La fragile strada di sabbia

Il paesaggio con le sue identità è anche la sintesi degli usi e delle tradizioni delle popolazioni che lo abitano


Photo © Barbara Pau


Il concetto di identità riferito al paesaggio coinvolge a pieno titolo l’urbanistica e la pianificazione, l’architettura, e tutte le discipline che si occupano della terra. In Italia, dovrebbe incidere in maniera più efficace sulla governance, orientando politiche territoriali virtuose, per tutelare gli universi dei valori storici e patrimoniali con uno sguardo al futuro e al vero progresso. Il paesaggio con le sue identità è anche (e soprattutto) la sintesi degli usi e delle tradizioni delle popolazioni che lo abitano; è soggetto a operazioni di scrittura e riscrittura che ne aggiornano con continuità o a intermittenza le vocazioni, secondo le esigenze e lo spirito del tempo: più profondamente, è il risultato stesso del suo palinsesto. [...] Nel nostro paese stiamo assistendo, da diversi decenni ormai, a una forte evoluzione dei paesaggi costieri. Sono oggetto di modificazioni di varia natura che hanno intaccato o annullato, in molti casi, i caratteri specifici di luoghi di pregiate bellezza e unicità, a favore del turismo di massa che spesso vuol dire omologazione, con picchi di insostenibile manomissione in zone vulnerabili e circondate da degrado amministrativo.


È un discorso che parte da lontano e che si accentua nel secolo scorso. Come in una grande corsa di famiglie e ombrelloni, di case e stabilimenti, per portarsi il più vicino possibile al mare e conquistare la prima fila, il Novecento è stato, nel nostro paese, il secolo della spiaggia come grande sogno popolare, in forme sempre più organizzate e articolate. [...] Ad accogliere l’arrivo di milioni di persone dalle città sono i primi stabilimenti sui lidi di Rimini, Venezia, Mondello e centinaia di colonie estive costruite in tutta Italia, ma in particolare sui litorali romagnoli e toscani. È con il secondo dopoguerra e il boom economico che avviene però il salto di scala nella crescita edilizia, con la nascita di nuove località estive e stili architettonici balneari – da Punt’Ala a Porto Cervo, al Circeo – ma soprattutto con la realizzazione di centinaia di migliaia di case e palazzi, a volte con caratteri di una tale violenza che catturano l’attenzione della cronaca e anche della letteratura (E. Zanchini, 2017).


Photo © Barbara Pau


[...] In parallelo, lo sviluppo economico del paese cambiava in forme diverse i paesaggi costieri con l’allargamento e la creazione di nuovi porti, la realizzazione di enormi poli siderurgici, come a Priolo, Bagnoli, Taranto e Venezia. Mentre le torri di raffreddamento delle grandi centrali termoelettriche entravano a far parte del paesaggio costiero, visibili da chilometri di distanza. E poi le “città continue”, in una concatenazione di centri omologati. [...] Queste nuove città lineari oggi le troviamo lungo la statale Adriatica, in Sicilia, lungo tutta la costa tirrenica, tra la periferia di Roma e quella di Napoli, identità sfocate senza soluzione di continuità (C. Pozzi, 2008). I dati Istat confermano il cambiamento avvenuto: sono infatti quasi 18 milioni gli italiani che vivono oggi nei comuni costieri e l’aumento della popolazione continua a essere doppio rispetto al resto del paese. Senza contare che nei weekend e nei periodi estivi la popolazione arriva a moltiplicarsi da 2 a 10 volte, a seconda dei territori. Ma forse a dover preoccupare è che in questi anni si è persa la curiosità di guardare dentro questi processi, di indagare e capire una delle più grandi trasformazioni avvenute nel territorio e nella società italiana.


[...] In una recente intervista a Barbara Pau, talentuosa fotografa sarda, ricercatrice attenta sui temi del paesaggio/palinsesto, abbiamo discusso delle forti contraddizioni lungo le coste della sua terra, che nella immaginazione o convinzione di molti, sono paradisi incontaminati di rara bellezza. D’altronde, basta sfogliare le riviste patinate di qualsiasi agenzia di viaggi per perdersi nelle acque cristalline delle sue spiagge, tra le più rinomate al mondo. Ma la storia è anche un’altra. É, anche, storia di scelte di un recente passato in grado di dirottare il destino di interi profili costieri, con repentine fratture e trapianti forzati di placche industriali e turistiche aliene alla storia dei luoghi (B. Pau, 2020). Così a pochi metri di distanza da questa bellezza, il presente ci racconta di degrado, manomissione e inquinamento.


Photo © Barbara Pau


[...] L’uomo tende ad abituare lo sguardo e il vivere, come se quei paesaggi fossero sempre stati così, e oggi, anche in luoghi di rara bellezza naturalistica, si respira l’aria inquinata del vicino cantiere, degli stabilimenti industriali, si assiste ad incuria e abbandono, si incorre in divieti di pesca per acque contaminate. [...] Per questo l’ho invitata ad accompagnare questa mia breve riflessione con i suoi sguardi, dentro scatti sensibili ai contrasti, tra bellezza, abbandono e manomissione, dove la natura e la storia sono un patrimonio a rischio in un palinsesto che si evolve spesso secondo forme incontrollate. Perché le coste italiane, più in generale del Mediterraneo, sono da sempre in movimento, ma oggi dovrebbero prendere una direzione nuova e farsi luogo di un futuro diverso.


Estratto dall'articolo pubblicato su ArtApp numero 23 | L'Identità

ArtApp 23 | L'Identità
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