio è la nuova piattaforma “liquida” - ossia in continuo movimento e trasformazione – sui temi della crisi climatica, delle interazioni antropoceniche e della transizione ecologica visti e interpretati con gli occhi dell’arte contemporanea. Il progetto, di durata annuale, è promosso dal MUSE – Museo delle Scienze con la curatela artistica di Stefano Cagol e consiste in una serie di proposte per avvicinarsi alle questioni dell'Antropocene attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea, guidati dalle suggestioni di artisti di fama internazionale. Dall’8 aprile, per tutto il 2022, We are the Flood solleciterà il pubblico con più “ondate”, momenti di approfondimento e proposte diversificate che includono una residenza d'artista, un ciclo di conferenze, una masterclass, laboratori didattici e un programma espositivo di mostre “liquide” (mostre agili con artisti di rilievo internazionale e artisti emergenti under 35, selezionati con open call).



«Il progetto – spiegano Stefano Cagol, ideatore e curatore di We are the Flood e Carlo Maiolini, referente della programmazione “Science & Humanities” di Palazzo delle Albere – nasce dalle urgenze attuali e dall’esigenza irrinunciabile di sondare e decodificare attraverso l’arte contemporanea tematiche ecologiche, climatiche e sanitarie sempre più complesse. L’interpretazione artistica diviene un tramite ideale per affrontarle, distillarle e renderle recepibili anche a un pubblico di non esperti, per dare forma a una co-scienza dove quel prefisso significa proprio con, insieme». Nella prima “mostra liquida” che ha inaugurato lo spazio a Palazzo delle Albere, pensato come hub “fluido” delle iniziative We are the Flood, sono presenti le opere di sei prominenti artisti internazionali: Eugenio Ampudia (Spagna), Nezaket Ekici (Turchia/Germania), Elena Lavellés (Spagna), Shahar Marcus (Israele), Hans Op de Beeck (Belgio) e Philip Samartzis (Australia), artisti che spaziano nei campi della video arte, l’ecoacustica e la performance art, portandoci dagli iceberg e il ghiaccio frammentato dell’Antartide al deserto del Negev, dall’acqua al fuoco, fino a un ipnotico oro nero.



L’articolato programma We are the Flood prevede anche una serie di incontri con il pubblico che sono partiti il 4 maggio in collegamento con Venezia, dove Stefano Cagol sarà presente alla Biennale Arte 2022. In estate, è prevista infine una masterclass per artisti e creativi e una residenza d’artista. We are the Flood si fonda sull’idea di condivisione, “ambisce a radicare un noi per creare una nuova consapevolezza dell’oggi e immaginare modi di esistenza diversi”, spiega Stefano Cagol, e per questo coinvolge un comitato di ricercatori consulenti composto, tra gli altri, da Giorgia Calò, Elisa Carollo, Alessandro Castiglioni, Blanca de la Torre, Gianluca D’Incà Levis, Mareike Dittmer, Julie Reiss, Rachel Rits-Volloch e Nicola Trezzi, a cui si affianca il think tank MUSE "Antropocene" coordinato da Massimo Bernardi.



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© Edizioni Archos

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