Yves Klein. Disperdere il blu

La parabola artistica di Yves Klein, legato in particolare all'uso del blu, colore che definisce il vuoto, l'immateriale, l'unione tra cielo e terra, la mancanza di orizzonti e la stessa arte di Klein

Yves Klein

In principio fu Kazimir Malevič. Un’apparizione monocroma, dalla forma quadrata, risale alle scene e ai costumi realizzati nel 1913 per l’opera di Michail Vasil’evič Matjušin “La Vittoria sul Sole”. Ed è emblematico che si sia trattato di una rappresentazione scenica: la monocromia tende a convogliare su di sé lo sguardo dell’osservatore o a impregnare l’ambiente della propria enigmatica epifania. Il “Quadrato Nero” e il “Quadrato Rosso” di Malevič si liberano nel 1915 da contingenze teatrali per offrirsi al pubblico in dicembre nell’ambito dell’esposizione “0, 10”. Se il suprematismo è espressione di sensibilità pura nell’arte, distogliendo l’attenzione da rappresentazioni esteriori, il “Quadrato Nero” posto agli angoli della sala espositiva rivendica una prospettiva di osservazione nello spazio e metamorfosa l’impianto geometrico d’ascendenza cubista in apparizione che si riallaccia – in termini solo apparentemente blasfemi – alla tradizione iconica del cristianesimo orientale, proponendosi come inizio di un percorso vertiginoso.


Hiroshima (ANT 79), 1961- © Estate di Yves Klein c/o ADAGP, Parigi

1918. Il “Quadrato Bianco” su fondo bianco si offre in quest’ottica. Il bianco è spazio cosmico da percepire come infinito, l’immagine non è da leggersi come acheropita: le tenui variazioni di bianco e le tracce delle pennellate dell’artista caratterizzano l’opera in modo diverso rispetto all’opera di Mondrian, alla ricerca delle “fondamenta esteriori” delle cose e della loro costruzione neoplastica. Nella geometrica imprecisione del “Quadrato Bianco” e nei suoi contorni che digradano irregolarmente si aprono suggestioni d’infinito, come ad accogliere gli afflati degli osservatori per trasferirli – attraverso il lieve supporto della tela – verso una dimensione suprema.


1954. Dopo alcuni esemplari in cartone realizzati nel 1949, una raccolta di dieci monocromi diffusa in pochi esemplari, Yves Peintures, rappresenta la prima prova pubblica di artista d’Yves Klein (1928-1962). Ognuna delle tavole, costituite da rettangoli colorati in carta, indica il luogo di realizzazione (Londra, Madrid, Nizza, Parigi, Tokyo) e le dimensioni. Se la monocromia di Malevič è emblema visivo della forma del quadrato – che l’artista chiama anche quadrangolo – in quanto campo di forze verso altre percezioni, dietro le apparizioni cromatiche del primo Klein possiamo percepire l’eco dei geometrismi di Mondrian, la dispersione del colore di Pollock (al quale Klein contrapporrà la tradizione calligrafica giapponese), i matissiani papiers découpés: è il colore, attraverso