• Marta Coccoluto

Ritratto di donna

"Ritratto di donna. Il sogno degli anni Venti e lo sguardo di Ubaldo Oppi" in mostra un racconto inedito della modernità degli anni Venti, rappresentato dalle donne icone della pittura di Ubaldo Oppi

Photo courtesy Marta Coccoluto

«Niente milleunanotte. Piuttosto che di fiaba, abbiamo sete d'avventura».

«Posai lo sguardo sopra una donna, che non saliva in tramvai, ma camminava morbidamente verso non so qual suo sogno o realtà fascinosa, e presto scomparve e non ebbe mai nome per me; era bellissima e aveva corta e densa la pelliccia e lunghe le calze, e due occhi di carbone e di luce». Massimo Bontempelli, La vita intensa (1920).

È il 1910 quando alla Biennale di Venezia scoppia lo scandalo: la sala delle opere di Gustav Klimt è definita “un giardino del peccato”. Le sue donne sono fanciulle, muse dormienti, ninfe seduttrici, raffigurate come dentro a un sogno. Sono principesse leggiadre e ardite seduttrici, proprio come Giuditta, l'opera che apre la mostra Ritratto di Donna. La giovane e ricca vedova di Betulia che usa la sua bellezza contro Oloferne, il capo dell'esercito che assedia la sua città ormai allo stremo. Lo seduce e una notte, quando egli giace oppresso dal vino, gli taglia la testa. Le suggestioni della Secessione Viennese echeggiano alla Ca' Pesaro, a Venezia, la fucina di giovani artisti ribelli – Felice Casorati, Vittorio Zecchin, Guido Balsamo Stella, Arturo Martini, Gino Rossi – che danno avvio a un'arte inedita, spregiudicata, intrisa di inebriante follia.

È corrente elettrica che accende e attraversa gli Anni Venti. Anni difficili, complessi, instabili ma pervasi da un grande senso di modernità. Anni dai grandi capovolgimenti, quando: «la pittura appare tra tutte l'arte magica per eccellenza», come disse Margherita Sarfatti, la prima critica d'arte donna che con Ugo Ojetti decise sorti e fortune dell'arte italiana del periodo.

Venezia è fucina d'artisti e teatro di amori folli e ardenti, come tra Gabriele d'Annunzio e Eleonora Duse, a cui appartenne l'abito tunica in crespo di seta beige con stampa in oro (1907-1909), creato da Mariano Fortuny. E proprio due amanti fluttuanti sono ritratti sulla copertina del catalogo dell'Esposizione d'arte del Palazzo Pesaro del 1913. La firma Ubaldo Oppi (Bologna, 1889 ‒ Vicenza, 1942), protagonista assoluto degli anni Venti, tra gli artisti più famosi tra Europa e Stati Uniti. È bello e dotato, conteso tra intellettuali e curatori. Nel 1911 arriva a Parigi, risiede al Bateau-Lavoir. Conosce Gino Severini, Amedeo Modigliani, ormai allo sbando, e gli artisti che vivono a Montmartre.

La passione per un amore proibito, con Fernande Olivier, musa dagli occhi a mandorla, modella d'artisti e compagna di Picasso, ne infiamma le tele. Una manciata di settimane di passione con Oppi valgono per lei otto anni al fianco dello spagnolo. Picasso dirà di essere stato lui ad averla messa alla porta una notte, accortosi che: «la bella Fernande, che fu sempre molto civetta, un po' per scherzo, un po' per provare le armi sul giovanotto di provincia, iniziò un attacco al quale il mio giovane resistette molto male», per dirla con Severini. In mostra, due opere in cui la ritrasse, Femmina Rossa e Biacca Minio Bistro (Donna con abito rosso). Nel 1914 Oppi torna a casa, i derelitti dell'osteria ritratti da Picasso compaiono nelle sue tele. Ritrarre l'umanità: «immersa nel sommo dolore», come Oppi scrisse, fu la sollecitazione che gli infuse Picasso e che trovò pieno compimento poco più tardi.

Nel 1915 Oppi è al fronte come alpino. La guerra è morte, distruzione, perdita. Le donne e i fanciulli sono già vedove e orfani, ritratti nell'attesa di qualcuno che non tornerà. Proprio come il figlio di Margherita Sarfatti, arruolatosi volontario, che morirà sui monti vicentini. Oppi e Sarfatti, vita e arte s'intrecciano. L'artista tornerà a Parigi dal 1919 al 1921, per poi entrare nel gruppo dei “Sette pittori del Novecento”, spinti dalla stessa Sarfatti a una classicità moderna. Nel 1922 Oppi sposa l'amata Adele Leone, soprannominata Dhely, amata e ritratta come protagonista del proprio tempo. Vestita alla moda, partecipe della vita intensa degli Anni Venti. Scandali, amori, tradimenti, ossessioni e sogni di successo animano le tele e le vite smodate, dissolute e piene di fervore degli artisti. Le donne, del resto, sono sempre più autonome, seduttive, moderne. L'Europa è appena uscita dalla guerra e le donne che hanno sostituito gli uomini negli impieghi e nelle fabbriche per necessità, non hanno intenzione di tornare indietro. Vogliono un loro ruolo.

Si tagliano i capelli corti, accorciano l'orlo alle gonne e fanno sentire sempre più forte la propria influenza nella società e nella cultura. Coco Chanel 'inventa' la donna moderna con abiti mai visti, Josephine Baker incanta le notti di Parigi con i suoi balli, nel 1928 Amelia Earhart sorvola l'Atlantico. Mentre: «Gli artisti hanno sete di avventura e di immaginazione», scrisse Bontempelli. È del 1924 l'opera simbolo della mostra, Le amiche, «doppio ritratto dalla purezza statuaria», con l'Amazzone di Villa Mattei alle spalle delle due donne. Irrompono i temi dell'amicizia femminile e del doppio allo specchio, ripresi dagli artisti contemporanei di Oppi, che insieme al rapporto tra l'artista e la modella, alla nostalgia di paradisi perduti e alla durezza della realtà, che colpisce e ammutolisce come uno schiaffo, sono tra i temi centrali della mostra.

Sempre del 1924 è l'opera “Le Amazzoni”, che adagiate voluttuose su pelli di leopardo esprimono il fascino magnetico di Oppi per quel che è animale, dunque diverso e arcano, per queste donne in trasformazione, quasi feline nella fierezza del loro nuovo essere. "Ritratto di Donna. Il sogno degli anni Venti e lo sguardo di Ubaldo Oppi", alla Basilica Palladiana di Vicenza fino a metà aprile, curata da Stefania Portinari, è una mostra straordinaria: «racchiude aspettative e desideri, di un tempo che sa essere anche complicato, un decennio da sogno in cui interpreti sensibili dei cambiamenti e dei sentimenti, i pittori danno vita a immaginari nuovi, da cui nascono ritratti di donne che si stagliano da protagoniste con potenti personalità, esaltate nella loro seducente energia».

Chi è | Marta Coccoluto

Archeologa, con un PhD in Storia, Archeologia e Antropologia del mondo antico. Coordinatrice del parco archeologico di Baratti e Populonia (LI), cura i servizi al pubblico, i progetti di valorizzazione, gli eventi. Giornalista: Direttrice Responsabile del magazine thePLAYERS e dal 2014 ha una rubrica di moda, costume e società su EXTRA Magazine. Scrive come blogger su Il Fatto Quotidiano, per Nomadi Digitali e di archeologia come freelance per riviste e progetti culturali

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