Desiderio e astrazione - altre architetture per una città visibile


Le riflessioni di un architetto sul senso artistico e sociale del proprio lavoro

Se l’architettura è il vuoto che intercorre tra una cosa e l’altra, tra una casa e una casa come tra le case e gli uomini, quel vuoto attraverso il quale l’uomo costruisce le sue relazioni e intorno al quale definisce il suo contesto, ecco che posso affermare che è sempre e solo l’architettura a disegnare la città.

Uso il termine disegno per esprimere quello che esattamente un disegno significa: sintesi tra idea e progetto, tra utopia e modificazione, il disegno rende la città visibile. É Marco Polo a ricordarci che “Anche le città credono d'essere opera della mente o del caso, ma né l'una né l'altro bastano a tener su le loro mura. D'una città non godi le 7 o 77 meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda”.

Se Calvino, mostrandoci l'inferno che viviamo, abitiamo, formiamo stando insieme, ci indica due modi per non soffrirne: accettare l'inferno, diventandone parte fino a non vederlo o provare a riconoscere chi e cosa in mezzo a questo inferno non è inferno e farlo durare dandogli spazio, ecco che all'architetto si affida il compito di costruire lo spazio della possibilità. Se la distanza tra il desiderio e la realtà è siderale, così come la distanza tra il visibile e l'invisibile, tanto da rendere i nostri luoghi difficili da vivere, dobbiamo chiederci qual'è il confine tra il visibile e l'invisibile e prendere consapevolezza che l'architettura rende visibile il desiderio attraverso l'astrazione.

Penso che soltanto attraverso il desiderio si possa costruire una possibilità di modificazione, e se il progetto per definizione presuppone modificazione, è attraverso il desiderio che il progetto può cambiare l’equilibrio del mondo.

Desiderio come anelito, sogno (utopia possibile) e non come rinuncia nell’attesa; desiderio quale strumento della possibilità (nella modalità ottativa che lega desiderio e possibilità); desiderio che vive e lascia vivere nella rivoluzione continua di un’eticità dinamica che costruisce il paesaggio nel suo vero e unico profilo: quello che deve ancora definirsi.

Ren